Archivio del 3 Febbraio 2008

COMMENTI

Feb 3

Leggo i vostri commenti con attenzione. Vi invito ad un vocabolario consono e a una discussione civile, anche quando i giudizi sulla mia attività giornalistica sono aspri e severi. Non cancellerò mai nè le critiche, nè gli insulti. Sono un uomo libero e rispetto le ragioni degli altri. Solo un’osservazione: evitate parolacce e meschinità. Grazie, Pierluigi.

TOM WAITS

Feb 3

tomwaits.jpg

www.tomwaits.com

COCA CONNECTION. REPORAGE DI ANDREA AMATO PER “MAX”

Feb 3
stor_10796588_29060.jpgCOCA CONNECTION-Prima puntata

di Andrea Amato per il mensile “MAX”

Dalla giungla colombiana ai paesi della Calabria: inizia il viaggio
degli inviati di Max sulle nuove rotte della droga.

Intervista esclusiva, parla Piero Grasso Procuratore Nazionale Antimafia

Dall’oscurità umida e profonda della foresta colombiana ai vicoli
antichi di San Luca di Calabria dove si celano i misteri ancor più
oscuri di un potere criminale feroce, ricchissimo, efficiente e ormai
globalizzato. E’ questo il sentiero pieno di insidie che Max mi ha
chiesto di percorrere, insieme al fotografo Alberto Giuliani, negli
ultimi tre mesi. Narcos e ‘ndrangheta: sin dai primi passi ci siamo
resi conto che la nuova Coca Connection è il motore di un fenomeno
spaventosamente grave e largamente sottovalutato in cui la malavita
italiana gioca il ruolo del regista. La valanga di neve che
seppellisce le città europee e americane ne è solo l’aspetto più
visibile. Sotto c’è un cartello che minaccia la legalità nell’intero
Occidente. Ventitrè miliardi di euro con il traffico di cocaina,
cinque miliardi con gli appalti truccati, sei miliardi con il traffico
d’armi e la prostituzione, quattro miliardi con l’estorsione e
l’usura. Questa è la dichiarazione dei redditi della mafia meno
conosciuta, ma più potente del mondo: la ‘Ndrangheta, padrona
incontrastata delle rotte della cocaina e dei miliardi di euro che
vengono riciclati in ogni angolo del pianeta. Divenuta la prima
azienda “privata” del nostro paese, la ‘Ndrangheta Spa muove un giro
d’affari di oltre 38 miliardi di euro, pari al 4 per cento del Pil
italiano. Seguendo questa traccia, Max ha documentato come la coca, da
droga elitaria, sia diventata uno sballo di massa. Un viaggio a
puntate di cui questo servizio è solo un’anticipazione: nei prossimi
numeri vi racconteremo chi la produce, chi la traffica, chi la spaccia
nelle nostre strade, quali effetti ha. Per farlo, abbiamo partecipato
all’assalto di una raffineria in mezzo alla giungla; scovato una
colonia di calabresi nel cuore del sudamerica; passato guai con un
narcos molto potente, colombiano di passaporto ma italiano sino al
midollo; siamo andati a San Luca, la Corleone calabrese; abbiamo
scoperto che comprare droga nelle nostre città è ancor più facile di
quanto si immagini. Infine, siamo andati a chiarirci le idee con il
magistrato che per primo ha lanciato al mondo l’allarme ‘Ndrangheta:
Piero Grasso, Procuratore nazionale antimafia. Proprio da lui, uomo in
prima linea, cominciamo il racconto.

Come nasce lo strapotere della ‘Ndrangheta?
La ‘Ndrangheta è subentrata a Cosa Nostra venti anni fa, instaurando
un contatto diretto con i narcotrafficanti colombiani per acquistare
cocaina.

E come mai ha avuto più possibilità di movimento rispetto a Cosa Nostra?
Forse si è sottovalutato il fenomeno calabrese, che ha avuto così la
possibilità di espandere i suoi traffici criminali. La pericolosità
della ‘Ndrangheta è nell’infiltrazione del tessuto sociale, economico
e finanziario. Dai ristoranti agli appalti per lo smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, ovunque ci sia business loro ci mettono le
mani.

E questa potenza economica come si struttura?
La cocaina porta tanti soldi liquidi e veloci, ma poi questo denaro
deve rientrare nel circuito legale: la ‘ndrangheta ha un’attività
pressochè invisibile nel riciclaggio di denaro sporco.

Ma se è così ricca, perchè i sequestri dei beni illeciti della
‘Ndrangheta sono sensibilmente inferiori a quelli di Cosa Nostra e
della Camorra?
Perché investe poco in Calabria, investe al Nord o all’estero, dove il
denaro ha una maggiore redditività. E questo rende le infiltrazioni
ancora più invisibili e pericolose. Anche perchè gli altri Paesi non
sono abituati a riconoscere le associazioni mafiose e soprattutto
quella calabrese, così silente e invisibile. Attraverso corruzioni e
relazioni di potere si riesce a influenzare interi sistemi statali,
come è successo nelle repubbliche dell’ex blocco sovietico.

Sono arrivati per primi anche lì?
Ricordo un’intercettazione telefonica avvenuta tra due mafiosi, uno in
Italia e l’altro a Berlino Ovest. Il giorno stesso della caduta del
Muro, l’italiano esortava l’affiliato a recarsi a est a comprare
immobili ed esercizi pubblici.

