INTERVISTA A TOTO’ CUFFARO

Gen 22

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Presidente Cuffaro, se durante il dibattito d’aula dovesse percepire un clima ostile, ci vorrà più coraggio a restare al governo della Sicilia o a dimettersi? E lei cosa farà?

“Ci vorrà senz’altro più coraggio a restare che a lasciare tutto e ritornare a vivere da privato cittadino. Ma io come Gandhi penso che “Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince”. Ed io che le mie scelte le ho sempre fatte apertamente avrò il coraggio di non fuggire e restare a governare la mia meravigliosa terra così come i siciliani mi hanno chiesto e continuano a chiedermi”.

Quali sono le cose di cui và più orgoglioso della sua azione di governo?

“In questi sette anni di Governo, la Sicilia è cambiata. E’ crescita sia in termini di prodotto interno lordo, sia in termini occupazionali che dal punto di vista della fiducia dei cittadini che ora finalmente invertendo una tendenza decennale ispirata alla ricerca del posto fisso o delle provvidenze dello Stato e sono diventati imprenditori. Imprenditori che hanno il coraggio di dire no alla mafia e al racket. Non credo di essere presuntuoso se affermo che il merito è dei siciliani, che hanno deciso di cambiare, ma forse un pò è anche dell’azione del mio Governo.
Molti sono i provvedimenti di cui vado orgoglioso, da quelli per risolvere il drammatico problema della emergenza idrica, a quelli per eliminare l’emergenza rifiuti, al pieno utilizzo dei fondi Europei ma ciò che più mi rende orgoglioso è il fatto che tutto ciò si è realizzato con il massimo della traparenza e legalità.
E proprio nel campo della tutela e della promozione della cultura della legalità che abbiamo profuso forse il maggior impegno anche in termini di risorse economiche. Lo abbiamo fatto nella certezza che, per debellare il cancro mafioso servono atti concreti e non facili slogan retorici.
Parallelamente è proseguita la nostra azione volta a realizzare in Sicilia, uno sviluppo reale che sia da deterrente alla criminalità, perché sono convinto che ogni posto di lavoro onesto sia un’occasione in meno per la mafia. L’azione del governo è stata rivolta a tutti gli ambiti che potrebbero essere permeabili a fenomeni di infiltrazione mafiosa. Come ad esempio il settore degli appalti. Fra gli atti più significativi: il recepimento della normativa quadro nazionale in materia, l’emanazione della legge regionale con la quale sono state istituite nove stazioni appaltanti presiedute da prefetti e questori e magistrati in pensione e la sottoscrizione del protocollo di legalità con l’Autorità di vigilanza sui Lavori pubblici sia nel settore delle acque, sia dei lavori pubblici. Nella gestione dei fondi comunitari il governo regionale ha introdotto misure assolutamente innovative di efficace contrasto alla criminalità organizzata, tanto da essere state poi mutuate da altre regioni italiane, quale ad esempio il protocollo siglato con la Guardia di Finanza per il controllo di gestione dei fondi di Agenda 2000. Questo strumento ha consentito di raccogliere i frutti del lavoro fatto, come dimostrano i dati contenuti nel giudizio generale di parificazione della Corte Dei Conti circa le segnalazioni di irregolarità e frodi. Con coraggio ci siamo assunti la responsabilità di scelte ben precise quali quelle di chiudere 300 discariche abusive e aprire 30 discariche controllate, l’emanazione della direttiva annuale generale di indirizzo volta a garantire la trasparenza degli atti amministrativi, le iniziative in favore di vittime di reati di tipo mafioso, l’abbattimento dell’Irap per le imprese che si ribellano al racket del pizzo, l’insediamento del tavolo del partenariato che coinvolge tutti i soggetti attivi del territorio dalle organizzazioni sindacali alle organizzazioni datoriali che ci aiuteranno nelle scelte da operare per uno sviluppo compiuto del nostro territorio.
Il governo della Regione ha anche realizzato una molteplicità di interventi che hanno come obiettivo la diffusione e divulgazione della cultura della legalità. Basti ricordare gli interventi sul piano formativo delle giovani generazioni, con campagne di educazione alla legalità mirate a tutte la popolazione scolastica di ogni ordine e grado sia attraverso il finanziamento di progetti proposti dalle scuole sia attraverso gli interventi previsti dal progetto legalità in memoria di Paolo Borsellino. In questo ambito basta ricordare il progetto “ i pizzini della legalità”. Sono stati poi finanziati progetti di recupero dei giovani reclusi nei carceri minorili della nostra regione allo scopo di favorire il loro reinserimento nella società. Sostegni sono stati erogati a numerosi consorzi che operano nel contrasto dei fenomeni estortivi e dell’usura. Un ingente investimento di risorse economiche è stato fatto, poi, per realizzare interventi infrastrutturali in favore delle forze dell’ordine, quali, per citarne alcuni, il programma di interventi per la realizzazione di opere di interesse sociale e di infrastrutture primarie, attraverso il quale sono stati finanziati 9 interventi per un valore complessivo di circa 8milioni 200 mila euro, il finanziamento della ristrutturazione dell’adeguamento di un capannone da adibire a laboratorio di indagine chimica della Polizia Scientifica, la cessione di un immobile regionale alla Prefettura di Palermo, quale nuova sede del commissariato San Lorenzo, il protocollo d’intesa fra Regione siciliana, Comune di Palermo e Ministero dell’Interno per facilitare l’iter di realizzazione del polo funzionale della Polizia di Stato a Palermo, previsto dall’accordo di programma quadro “Carlo Alberto Dalla Chiesa” siglato fra Regione siciliana e i Ministeri dell’Interno e delle Finanze.
Ho scelto anche di utilizzare una quota consistente dei fondi riservati a mia disposizione per finanziare gli interventi in favore delle forze dell’ordine, perché solo sostenendo concretamente questi presidi di legalità si può realmente contribuire alla lotta alla mafia. Per supportare l’azione della Magistratura il governo regionale ha fortemente voluto l’approvazione della legge regionale 6 del 31 maggio 2006, ed ha scelto di promulgarla egualmente, nonostante l’impugnativa del Commissario dello Stato e di difenderne l’impianto presso la Corte Costituzionale, che, successivamente, ha avallato la scelta del governo regionale. Attraverso questa norma è stato possibile predisporre un piano straordinario di interventi in risorse umane e materiale in favore della giustizia ordinaria e delle giurisdizioni speciali nonché delle Avvocature distrettuali dello Stato. Per dare corso a tutta la procedura la spesa impegnata complessivamente è stata di quasi 2 milioni di euro”.

