EXPO’ 2015/GLI ARCHITETTI PELUFFO E FEMIA (5+1) SCRIVONO AD ADRIANO CELENTANO

Apr 4

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DIACOBLOG pubblica in esclusiva questa lettera aperta ad Adriano Celentano firmata da due noti e apprezzati architetti italiani.

“Caro Adriano Celentano,

vogliamo dialogare con lei sull’idea di trasformazione delle città, uno dei compiti più nobili a cui è chiamato a rispondere l’uomo moderno.

Il Comune di Milano, insieme con le proprieta´ ha sviluppato le
linee guida del masterplan per l´Expo´ 2015, al quale, come
progettisti siamo fieri di aver contribuito in un importante lavoro
di squadra, vorremmo pertanto approfittare delle discussioni che in
questi giorni hanno coinvolto personalità differenti e colleghi, per
evidenziare e spiegare quali siano state le scelte che hanno guidato
la progettazione, sviluppata sotto la guida del Comune, in stretta
collaborazione con le proprieta´, Sviluppo Sistema Fiera e Gruppo
Cabassi.

Obiettivi: Una parte di città-territorio
Quasi tutte le expo degli ultimi anni hanno avuto un successo
temporaneo, ma grosse difficoltà di integrazione con il tessuto
urbano nei periodi successivi all´evento.
La volontà di impostare la progettazione dell´area con un pezzo di
città, in grado di custodire al meglio l´evento e
contemporaneamente capace
di una `permanenza´ specificamente appartenente al territorio, ha
spinto il gruppo di lavoro, guidato appunto dal Comune di Milano,
verso l´idea che attraverso il verde e l´acqua, in una idea di
navigabilità così cara alla Milano fluviale e dei Navigli, fosse
perseguibile un inserimento in un ` sistema città-territorio´,
così come si sta elaborando in sede di amministrazione comunale,
provinciale e regionale, rispetto alla visione della città e
dell´area milanese.
Questa impostazione implica ovviamente, e questa è la seconda
`permanenza´ irrinunciabile, che l´area sia pensata non come
un´area expo recintata nello spazio e nel tempo, ma come una vera e
propria parte di città-territorio, capace di connettere realmente, e
non solo in termini infrastrutturali, Milano e tutti i comuni
all´area della Fiera e al sistema nord-ovest.

Simboli
Quasi tutte le Expo negli ultimi anni hanno voluto definirsi
attraverso molti edifici simbolo, contribuendo ad una nefasta, in
termini di approfondimento delle questioni, superficialità di
approccio nei confronti dell´architettura contemporanea.
La necessità di simboli è una questione comunicativa probabilmente
irrinunciabile ma sicuramente non centrale in questo momento storico
e rispetto alle tematiche dell´Expo 2015, che intenda affrontare il
dramma della scarsezza delle risorse alimentare del globo e della
loro gestione.
L´idea di torre che abbiamo proposto, nasce da una volontà di
collegare, come elemento architettonico-territoriale, l´area intorno
a Milano all´edificio della Fiera di Rho Pero, proponendo una´
continuità articolata´ fra Città, Territorio e l´area Fiera
stessa.
La sua forma, la sua altezza sono elementi assolutamente indicativi
rispetto a questa volontà urbana, che ad oggi e a questo livello di
definizione non ha nulla di prevaricante e, tantomeno, speculativo.
E´ anacronistico dividersi tra chi vuole le torri e chi non le
vuole:è una modalità superficiale che nasconde, purtroppo,
l´italica maniera di rifiutare di guardare la realtà dei problemi e
delle questioni; ci sono situazioni specifiche in cui la torre, o una
serie di torri, possono costruire positivamente qualità urbana, altre
in cui si tratta di proposte violente, prevaricanti e, spesso, volgari.
Sicuramente, proprio perché i temi centrali di questo progetto sono
l´integrazione con la città-territorio e la consonanza con la
tematica (etica) dell´Expo, la torre non è un elemento di
permanenza `irrinunciabile´, ma una occasione di dialogo e
confronto fra parti di territorio.
In questo senso, l´idea di bellezza che proponiamo per le città del
futuro, è quella di una bellezza non idolo, ma che nasca, appunto,
dal dialogo, negli spazi esistenti fra luoghi diversi, società
apparentemente opposte, condizioni territoriali e sociali complesse e
differenti.
Intesa in questo senso, insieme alla volontà di conoscere i problemi
e di evitare le superficialità, un soffio di bellezza potrà salvare
il mondo”.
5+1AA
Alfonso Femia
Gianluca Peluffo

