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	<title>Commenti a: STORACE:&#8221;BERLUSCONI ODIA PIU&#8217; LA DESTRA CHE LA SINISTRA&#8221;</title>
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	<link>http://www.diacoblog.com/2008/05/16/storaceberlusconi-odia-piu-la-destra-che-la-sinistra/</link>
	<description>Il blog di Pierluigi Diaco</description>
	<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 22:20:04 +0000</pubDate>
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		<title>Di: mario</title>
		<link>http://www.diacoblog.com/2008/05/16/storaceberlusconi-odia-piu-la-destra-che-la-sinistra/#comment-2509</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2008 12:08:41 +0000</pubDate>
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		<description>.......poi se decido di andare in gita a Predappio,vado da solo con me stesso.............e non serve ostentarlo...........</description>
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		<title>Di: mario</title>
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		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2008 12:05:46 +0000</pubDate>
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		<description>..... "Ricordo tante altre cose, che evocavano un clima, uno stato d’animo, una tensione ideale, una memoria storica. Ma sopratutto ricordo che, anni dopo, tanti erano diventati qualcosa. Chi deputato, chi senatore… chi assessore, chi sindaco… chi ministro, chi presidente"...................... chi invece è diventato niente. Storace, o meglio Francesco , ha la brutta caratteristica di sembrare il depositario della verità vera.Pure quando sa anche lui di aver schizzato fuori dal vasetto. Se le cose stanno cosi' ed è bene che rimangano tali, è perchè ha deluso centinaia e centinaia di militanti aennini,fregandosene dei sentimenti per poi riscoprire - tardivamente - la vena cameratesca della quale, va detto, non frega piu' una ceppa nemmeno a chi veniva, come me, dal MSI.Questi personaggi ci hanno fatto diventare piu' pragmatici e meno ideologici; ed è questo l'unico merito che va loro ascritto.Chiaro che il pragmatismo va applicato anche alle "corde sensibili" quelle che taluni titillano quando loro fa comodo.Piu' fatti e meno pugnette (anche mentali) diceva un mio amico pescivendolo: lui si che se ne intendeva.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;.. &#8220;Ricordo tante altre cose, che evocavano un clima, uno stato d’animo, una tensione ideale, una memoria storica. Ma sopratutto ricordo che, anni dopo, tanti erano diventati qualcosa. Chi deputato, chi senatore… chi assessore, chi sindaco… chi ministro, chi presidente&#8221;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. chi invece è diventato niente. Storace, o meglio Francesco , ha la brutta caratteristica di sembrare il depositario della verità vera.Pure quando sa anche lui di aver schizzato fuori dal vasetto. Se le cose stanno cosi&#8217; ed è bene che rimangano tali, è perchè ha deluso centinaia e centinaia di militanti aennini,fregandosene dei sentimenti per poi riscoprire - tardivamente - la vena cameratesca della quale, va detto, non frega piu&#8217; una ceppa nemmeno a chi veniva, come me, dal MSI.Questi personaggi ci hanno fatto diventare piu&#8217; pragmatici e meno ideologici; ed è questo l&#8217;unico merito che va loro ascritto.Chiaro che il pragmatismo va applicato anche alle &#8220;corde sensibili&#8221; quelle che taluni titillano quando loro fa comodo.Piu&#8217; fatti e meno pugnette (anche mentali) diceva un mio amico pescivendolo: lui si che se ne intendeva.</p>
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		<title>Di: faber</title>
		<link>http://www.diacoblog.com/2008/05/16/storaceberlusconi-odia-piu-la-destra-che-la-sinistra/#comment-2507</link>
		<dc:creator>faber</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2008 11:10:47 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito di odio, di destra, di passato e di militanza... Volevo raccontare un fatto che mi è accaduro. Solitamente prima di prendere sonno leggo i giornali, gli articoli rimasti in arretrato durante la giornata. Ieri, mi ha preso Morfeo e mi ha regalato un sogno. Mi ritrovo alla fine degli anni ’70, quando - preso dal sacro furore dell’Idea e spinto dal sacrificio dei martiri di Acca Larentia – decido di entrare in una storica sede cittadina del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi), iniziando a condividere con militanti giovani e meno giovani un’intensa e bella stagione di militanza giovanile durata oltre dieci anni. Il sogno raccontava di tante ore passate in sezione, di tante battaglie, di tante soddisfazioni, ma anche di tante delusioni, spesso determinate dalle scelte dei cosiddetti ‘adulti’, mai troppo contrastati.
