Il lieto fine di Silvio Berlusconi

Apr 15

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Buona la quinta, anzi ottima. Anzi a valanga. Per essere l’ultima prestazione elettorale di Silvio Berlusconi, quella di ieri rischia passare alla storia come la più bella. E’ quel che si dice un lieto fine ma c’è da immaginare che sarà una letizia durevole. I numeri dicono che il Cav. a vocazione maggioritaria vince con tranquillità e lo fa senza l’Udc, senza la Destra sfuggita dal seno di An, soprattutto contro un Partito democratico che rimane inchiodato al di sotto del 35 per cento. Se non ci saranno capovolgimenti dell’ultimo minuto, la distribuzione dei seggi in Senato potrà garantire al centrodestra la governabilità che non fu concessa a Romano Prodi due anni fa. E alla Camera proprio non c’è storia. Certo brilla in modo particolare la Lega di Umberto Bossi, ma il Pdl si dimostra un’invenzione trionfale. E’ il successo politico di un partito nuovo posto al centro di una coalizione omogenea su base regionalistica – Carroccio al nord, Mpa di Raffaele Lombardo al sud – ma più di ogni altra cosa è l’affermazione da urlo del suo demiurgo: il Cav. Meglio del 1994 e del 2001, quando il Polo ha vinto (nell’ultimo caso premiato da una legge migliore); figurarsi rispetto all’infausto 1996 e al pazzotico 2006.
Dunque Berlusconi tornerà a Palazzo Chigi per la terza volta, ma in questa circostanza il ritorno vale il doppio. Vale come il frutto ostinato di un grande azzardo, come il premio per avere scommesso sull’abbandono di Pier Ferdinando Casini dell’Udc (già molto collaborativo) a beneficio delle mani libere per governare. Ha pagato il coraggio e alla fine il risultato sembra dare ragione anche alla più inedita campagna elettorale messa su da Berlusconi. Quell’impasto un po’ schizoide di senso comune e senso dello stato, quel suo modo roco di offrirsi al mercato del voto con l’animo pensoso da uomo delle istituzioni preoccupato dalla crisi. E senza mai rinunciare alla faccia bronzea di chi, nel momento stesso in cui sta rivoluzionando il sistema politico nazionale insieme con Walter Veltroni, mobilita l’elettorato di centrodestra attraverso la chiamata all’anticomunismo. Al punto che il Pd ha vampirizzato la Sinistra Arcobaleno ma non ha tolto neppure un grammo di consenso moderato al Pdl. Se la vigilia del voto era stata accompagnata dal coro monocorde che segnalava una grande assenza nel lessico berlusconiano, l’assenza del miracolo italiano e del sogno lucido che non poteva essere rappresentato dalla promessa di abolire il bollo per le auto, adesso bisognerà aggiornare le categorie di lettura. Bisognerà ammettere che l’homo faber di Arcore ha ottenuto un’investitura meritata e pesantissima: è riuscito lì dove il pescatore di sogni, Veltroni, dimostra d’aver bucato la prima e pare intenzionato a non perdere tempo. Con l’orgoglio commosso del tre volte vincitore e la volontà di restare “aperti verso l’opposizione” per “accettare il loro voto sulle nostre riforme”.

E adesso che succederà? Succede che la Casa Rosada riapre coi fuochi d’artificio perché Berlusconi ha vinto anche su se stesso e questa forse era la sfida principale. Il Cav. ha trionfato sull’impressione della sua stanchezza, sul timore dell’appannamento sopraggiunto quando lo si era visto al Colosseo che chiudeva la campagna elettorale inciampando su Totti e Ronaldinho. Invece aveva ragione lui e lo certifica l’apoteosi personale di queste ore (pare). La telefonata di complimenti arrivata da Veltroni lascia immaginare che il capo del Pd non finga quando dice di voler aprire una stagione collaborativa e di riforme condivise. L’altra chiamata di congratulazioni reciproche tra Berlusconi e Fini esemplifica la solidità di un successo che nessuno ha voluto rivendicare ad An o a Forza Italia, perché tutti considerano come il migliore accompagnamento al primo congresso del Pdl. Quanto ai rapporti con la Lega, fa fede la buona accoglienza riservata dai berlusconiani al successo padano. Forse non si dovrà parlare di golden share come aveva fatto Veltroni alla vigilia del voto, però è chiaro Bossi ha ipotecato ieri una posizione di privilegio nel prossimo governo Berlusconi. Il capo leghista ha subito detto che il suo partito manterrà gli impegni presi con il Cav. In generale, come sottolineano i finiani, dalle urne viene una risposta maggioritaria compatta e decisamente “di destra”, se si tiene pure conto dei consensi ricevuti dal gruppo di Storace (che in ogni caso non entrerà in Parlamento). Berlusconi dovrà tenerne conto. Ma al momento è giusto che si goda il tripudio con i suoi amici e subalterni: “E’ un momento storico, il momento più bello della mia vita. Una vittoria netta, una vittoria di squadra. Ma ora ci aspetta un periodo difficilissimo”. Vero. Il Cav. ha sofferto ancora una volta la malizia degli antipatizzanti e si è misurato con il tifo contrario dei giornali stranieri, sa che i pregiudizi e la severità sono destinati e perdurare. Nessuno potrà tuttavia negargli il riconoscimento sfuggito ieri sera al quotidiano belga Le Soir: “A quindici anni dalla sua comparsa, il fenomeno Berlusconi torna a dimostrare il suo radicamento nella politica e nella società italiane, malgrado la personalità controversa e l’età del suo leader, arrivato in testa alle legislative”. Parole di miele che risuonano però come il presagio di un lieto fine da coltivare giorno per giorno.

