CHI HA PAURA DEL “PRIVILEGIO” DELLA SOLITUDINE?

Vi propongo una riflessione sul privilegio più raro dei nostri tempi: la solitudine. Un privilegio che ho conosciuto e che, oggi , conosco meno. Vi inoltro queste righe, scritte qualche tempo fa, perchè da quando ho incontrato l’amore, riesco finalmente a riconscere al mio passato la nobiltà delle sue solitudini. Discutiamone insieme…
di Pierluigi Diaco per “Il Foglio”
Noto con una punta di dispiacere mista a vanto che la solitudine fa paura di più a chi la riconosce che a chi la vive. Vedo persone, amici, conoscenti sorprendersi a dismisura per i miei solitari pasti in casa, per i viaggi senza accompagnatore, per le lunghe giornate di sesso occasionale senza amore, per il frigorifero semivuoto che sa riempirsi solo di bottiglie d’acqua e pesche bianche. Mi accorgo, infastidito talvolta, dell’effetto singolare che si procura al prossimo, quando la tua vita non riesce a dare risposte di buon senso a domande di ordinaria quotidianità.
Ma per chi , come me, è cresciuto nelle viscere dell’emergenza affettiva, ci sono solo domande straordinarie a bisogni spesso miserevoli e viziosi. Quindi vane sono le carezze e gli abbracci degli altri quando sono accompagnati da una dose significativa e riconoscibile di pietà, di consolazione, di affetto per la condizione solitaria a cui il Signore mi ha condannato. Cerco a volte così , aiutato dal buon umore che invece quasi mai mi abbandona, di prendere per mano l’altro, di solito scelto tra gli amici, per portarlo nel mio territorio, fargli mangiare le mie stesse caramelle, aiutarlo a controllare il vento con il mio e il suo respiro, mescolare medicine e canzoni con maliziosa logicità o ancora prescrivergli la solita ricetta per sedare l’anima quando il cielo è pieno di stelle che non vogliono brillare. La reazione è quasi sempre deludente, poiché gli amici sposati, fidanzati o tecnicamente accoppiati, guardano oramai con prudenza ai capricci del cuore e ai grilli per la testa di chi al contrario di loro ha imparato a bastarsi da solo, accudito quando serve solo da signore sui quaranta che amano accoglierti in casa mentre il giradischi suona un vecchio 33 giri di Tom Jobim.
Ma così è: il mio dentista, del resto, mi confida cose alquanto buffe da quando si è sposato e dal giorno in cui ha deciso di occuparsi con pazienza dell’estrazione a tappe dei miei quattro denti del giudizio, ha cominciato pure a chiedermi consigli su come abdicare per tornare da protagonista a cacciare in prosa. Con mezzo labbro gonfio dall’anestesia, lo invito così, neanche troppo per gioco, a venire
in bicicletta con me sotto il Tevere, là vicino al Gazometro, dove di prima mattina si incontrano ragazze del popolo malnutrite ma con un seno gonfio, enorme, generoso: insomma ragazze che hanno scelto di seguire il destino indiscutibile del loro seno.
Il dentista ascolta divertito, ma credo che la sola e scontata scelta che farà sarà quella di recarsi sulla solita via Salaria per prenderlo di fretta da un travestito di nome Elga.
In effetti beati i miei amici, e santo subito il mio dentista, tutti entrambi fanatici e transigenti, che si credono ribelli solo perché non pagano il prezzo della solitudine, ma solo quello del piacere carnale. Scemo io che non getto mai i mozziconi dei miei sigari nelle pozzanghere, perché o penso ai quei poveri diavoli che li raccattano, o con la testa sono già dall’altra parte, lassù, in cielo, a lasciarmi morire in pace.
9 commenti a “CHI HA PAURA DEL “PRIVILEGIO” DELLA SOLITUDINE?”
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Articoli
chi? forse il contatore di accessi del blog
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 03:20|LA TUA SOLITUDINE E’ UN VEZZO EGOICO E NARCISISTA, FRUTTO DI UNA NEVROSI CHE PUO’ AVERE ANCHE DERIVE AUTODISTRUTTIVE, MA PER ORA E’ SOLO COMPIACIMENTO E CELEBRAZIONE DELLA PROPRIA RAPPRESENTAZIONE, IN UNA POROLA UNA FORMA ESTENUANTE DI EGOISMO. LA SOLITUDINE E’ ALTRO DALLO STARE SOLI ANDANDO A PUTTANE.