Anni di militanza coronati dall’ingresso – sancito da una nomina con firma assai autorevole – nel gotha nazionale giovanile. Giornate ricche di idealità, di impegno, di sacrificio, di speranze fortificate dall’entusiasmo dell’età. Anni ricchi di amicizie, fortificate dalla condivisione dei medesimi ideali. In una parola sola, cementate dal cameratismo. Proprio così, nel sogno ci consideravamo camerati in quanto appartenenti, nonostante le tante diversità, ad una stessa comunità militante. Ci sentivamo forti perché dediti a qualsiasi costo (e per tanti il costo è stato fin troppo elevato…) ad una missione, eredi di un testimone che altri, veri eroi, ci avevano consegnato.
Noi, forse coraggiosi, sicuramente arditi ed anticonformisti, qualche volta folli. In tante occasioni costretti ad accontentarci di affermare appena la nostra esistenza, la nostra fede, il nostro legame con una tradizione che arrivava da lontano. Anche con rituali, con segni e gesti esteriori, pur di testimoniare l’appartenenza. Anche con gesti sciocchi, inutili e qualche volta incoscienti. Come presidiare quattro manifesti all’interno di una facoltà universitaria, roccaforte di quelli che erano i ‘nemici’ e per i quali eri un ‘nemico’. Spesso la scintilla scoccava per molto meno.
Una sequela infinita di episodi, incontri, eventi, riunioni, raduni, congressi, cortei che servivano a rafforzare le Idee ed a consolidare i rapporti umani. Dal sogno ho estrapolato i nomi di Toto, Corrado, Giampiero, Roberto, Pierfrancesco, Gilberto, Maurizio, Fabio, Gianfranco, Gianni, Massimo, Alessio, Massimiliano, Agostino, Raffaele, Giustino, Marzio e Nicola…
Ma sono certo di dimenticarne tanti.
Ricordo gli slogan dei pochi cortei ai quali si riusciva a partecipare, tra i più gettonati e gridati all’unisono “Il comunismo non passerà”, “Contro il sistema la gioventù si scaglia, boia chi molla è il grido di battaglia”, “Europa Nazionale Rivoluzione”.
Ricordo che, negli stessi cortei, gli slogan erano accompagnati da una selva di braccia tese, alla faccia della legge Scelba. A riprova che ‘me ne frego’ era il nostro motto.
Ricordo che qualcuno dopo aver scalato il vertice del partito - mi pare Gianfranco - diceva “l’identità che il Msi orgogliosamente rivendica non è tesa a restaurare un regime, bensì a rilanciare valori che quel regime teneva ben presenti”. (La Repubblica - 31 ottobre 1992)
Ricordo che a Strasburgo, in occasione un raduno giovanile delle destre europee, durante la cena di gala scandalizzammo i puritani assai ’lib-dem’ di alcuni movimenti del nord Europa, cantando a memoria “Cara al sol” in omaggio a Blas Pinar, leader spagnolo di Fuerza Nueva.
Ricordo che qualcuno - mi pare Gianni – nel suo documento di candidatura alla segreteria del FdG scriveva “tutti i fenomeni di nostalgismo inutile non hanno nulla a che fare con la difesa delle nostre radici storiche fasciste”. (“Per una rifondazione comunitaria del movimento giovanile” – maggio 1988)
Ricordo che in ogni sezione del FdG c’era almeno un ritratto o una foto mussoliniana e chissà quanti libri che parlavano di Lui.
Ricordo che per protestare contro l’imperialismo americano e per ricordare i Caduti della Rsi qualcuno – mi pare Fabio e Gianni - prese tante manganellate dalla polizia, fu arrestato e denunciato.
Ricordo che in tante città il 28 aprile si celebrava una messa in ricordo dei Caduti per l’Idea.
Ricordo che in un ‘quaderno’ del FdG qualcuno – mi pare Maurizio - tra i riferimenti culturali inserì anche la Carta del lavoro ed i diciotto punti di Verona. (“Memoria, idee, futuro della Giovane Destra” - settembre 1989)
Ricordo tante altre cose, che evocavano un clima, uno stato d’animo, una tensione ideale, una memoria storica. Ma sopratutto ricordo che, anni dopo, tanti erano diventati qualcosa. Chi deputato, chi senatore… chi assessore, chi sindaco… chi ministro, chi presidente.
Ai tempi della militanza, non era quello il nostro obiettivo finale, ma poteva rappresentare una tappa importante del nostro percorso per contare, per decidere, per affermare i nostri valori. Sempre però - dicevamo – all’insegna del “non rinnegare, non restaurare”, come insegnatoci dai padri fondatori.
Poi, mi sono destato ed ho capito che era solo un sogno. Un sogno avvincente, ma il frutto di un delirio onirico. Da sveglio non c’era più traccia di quell’appartenenza. Chi più chi meno si è affrettato a svicolarsi, a defilarsi, a smentire, a spiegare, a giustificare, a negare, tanti a silenziare... Insomma, si cantava, si gridava, si leggeva, si salutava, si affermava, si giurava, ma non siamo mai stati… Non siamo 'ex', tanto meno 'neo' o 'post'.