NOTE: Alfonso Femia (1966) e Gianluca Peluffo (1966) fondano lo studio 5+1 a Genova nel 1995.

Nel 2005 creano 5+1AA Agenzia di Architettura con la quale si confrontano con la trasformazione e la descrizione della realtà, il superamento e la riaffermazione della città.

Nel 2006 aprono un Atelier a Milano, luogo di sperimentazione e indagine sulla città contemporanea. Nel 2007 aprono un’Agence d’Architecture a Parigi.

Sono stati invitati ad esporre il loro lavoro a Parigi, Zurigo, Londra e nelle principali città italiane.

I loro progetti sono segnalati nei principali premi di architettura internazionali e, nel 2003, per l´attività di ricerca, sono stati insigniti del Titolo di Benemerito della Scuola della Cultura e dell´Arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Sono finalisti nei principali concorsi internazionali, vincendo, tra gli altri, i concorsi per il Museo Archeologico di Aquileia, lo spazio polifunzionale della Fortezza Priamar di Savona e, recentemente, il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia (con Rudy Ricciotti), la città dei Ministeri a Guangzhou (con MGA e RBA) e la nuova scuola materna-asilo nido dell´area Cinquina Bufalotta di Roma (con doppiomisto).

Tra i lavori in corso di realizzazione: l´area dei Frigoriferi Milanesi a Milano, la Nuova Agenzia Spaziale Italiana a Roma, la ricostruzione dei centro urbano di San Giuliano di Puglia (CB) e nuove residenze nel paesaggio in Italia e all´estero.

Sono pubblicati nelle principali riviste e tengono conferenze e lezioni e in Italia e all’estero.

Alfonso Femia è Professor alla KSU di Firenze e dal 2007 è Professore a Contratto di Progettazione Architettonica nella Facoltà di Architettura dell´Università di Ferrara.

Gianluca Peluffo è ricercatore presso la Facoltà di Architettura di Genova.

Insieme dal 2003 sono membri del Comitato Scientifico e docenti al Masp di Lucca.

Dal 2006 Simonetta Cenci è partner di 5+1AA.

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10 commenti a “EXPO’ 2015/GLI ARCHITETTI PELUFFO E FEMIA (5+1) SCRIVONO AD ADRIANO CELENTANO”

  1. Gianni scrive:

    Purtroppo però, con il marchio dell’Expo cominciamo male: il disegno ispirato al famoso diagramma di Leonardo non è di qualità eccelsa. E anche la “typography” è discutibile: la spaziatura fra le lettere “E” “X” “P” “O” non è ben bilanciata. Dovrebbero essere un po’ più vicine.

  2. renzo marrucci scrive:

    Oggi la tecnologia è diventata un po come le paro
    le…si profondono neanche simulando intenzioni o ammiccando promesse, ma orientando idee di cui non si conosce la realtà…Quella poi rimarrà sullo stomaco di chi la vivrà. Siano fratelli o pa
    renti, amici o figli. In questo senso il cinismo
    che viene prodotto oggi è sempre dentro ad una nu
    vola innocente…che diventa piano piano una nube.
    Si salvi chi può, ma non credo ci sia molta possi
    bilità di salvezza possibile…ci toccherà… Io penso che che questa della expo sarà una buona occasione per agitare i forti, poteri e interessi che troveranno sicuramente il modo di tradursi nella veste giusta, ognuno più che altro per salva
    re… più che il mondo…la faccia…Ci saranno tutte le migliori intenzioni in parata. Chi ricor
    rerà attraverso immagini e gabole varie a trasfor
    marsi in colorate o perfide evoluzioni e non ci sarà tempo per capire…Il tempo verrà ingannato!
    Stiamo perdendo il diritto alla realtà, ci stiamo perdendo il senso della bellezza… ecco perchè ne parliamo tanto…