Si aspetta una condanna a cinque anni?

“No. Perchè ho la consapevolezza di non aver compiuto gli atti che mi vengono attribuiti, e sono certo di riuscire a dimostrare la mia totale innocenza anche per queste residue accuse nei successivi gradi di giudizio. Credo di aver ampiamente dimostrato di avere fiducia nella magistratura rinunciando per ben due volte all’immunità parlamentare e scegliendo di farmi giudicare. La mia fiducia resta immutata e così il mio rispetto per l’istituzione, chiedo solo che anche gli altri dimostrino lo stesso rispetto”.

Cosa risponde a Miccichè che l’accusa di essere lei a dare l’immagine di “presidente dei cannoli” e quindi non i suoi detrattori a descrivarla così?

“Ribadisco per l’ennesima volte e solo per amore di verità che non ho nè festeggiato né esultato, perché sono perfettamente consapevole del peso della condanna a mio carico. Ho solo detto, e lo ribadisco da tre giorni, per chi vuole ascoltare la verità, che ho provato conforto per una sentenza che stabilisce che io non ho mai favorito né la mafia né i singoli mafiosi. L’ho detto e lo ribadisco, non sento nessuna voglia di festeggiare, evidentemente a qualcuno fa comodo strumentalizzare, anche i gesti più normali della buona creanza com’ è quello di offrire un caffè ai giornalisti intervenuti alla conferenza stampa.
Ed è vergognoso strumentalizzare il fatto che abbia sollevato un vassoio (portato in buona fede da qualcuno dei tantissimi che si sono stretti a me per abbracciarmi) come i tanti giornalisti presenti possono testimoniare al solo scopo di toglierlo dal tavolo dove ci stavamo sedendo per fare la conferenza stampa. Io dico che a nessuno auguro il calvario che abbiamo vissuto in questi lunghissimi cinque anni io e la mia famiglia, ma, quelli che come me hanno dovuto sopportare per tanti anni il dramma di una accusa così infamante credo possono comprendere come ci si senta ad essere sollevati da un’accusa così pesante. Almeno in questo chiedo di essere capito”

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15 commenti a “INTERVISTA A TOTO’ CUFFARO”

  1. giuseppe scrive:

    Leggendo la verità di alcuni fatti riportati diversamente sui giornali, considero che Cuffaro abbia fatto bene a non dimettersi. A questo punto credo che un presidente va giudicato per quello che fa non per altro fin quando non viene condannato nel terzo grado di giudizio.