Quindi la ‘Ndrangheta è in questo momento la mafia più potente?
Tutte le mafie sono potenti e pericolose. Dico però che il potere è
dato dalla forza economica, che la ‘Ndrangheta ha in abbondanza, ma
questo deve essere abbinato alla debolezza del sistema politico ed
econmomico: negli ultimi 10 anni in Calabria sono stati sciolti ben 32
consigli comunali per infiltrazioni mafiose. Le sembra un caso?

Non mi sembra molto incoraggiante.
Qualsiasi forma di repressione deve essere abbinato a un rifiuto
sociale del fenomeno. Se invece c’è una società che cerca di mantenere
e aiutare il sistema per averne vantaggi, è difficile che forze
dell’ordine e magistratura possano risolvere il problema. Secondo
alcuni osservatori sul territorio, il 30 per cento dei calabresi ha
rapporti con la ‘ndrangheta.
E poi c’è il pizzo, che è una forma di controllo del territorio perfetta.
La vera forza delle mafie è data dalla possibilità di decidere chi
deve vivere e chi deve morire. Con il terrore si esercita il potere
intimidatorio che permette poi di muoversi liberamente. Ed è per
questo che il 70 per cento delle imprese calabresi paga il pizzo.

Quali sono le vie per riciclare il denaro?
Agenti finanziari, broker isnospettabili, colletti bianchi che fanno
girare il denaro con una semplicità disarmante, al servizio della
malavita. Tutto per via telematica. Sono finiti i tempi in cui i
mafiosi cambiavano denaro al casinò o in cui compravano schedine
vincenti del Totocalcio, per far risultare entrate pulite in banca.

E sono inarrestabili?
Il vero problema per il riciclaggio sono i paradisi fiscali. Finchè la
comunità mondiale non mette al bando, il problema diventa
insormontabile. Ma gli Stati off shore, oltre alla criminalità, fanno
comodo a tutti, e quindi non c’è la volontà politica di eliminarli.

Gli affiliati alle ‘ndrine calabresi sono circa 8.000. E gli insospettabili?
Moltissimi. C’è anche una pessima abitudine molto diffusa nella
società civile, quella di partecipare con piccoli capitali a traffici
illeciti. Se lei, insospettabile, domani dà anche un piccolo capitale
a un mafioso per partecipare all’acquisto di una partita di coca, in
poco tempo avrà i suoi soldi triplicati, esentasse e senza il minimo
rischio, perchè sicuramente il mafioso non la denuncerà mai.

Lei crede di avere tutti gli strumenti necessari per combattere questa guerra?
La nostra legislazione antimafia è all’avanguardia rispetto agli altri
Paesi. Però ci manca omogeneità giuridica con gli altri Stati e questo
ostacola il nostro lavoro. Anche perchè ormai questa va combattuta
globalmente. A volte però il lavoro di mesi e anni viene vanificato
dalle lungaggini burocratiche di una rogatoria internazionale. E poi
alla fine ci vogliono anche mezzi economici per stare al passo, per
poter combattere ad armi pari.

Dunque, la globalizzazione funziona in maniera efficace per la criminalità…
Per renderle l’idea: abbiamo scoperto un’associazione di nigeriani che
aveva a libro paga 300 persone: corrieri che ingerivano ovuli di
cocaina per portarli dal Sudamerica all’Europa. Rischiavano la morte o
decenni di carcere per soli 3.000 euro a viaggio.

La sensazione è che le mafie corrano in Ferrari, mentre voi in 500…
E a volte tocca anche spingerla questa 500, perchè manca pure la benzina.

Dati alla mano, la ‘ndrangheta uccide meno dei corleonesi. Perché?
Come diceva Bernardo Provenzano: “Bisogna vedere se un uomo è più
pericoloso da vivo o da morto”. La ‘ndrangheta ha fatto tesoro degli
errori di Cosa Nostra e ha capito che non gli conviene attirare
l’attenzione su di sè attraverso gli omicidi.

La battaglia a Cosa Nostra è più avanzata rispetto a quella contro la
‘ndrangheta?
Non c’è dubbio, la ‘ndrangheta è oggi come Cosa Nostra negli anni
Settanta. Quindi forse siamo in ritardo di almeno 30 anni.

La sensazione è che siate abbandonati dal Palazzo della politica?
Io non mi sono mai sentito abbandonato o solo, ho sempre cercato di
coinvolgere tutti nel mio lavoro. Incontro spesso associazioni della
società civile che si battono quotidianamente contro la cultura
mafiosa: “Libera” di Don Ciotti, “E adesso ammazzateci tutti” dei
giovani di Locri, le Fondazioni Caponnetto e Falcone…

Perché la guerra alle mafie non è in cima all’agenda politica?
Perchè la politica pensa sempre alle elezioni e le mafie portano voti,
tanti voti. Troppi. Prima dell’ultima tornata elettorale avevo
lanciato un appelo ai siciliani: votate chi volete, purché non abbia
precedenti penali o processi di mafia aperti. Se dà un’occhiata in
Parlamento noterà che il mio appello è caduto nel vuoto.

E questo non vuol dire essere abbandonati? Si sente mai scoraggiato?
Non tutti i politici sono uguali e non tutti hanno rapporti con la
mafia. Scoraggiarmi non fa parte del mio carattere. Invece spesso ho
una paura: che tutto il lavoro fatto finora possa venire vanificato.


serverstudio web marketing e design