  3. renzo marrucci scrive:

    Come volete che non ci sia preoccupazione per un affare come L’expo, visto come vanno le cose e soprattutto come le fanno le cose…E prima anco
    ra come vengono progettate!C’è una sana sfiducia in chi capisce…E la speranza che venga fuori della buona architettura? Chiedete alla gente che vive che cosa pensa di questa occasione se vi inte
    ressa conoscere il grado di sfiducia, io nel mio picco lo chiedo perchè non desidero fidarmi trop
    po di quello che penso e ci ripenso volentieri ma non riesco a cambiare il pessimismo in ottimismo. Al punto che si rimane perplessi…Sarà un bene oppure sarà ancora confusione e un grosso movi
    mento di denaro? La bellezza è bellezza cosa cen
    trano gli idoli? La bellezza è qualità non chiac
    chere sparate a rosa larga nel nulla…Cosa centra l’italico sentire contro torri o grattaci
    eli? I grattacieli sono edifici sciocchi in Ita
    lia come in America solo che in italia lo sono di più…Basta conoscere l’italia per capirlo…La bellezza è equilibrio e senso della realtà, è mi
    sura rispetto al bisogno di libertà dell’uomo, è senso del luogo, è insomma qualche cosa di cui si ha il dono e non c’è computers chetenga…Mettere l’uomo nel pensiero è così duro da fare?

  4. renzo marrucci scrive:

    Rileggendo la vostra lettera Cari Peluffo e Femia
    penso che andiate sparati avanti con una cultura tutta architettese…Un po così…come dice il filosofo. Con delle sicurezze che contraddicono solo un rapporto sincero con il territorio e la città…
    Intendiamoci questo vi darà fortuna professionale certamente… ma poca sensibilità nel mettere a fuoco i problemi esattamente come accade
    alla maggior parte delle archistar…Perchè inna morate di se stesse, fagocitate da una stampa vuota… credono che siamo tutti imbecilli e rimasti indietro e disposti a smettere di ragionare no! Cari amici non è così… quella è la strada sulla quale cercate le vostre luci senza vedere altro…forse abbagliati da teoriche mete nella corrente…ma comunque auguri!

  5. PORCASI GAETANO scrive:

    L’ARTE CONTRO LE MAFIE,CONTRO LE CORRUZIONI,CONTRO LA PENA DI MORTE,CONTRO L’INQUINAMENTO.PITTORE ANTIMAFIA GAETANO PORCASI.WWW.GAETANOPORCASI.IT

  6. Pietro Pagliardini scrive:

    “E´ anacronistico dividersi tra chi vuole le torri e chi non le vuole: è una modalità superficiale che nasconde, purtroppo, l´italica maniera di rifiutare di guardare la realtà dei problemi e delle questioni”. Così c’è scritto nel post.
    Domanda: qual’è la realtà dei problemi e delle questioni che “l’italica maniera” non vede dietro “le torri”?. Ancora non avevo sentito dire che i grattacieli nascondessero chissà quali soluzioni a chissà quali gravi problemi: ambientali? alimentari? la pace forse? E quell’”italica maniera”, quanto supponente provincialismo manifesta!
    Perchè non dire semplicemente che ogni architetto, in ogni intervento importante (e se possibile,anche in quelli non importanti) sogna un grattacielo che lasci la sua firma visibile a tutti a imperitura memoria? Perchè nascondersi dietro retorici e impegnati discorsi che “orientano idee di cui non si conosce la realtà” come dice in maniera esemplare Marcucci.
    Questo atteggiamento è quasi più pericoloso e irritante del grattacielo stesso.
    Pietro

  7. renzo marrucci scrive:

