EXPO’ 2015/GLI ARCHITETTI PELUFFO E FEMIA (5+1) SCRIVONO AD ADRIANO CELENTANO

DIACOBLOG pubblica in esclusiva questa lettera aperta ad Adriano Celentano firmata da due noti e apprezzati architetti italiani.
“Caro Adriano Celentano,
vogliamo dialogare con lei sull’idea di trasformazione delle città, uno dei compiti più nobili a cui è chiamato a rispondere l’uomo moderno.
Il Comune di Milano, insieme con le proprieta´ ha sviluppato le
linee guida del masterplan per l´Expo´ 2015, al quale, come
progettisti siamo fieri di aver contribuito in un importante lavoro
di squadra, vorremmo pertanto approfittare delle discussioni che in
questi giorni hanno coinvolto personalità differenti e colleghi, per
evidenziare e spiegare quali siano state le scelte che hanno guidato
la progettazione, sviluppata sotto la guida del Comune, in stretta
collaborazione con le proprieta´, Sviluppo Sistema Fiera e Gruppo
Cabassi.
Obiettivi: Una parte di città-territorio
Quasi tutte le expo degli ultimi anni hanno avuto un successo
temporaneo, ma grosse difficoltà di integrazione con il tessuto
urbano nei periodi successivi all´evento.
La volontà di impostare la progettazione dell´area con un pezzo di
città, in grado di custodire al meglio l´evento e
contemporaneamente capace
di una `permanenza´ specificamente appartenente al territorio, ha
spinto il gruppo di lavoro, guidato appunto dal Comune di Milano,
verso l´idea che attraverso il verde e l´acqua, in una idea di
navigabilità così cara alla Milano fluviale e dei Navigli, fosse
perseguibile un inserimento in un ` sistema città-territorio´,
così come si sta elaborando in sede di amministrazione comunale,
provinciale e regionale, rispetto alla visione della città e
dell´area milanese.
Questa impostazione implica ovviamente, e questa è la seconda
`permanenza´ irrinunciabile, che l´area sia pensata non come
un´area expo recintata nello spazio e nel tempo, ma come una vera e
propria parte di città-territorio, capace di connettere realmente, e
non solo in termini infrastrutturali, Milano e tutti i comuni
all´area della Fiera e al sistema nord-ovest.
Simboli
Quasi tutte le Expo negli ultimi anni hanno voluto definirsi
attraverso molti edifici simbolo, contribuendo ad una nefasta, in
termini di approfondimento delle questioni, superficialità di
approccio nei confronti dell´architettura contemporanea.
La necessità di simboli è una questione comunicativa probabilmente
irrinunciabile ma sicuramente non centrale in questo momento storico
e rispetto alle tematiche dell´Expo 2015, che intenda affrontare il
dramma della scarsezza delle risorse alimentare del globo e della
loro gestione.
L´idea di torre che abbiamo proposto, nasce da una volontà di
collegare, come elemento architettonico-territoriale, l´area intorno
a Milano all´edificio della Fiera di Rho Pero, proponendo una´
continuità articolata´ fra Città, Territorio e l´area Fiera
stessa.
La sua forma, la sua altezza sono elementi assolutamente indicativi
rispetto a questa volontà urbana, che ad oggi e a questo livello di
definizione non ha nulla di prevaricante e, tantomeno, speculativo.
E´ anacronistico dividersi tra chi vuole le torri e chi non le
vuole:è una modalità superficiale che nasconde, purtroppo,
l´italica maniera di rifiutare di guardare la realtà dei problemi e
delle questioni; ci sono situazioni specifiche in cui la torre, o una
serie di torri, possono costruire positivamente qualità urbana, altre
in cui si tratta di proposte violente, prevaricanti e, spesso, volgari.
Sicuramente, proprio perché i temi centrali di questo progetto sono
l´integrazione con la città-territorio e la consonanza con la
tematica (etica) dell´Expo, la torre non è un elemento di
permanenza `irrinunciabile´, ma una occasione di dialogo e
confronto fra parti di territorio.
In questo senso, l´idea di bellezza che proponiamo per le città del
futuro, è quella di una bellezza non idolo, ma che nasca, appunto,
dal dialogo, negli spazi esistenti fra luoghi diversi, società
apparentemente opposte, condizioni territoriali e sociali complesse e
differenti.
Intesa in questo senso, insieme alla volontà di conoscere i problemi
e di evitare le superficialità, un soffio di bellezza potrà salvare
il mondo”.
5+1AA
Alfonso Femia
Gianluca Peluffo
NOTE: Alfonso Femia (1966) e Gianluca Peluffo (1966) fondano lo studio 5+1 a Genova nel 1995.
Nel 2005 creano 5+1AA Agenzia di Architettura con la quale si confrontano con la trasformazione e la descrizione della realtà, il superamento e la riaffermazione della città.
Nel 2006 aprono un Atelier a Milano, luogo di sperimentazione e indagine sulla città contemporanea. Nel 2007 aprono un’Agence d’Architecture a Parigi.
I loro progetti sono segnalati nei principali premi di architettura internazionali e, nel 2003, per l´attività di ricerca, sono stati insigniti del Titolo di Benemerito della Scuola della Cultura e dell´Arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Gianluca Peluffo è ricercatore presso la Facoltà di Architettura di Genova.
Insieme dal 2003 sono membri del Comitato Scientifico e docenti al Masp di Lucca.
Dal 2006 Simonetta Cenci è partner di 5+1AA.




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