di Alessandro Giuli per “Il Foglio”

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10 commenti a “Il lieto fine di Silvio Berlusconi”

  1. Paolo scrive:

    All’inizio, leggendo l’articolo, mi ero stupito di tanta dotta dissertazione. Giunto alla fine, mi sono accorto che la firma non era la tua. Ma tu non sei un giornalista? Non sai scrivere di pugno un articolo?

  2. Enrico scrive:

    Bene, il solito giornalista che si butta sul carro del vincitore. Tanto trionfalismo per cosa? il solito eterno ritorno: psiconano, mortadella, psiconano, mortadella, psiconano (invecchiato)

  3. Bender scrive:

    Inoltre, perchè pubblicare l’articolo di uno che non sa fare di conto? Siccome PDL non è Forza Italia, e la matematica non è un’opinione, questa invenzione del Cav ha fatto molto peggio che nel 2001 e di poco peggio che nel 2006.

    Sorpresa!

  4. Ayla scrive:

    Articolo d’incitamento (come se non ne mancassero!) al neo-trionfatore.
    Siceramente mi aspettavo qualcosa di più originale oltre che obiettivo, comunque che la mano non sia di Diaco s’intende al primo colpo d’occhio.
    Almeno una piccola provocazione poteva giocarsela!!! Governo nuovo (si fa per dire) vita nuova! compresa quella giornalistica…..

  5. stefano scrive:

    Bah..articolo troppo lungo per la mia 3 media.
    C’è da essere contenti d’aver lasciato a casa le frattaglie del passato,dx
    e sx,si spera non momentaneamente. Ed è merito sia di Walter che
    di Silvio e sopratutto degli elettori. Difficile pensare che l’Umberto
    sparalesto non debba tener conto dei voti di sx entrati in Lega. Come
    possa cambiare la Lega questa “trasfusione” e se ciò sia un bene o un
    male e , caso sporadico o l’inizio di un’era più pragmatica e meno ideologicizzata questo è decisamente non alla mia portata . Ciao bello

  6. Pinuccio scrive:

    La mia personale soddisfazione per l’esito elettorale non è stata tanto la vittoria del centrodestra, nemmeno la sconfitta e la scomparsa dei cespugli arrabbiati dell’estrema sinistra, quanto il mancato salto verso un condizionamento della vita politica e parlamentare italiana prefigurata da un grande mascalzone, che, come Giuda, ha saputo tradire alleati, ex alleati ed elettori. Se costui non si fosse preso i voti di Mastella, se non avesse candidtato la cariatide della Campania, se non avesse avuto i voti dell’ex cislino, con cui si era alleato e federato, avrebbe fatto la fine dei socialisti o di quel famoso partito, che nel 1972, sparì in un pomeriggio PSIUP.

  7. Faber scrive:

    I ‘ludi cartacei’ sono terminati, il verdetto è stato emesso… Mi resta un forte dubbio: queste elezioni hanno sancito la definitiva scomparsa del voto per le identità, lasciando spazio solo a quello per le poltrone?

    NEL BLOG http://faber2008.blogspot.com

  8. Pinuccio scrive:

    Se l’attuale legge elettorale fa schifo, perchè non tiene conto delle territorialità, delle emergenze, preferenze ed esigenze di larga fette di cittadini, dall’altro, dovrebbe fungere da selezione dei candidati, i quali, una vota eletti, non tanto facilmente si azzarderebbero a fare i voltagabbana. Complessivamente, la legge, è un male, perchè è figlia di decisioni verticistiche, che potrebbero stare anche bene se finalizzate al recupero di territori soventi abbandonati.Dall’altro, però, mette al riparo dai voltafaccia, dai nani, dai ballerini, dai funamboli e saltimbanchi, perchè si presume che chi li ha scelti, confida in loro. Anzi, sono proprio i proponenti, i garanti di coloro che non potrebbero tanto facilmente cambiare casacca

  9. stefano scrive:

    Madonna santa Pinuccio,ma dopo aver scritto…ti rileggi ?
    Senza offesa ma,fai paura.
    Non per le idee,sia chiaro,ma per come le “butti giù”.
    Ma i ciclostili fan parte degli anni 70′ o li fanno ancora ?
    Hai un’italiano degno quasi delle BR,e non è un complimento.
    Non t’incazzare , stò scrivendo senza filtri,diretto. Okei ?

  10. anna scrive:

    io penso che berlusconi sia il migliore e li grido forte che ci vuole un aiuto all’italia siamo poveri l’euro deve avere il valore della lira questi sono i problemi di tutti

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