    Caro Pagliardini, se per Marcucci intendi Marrucci
    ti rispondo volentieri. Se invece ti rivolgi al altri vale la pena aggiungere qualchecosa lo stesso. Se ti piacciono i grattacieli viva Dio nessuno ti impedisce di sognarli e magari anche di aspirare a farli… Se invece vuoi smontare qualche idea o una idea, invece bisogna saperlo fare…Non basta iritarsi o indispettirsi, occorre ragionare e sarebbe bene farlo in maniera più seria e motivata. Se le tue ambizioni sono di costruire alto spero che non sia per problemi di statura e comunque nessuno te lo impedisce come nessuno ti impedirà di capire altre ragioni…forse dipende dal tempo e dalla qualità dell’esperienza che non è assolutamente da scartare…Chissà
    Un caro saluto

  8. Pietro scrive:

    Mi scuso con Marrucci per:
    -averne sbagliato il nome (dalle mie parti è piuttosto comune Marcucci);
    -essermi spiegato proprio male, per volere essere troppo(inutilmente)sarcastico.
    Io sono assolutamente contrario ai grattacieli e, credimi, l’altezza c’entra niente, essendo alto 1,87. Anche la poca esperienza c’entra molto poco, avendo alle spalle 31 anni di professione. Tu dirai: spesi male. Può darsi ma tu che caspita ne sai? certo puoi pensare, ne hai diritto, che l’esperienza non possa supplire alla mancanza di comprendonio ma, dico ancora, mi hai fatto anche l’analisi del sangue da quelle quattro righe che ho scritto?
    Ti sei arrabbiato veramente troppo per una “c” al posto di una “r”. Ma il bello è che, da quello che tu scrivi credo che siamo anche d’accordo. Per dimostrartelo ti invito, per una volta e poi non più a leggere questo post sui grattacieli che ho scritto sul mio blog.
    http://regola.blogspot.com/2008/07/il-grattacielo-famelico.html
    Ah, dimenticavo, l’ho scritto prima del tuo ultimo commento e quindi non è “captatio benevolentiae”, anche perchè….. non ne ho proprio motivo.
    Se non ne hai voglia, e anche questo e un tuo diritto, ti chiederei di sforzarti, per darmi una chance e poter sperare che i miei prossimi 31 anni di professione siano più felici.
    Per pura informazione, il post che ti ho segnalato è l’ultimo di 3 sullo stesso tema, ma non è una fiction e puoi perderti anche le puntate precedenti.
    Saluti
    Pietro

  9. renzo marrucci scrive:

    Caro Pietro non mi innervosisco per così poco…
    ora non più. L’esame del sangue è bene che lo facciano i biologi è assai più utile. Solo non mi nascondo dietro a nulla per indole e rispondo volentieri a chi vuole ragionare seriamente. Credo che questo mezzo si possa usare intellige
    ntemente come tutti i mezzi disponibili e allora
    ne facco uso.
    Sui grattacieli non ho particolari rifiuti ma sono contro l’uso indiscriminato rispetto alla delicatezza del contesto e all’importanza del contesto e poi sono contro il sistemna della vita ssociata che contaddistingue la città e dovrebbe contraddistinguerla. Se mi dovesse capitare di progettarne avrei gravi problemi personali perchè sono convinto che volere bene alla tua specie significhi una certa sofferenza ma anche una certa responsabile idealità. Un caro saluot.

  10. renzo marrucci scrive:

    Riscrivo: Sui Grattacieli non ho particolari rifiuti ma sono contro l’uso indiscriminato rispetto alla delicatezza del contesto e all’importanza del contesto e poi sono contro il sistema della vita dissociata che oggi contrad
    distingue la città e non dovrebbe contraddis
    tinguerla.
    Ho dato una occhiata al sito di cui scrivi…Ci ritornerò sopra per alcuni articoli che mi interessano sul tema della città. Tu vai su “Wikio orenz” e su “adao rubriche autori” e forse si capirà anche meglio la posizione che mi à cara. Un caro saluot

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