Archivio del 17 Marzo 2008

VOTO ‘08: 7.000 CANDIDATI, 1 SU 10 SOTTO I 30 ANNI

Mar 17

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Piu’ posti ai giovani nelle liste elettorali per le prossime elezioni, ed anche alle donne che, in moltissimi casi, non occupano posti eleggibili. Una tendenza, quella dello svecchiamento dei candidati, comune a tutti i partiti, con una accentuazione maggiore nel Pd e nella Sinistra Arcobaleno.Secondo Il Sole 24 ore, tra le liste per la Camera e’ il partito socialista ad avere l’eta’ media dei candidati piu’ alta a 49,09.

Seguono il Popolo delle Liberta’ con 48,7 anni, la Destra (48,44), l’Udc (48,19), l’Italia dei Valori (47,93).

L’eta’ media si riduce a 45,03 nelle liste del Partito Democratico, a 44,60 nella Lega Nord, a 44,58 nella Sinistra Arcobaleno.

Nel complesso, su 7.000 candidati uno su dieci e’ sotto i trent’anni, mentre la categoria piu’ rappresentata e’ quella dei trentenni con il 27,7% dei candidati.

Quarantenni sono il 26%, i cinquantenni il 23,9%, gli ultrasessantenni il 12%.

Al Senato, dove per entrare il lista sono richiesti minimo quarant’anni, il primio posto per eta’ media spetta alla lista dei Grilli Parlanti con 62,57 anni, nel partito socialista la media e’ di 58,20 anni, nell’Udc e’ di 56,22 anni, nel Popolo della Liberta’ di 55,64 anni.

Tra gli ultimi posti il Partito Democratico con 53,35 anni e la Sinistra Arcobaleno con 53,81 anni.

Quanto alla presenza di quote rosa, prendendo in considerazione le liste del Senato la Sinistra Arcobaleno ha una situazione di quasi parita’, con il 41,8% di donne e 58,2% di uomini, degue il Pd con il 39,8% di donne e il 60,2% di uomini.

Nel partito di Silvio Berlusconi i candidati uomini battono di gran lunga le donne, 85% contro 15%, stessa suddivisione nell’Udc mentre nella Destra, che candida premier Daniela Santanche’, nelle liste la presenza femminile e’ solo al 13,6%. (ASCA)

CALIFANO: “LE MANETTE, IL SESSO E PAPA RATZINGER”

Mar 17

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Franco Califano: “Ma Papa Ratzinger mi ha fatto convertire”

MICHELA TAMBURRINO su “La Stampa”

 

Troppo si è detto e molto a sproposito su Franco Califano, uomo controcorrente, sguaiato, sincero, autolesionista, solo, depresso, allegro, malato e guarito. Troppo si è detto e molto a sproposito, sulle sue fissazioni riguardo al sesso, alla droga, alla vita spesa al massimo. E a poco sono serviti i suoi precedenti scritti senza mediazioni, tutti diretti all’elogio dell’eccesso. Ora ci si ritenta indagando nell’animo del Califfo in omaggio al suo settantesimo compleanno e lo si scopre tra fede e politica, uno che in fondo non ha mai tradito se stesso. Mondadori da domani manda in edicola «Senza manette», biografia ufficiale del cantautore curata da Pierluigi Diaco che si fregia di un incipit alla Dostoevskij («Sono nato povero») e prosegue con una serie di esperienze che maledette non sono poi tanto.

«Ho conosciuto Califano di persona in radio, a Rtl - racconta Diaco - da mezzanotte alle 3 del mattino nelle notti del Califfo. Da lì l’idea del libro che ci ha portato a convivere per quattro mesi nella sua villetta bifamiliare di Acilia, alle porte di Roma, dove lui abita e convive con l’amico Antonello e dove passa le giornate scrivendo in maniera compulsiva. Quattro mesi a parlare di tutto, della sua vita di bambino orfano di padre, della morte del fratello che adorava, del suo primo appartamento, una Fiat 1400, del matrimonio precoce. Poi la musica grazie a Edoardo Vianello con successi come “E la chiamano estate” e “Tutto il resto è noia”, le donne, le risse, le bische, la galera, la politica e la fede».

Dannazione e riscatto, le manette evocate nel titolo sono uno spartiacque in quella vita che pareva senza limiti. Correvano gli Anni Settanta e l’indagine coinvolse Walter Chiari, l’incolpevole Lelio Luttazzi, un ciclone che rovinò più di una vita. Dietro le sbarre fece amicizia con Pietro Valpreda che gli insegnò l’arte della sopravvivenza in clausura: «Se piangi sei finito. Era il primo processo importante con artisti implicati, e per loro gli artisti sono tutti froci». Califano si depresse lo stesso. scrisse una lettera a Craxi chiedendo il suo aiuto e Bettino non si tirò indietro. Si ritrovarono in un ristorante di Roma e il Califfo se lo abbracciò in segno di riconoscenza. Una riconoscenza che Simona Ventura non ebbe nei confronti del divo Califfo prestatosi alle esigenze di audience del reality «Music Farm». Per cercare di risollevare le sorti dello show Califano si era speso senza risparmio, senza che la conduttrice gli abbia mai reso merito dello sforzo profuso. I rapporti ora sono incrinati.

Lui, «un liberal che vota Berlusconi» dice Diaco, accusa la sinistra di aver sottovalutato personaggi di spicco ma scomodi come Pasolini, Bindi, Endrigo, Pound, solo perché uscivano dall’ortodossia di alcune regole. Eppure il libertario dalla vita rock, che si professa uomo di principi nonostante tutto, è stato conquistato da una figura che appare anni luce lontana da lui, come quella di Papa Ratzinger: «Proprio Benedetto XVI mi ha fatto scattare qualcosa dentro e allora mi sono riavvicinato a Dio. A me questo Papa ha dato emozione che è poi la spinta più importante per riavvicinarsi alla Fede. Io ho sempre cercato di credere in Dio ma visto che non mi piace il mistero, ho sempre avuto difficoltà ad accogliere la Fede, in assenza di segni. Ora è arrivato, il segno. Con questo Papa che mi fa innamorare».

Anche fisicamente sta meglio. Non ha più paura di parlare della sua depressione e della paura della morte che esorcizza spingendosi a scrivere l’epitaffio che vorrebbe scolpito in lapide: «Non escludo il ritorno». Nel frattempo divora libri e giornali, premia Feltri, Gervaso, Ferrara e Sky Tg 24, parla del suo amico Luigi Tenco, di Gino Paoli e di Mina e gli piace ricordare che quando faceva il discografico per l’etichetta Ariston, scoprì i Ricchi e Poveri. Fa concerti sempre pieni, come s’annuncia quello di stasera all’Olimpico di Roma, dove vanno indistintamente ragazzini e vecchietti, passando per gli adulti. Nel libro si legge del sesso come se lui non volesse smentire se stesso ma se gli si chiede se ha mai amato una donna risponde: «Le ho amate tutte» come dire nessuna. Ora alcuni produttori vogliono fare un film del suo libro, una bella riabilitazione in vita, succede a pochi.


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