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 09:21|quando avrai finito gli articoli del foglio, scriverai cose da Blog? perchè la rete non è la “seconda visione” della carta stampate, è ciò che la soppianterà
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 09:24|x Fabio: la rete è la figlia della radio e della televisione, e siccome parliamo di oggetti non c’è alcun riferimento d’orientamento sessuale;
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 13:32|per fortuna passavo di qua…
Mi sono sposato due volte almeno metaforicamente quando da piccolo passai un mese in ospedale: con la Solitudine che molto spesso mi visita e si gioca a scachi con la sua amica Morte e la Vita, più gioviale e compagnona. Ma quanti calci in culo. Ho venti anni. Molti anni mi dividono da quel giorno in cui io per una malattia cardiovascolare mi trovai su un letto d’ospedale e mio padre mi abbandono perchè non ne poteva più di me e di mia madre. Da allora mi faccio tener compagnia da quelle due improbabili amiche. Per me la solitudine ha voluto dire tanto: è stata una fortezza dove rifugiarsi, ma anche un ostacolo nel dover scendere da questa torre d’avorio e dovermi relazionare, saper star bene con gli altri. Ma poi la solitudine ti permette anche questo:se sai star bene con te stesso talvolta hai più rispetto per l’altro;ne senti vibrare le corde più intime, ne provi compassione se non gioia nello stare insieme.
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 16:24|Scrivo da allora da qunado sono finito in ospedale a nove anno. Lo facevo come gioco, mi inventavo ogni giorno qualcosa di nuovo.
E non sapete quale schiaffo è trovarsi ogni giorno una pagina vuota dalla quale bisogna ogni giorno con parole, librarsi in cielo.
scusate gli errori ma l’ho scritto di getto
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 16:26|Altro che beati e santi, amici e dentisti che evitano la solitudine usando puttane e travestiti pagheranno un prezzo ben maggiore: col passare degli anni il “mostro” (lo chiamo così ma intendo le nostre paure, insicurezze, tutto ciò al quale non vorremmo mai essere costretti a pensare) che ognuno di loro ha in se crescerà sempre di più, assumerà proporzioni inaudite, roba da cagarsi sotto solo a nominarlo. E allora a Francesco dico: non usare quel tono tragico, sii consapevole che le avversità, oltre a farti soffrire, ti hanno fortificato, ti hanno reso un uomo, capace, davanti alla vita e alle sue mille insidie, di fermarsi, riflettere, soffrire magari, ma poi ricominciare da uno scalino più alto di quello precedente. Crescere, insomma.
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 17:23|Invece noi, perchè nella maggioranza mi ci metto anche io, davanti alle difficoltà e alle paure, abbiamo una sola opzione: scappare. Non importa se scopando puttane e travestiti, pippando, fumando o calando droghe, o ancora circondandoci di persone di cui non ci frega niente, così, tanto per avere un rumore di fondo che non ci fa pensare. No, l’importante è non pensarci, perchè di questi tempi farsi vedere tristi o essere catalogati come solitari è pericoloso. L’ansia da performance che ormai pervade ogni singolo aspetto della nostra vita ci vuole sempre belli, sorridenti, brillanti e vincenti, non importa se dobbiamo usare psicofarmaci o se qualcuno ogni tanto impazzisce, si ammazza o, ancora peggio, uccide. Che ci volete fare? è andato fuori di testa, noi invece si che stiamo bene..
Mi sono allungato anche troppo. Chiudo con una proposta che uno dei nostri tanti ministri senza portafoglio, o addirittura quello della Salute, potrebbe portare avanti per il bene della salute pubblica: rendere obbligatoria una settimana di solitudine (e silenzio? se ne può discutere) per ogni grande ciclo scolastico (ci sono ancora elementari, medie o liceo o l’ultima riforma ha eliminato anche quelle?)
Grazie Cyrano; parole sagge.
|Lasciato il 7 Gennaio 2008 alle 21:09|La solitudine è un giudice incorruttibile. Perciò la temiamo così grandemente.
|Lasciato il 10 Gennaio 2008 alle 17:17|