  2. Carmen scrive:

    Con queste informazioni la vicende si vede diversamente. A volte forse è meglio aspettare e conoscere tutte le informazioni prima di giudicare una situazione.

  3. Pequod scrive:

    Veramente a Palermo si parlava di feste a base di cannoli e quant’altro.. Certo che certi giornali pur di vendere qualche copia in più trasformano la verità a proprio piacimento. Disgustato.

  4. donato didora scrive:

    allora ha ragione Grillo quando parla di una casta dei giornalisti. fanno passare le notizie che vogliono loro, come vogliono loro…

  5. cronista scrive:

    vista così la notizie, forse è meglio aspettare il terzo grado di giudizio. Fino ad allora giudichiamolo per quello che fa e non fa.

  6. cronista scrive:

    Certo, se fosse assolto chi pagherà a Cuffaro e alla Sicilia le offese e le ingiurie e la pubblicità negativa di questi anni. Certo come inizio il sig Travaglio e i creatori del video “La mafia Bianca” come minimo un scusa lo potrebbero dire visto che hanno strombazzato a quattro venti Sicilia= Cuffaro= Mafia. Vergogna

  7. Grazia scrive:

    Ma dove è finita la democrazia? http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Il-richiamo-eversivo-che-arriva-dai-cannoli/1416426

  8. mcluso scrive:

    Allora aspettiamo il terzo grado di giudizio. Basta con le parole, si passi al lavoro per la nostra Sicilia.

  9. antani scrive:

    LOL
    Diaco riesce a mettere 3 errori in 45 parole (e nel frattempo riesce anche a fare il perfetto zerbino)
    Un eroe!

  10. marianna scrive:

    vedo che il vizio di insultare chi dà voce a tutti senza sottostare alle imperative direttive di certa sinistra non l’avete ancora perduto.

  11. Gabriele scrive:

    “va” si scrive senza accento, ignorante.

  12. Domiziano Galia scrive:

    Wow, questo è giornalismo d’assalto: Presidente come sta? Cosa fa? Che farà?

  13. Hiron scrive:

    Oggi Cuffaro dice che il pm Antonio Ingroia ha incontrato Aiello (condannato a 14 anni nel processo talpe) poco prima che questi venisse arrestato. Ingroia ribatte che non è vero e che ha citato Cuffaro per danni. Nel frattempo qualcuno dei democratici e superpartes componenti della magistratura vuole accertare se tutto ciò sia vero o meno? a prescindere dalle rassicurazioni di Ingroia. o quest’ultimo è sopra la legge e basta la sua parola? Cuffaro, intanto ha detto che porterà i testimoni di quella cena. E mi chiedo: questi testimoni, arriveranno mai in aula o verranno dissuasi, con metodi democratici si intende. Pensate gente, diffidate e pensate.

  14. I miei Silenzi.com » Blog Archive » Voi non capite scrive:

    [...] fortuna che c’

  15. Nico scrive:

    Ormai è chiaro:quando un politico di una parte viene attaccato, tutti quelli che ne fanno parte accusano i giudici di fare politica mentre gli altri difendono l’autonomia dei magistrati ma ne contestano i mezzi e , soprattutto, manifestano solidarietà nei confronti dell’indagato…provate a cambiare a scelta l’ordine degli addendi (indagato di destra o di sinistra) ma il risultato (vedi intercettazioni che non si pubblicano oppure l’ indulto allargato a chi a commesso reati finanziari e contro la pubblica amministrazione oppure il permanere di tutte quelle “leggi-vergogna” approvate nel regno di Silvio II) NON CAMBIA…grazie anche a certi sedicenti intellettuali che cercano in ogni modo di convincere gli italiani della malafede dei giudici…

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