Ma allora... chi eravamo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di odio, di destra, di passato e di militanza&#8230; Volevo raccontare un fatto che mi è accaduro. Solitamente prima di prendere sonno leggo i giornali, gli articoli rimasti in arretrato durante la giornata. Ieri, mi ha preso Morfeo e mi ha regalato un sogno. Mi ritrovo alla fine degli anni ’70, quando - preso dal sacro furore dell’Idea e spinto dal sacrificio dei martiri di Acca Larentia – decido di entrare in una storica sede cittadina del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi), iniziando a condividere con militanti giovani e meno giovani un’intensa e bella stagione di militanza giovanile durata oltre dieci anni. Il sogno raccontava di tante ore passate in sezione, di tante battaglie, di tante soddisfazioni, ma anche di tante delusioni, spesso determinate dalle scelte dei cosiddetti ‘adulti’, mai troppo contrastati.<br />
Anni di militanza coronati dall’ingresso – sancito da una nomina con firma assai autorevole – nel gotha nazionale giovanile. Giornate ricche di idealità, di impegno, di sacrificio, di speranze fortificate dall’entusiasmo dell’età. Anni ricchi di amicizie, fortificate dalla condivisione dei medesimi ideali. In una parola sola, cementate dal cameratismo. Proprio così, nel sogno ci consideravamo camerati in quanto appartenenti, nonostante le tante diversità, ad una stessa comunità militante. Ci sentivamo forti perché dediti a qualsiasi costo (e per tanti il costo è stato fin troppo elevato…) ad una missione, eredi di un testimone che altri, veri eroi, ci avevano consegnato.<br />
Noi, forse coraggiosi, sicuramente arditi ed anticonformisti, qualche volta folli. In tante occasioni costretti ad accontentarci di affermare appena la nostra esistenza, la nostra fede, il nostro legame con una tradizione che arrivava da lontano. Anche con rituali, con segni e gesti esteriori, pur di testimoniare l’appartenenza. Anche con gesti sciocchi, inutili e qualche volta incoscienti. Come presidiare quattro manifesti all’interno di una facoltà universitaria, roccaforte di quelli che erano i ‘nemici’ e per i quali eri un ‘nemico’. Spesso la scintilla scoccava per molto meno.<br />
Una sequela infinita di episodi, incontri, eventi, riunioni, raduni, congressi, cortei che servivano a rafforzare le Idee ed a consolidare i rapporti umani. Dal sogno ho estrapolato i nomi di Toto, Corrado, Giampiero, Roberto, Pierfrancesco, Gilberto, Maurizio, Fabio, Gianfranco, Gianni, Massimo, Alessio, Massimiliano, Agostino, Raffaele, Giustino, Marzio e Nicola…<br />
Ma sono certo di dimenticarne tanti.<br />
Ricordo gli slogan dei pochi cortei ai quali si riusciva a partecipare, tra i più gettonati e gridati all’unisono “Il comunismo non passerà”, “Contro il sistema la gioventù si scaglia, boia chi molla è il grido di battaglia”, “Europa Nazionale Rivoluzione”.<br />
Ricordo che, negli stessi cortei, gli slogan erano accompagnati da una selva di braccia tese, alla faccia della legge Scelba. A riprova che ‘me ne frego’ era il nostro motto.<br />
Ricordo che qualcuno dopo aver scalato il vertice del partito - mi pare Gianfranco - diceva “l’identità che il Msi orgogliosamente rivendica non è tesa a restaurare un regime, bensì a rilanciare valori che quel regime teneva ben presenti”. (La Repubblica - 31 ottobre 1992)<br />
Ricordo che a Strasburgo, in occasione un raduno giovanile delle destre europee, durante la cena di gala scandalizzammo i puritani assai ’lib-dem’ di alcuni movimenti del nord Europa, cantando a memoria “Cara al sol” in omaggio a Blas Pinar, leader spagnolo di Fuerza Nueva.<br />
Ricordo che qualcuno - mi pare Gianni – nel suo documento di candidatura alla segreteria del FdG scriveva “tutti i fenomeni di nostalgismo inutile non hanno nulla a che fare con la difesa delle nostre radici storiche fasciste”. (“Per una rifondazione comunitaria del movimento giovanile” – maggio 1988)<br />
Ricordo che in ogni sezione del FdG c’era almeno un ritratto o una foto mussoliniana e chissà quanti libri che parlavano di Lui.<br />
Ricordo che per protestare contro l’imperialismo americano e per ricordare i Caduti della Rsi qualcuno – mi pare Fabio e Gianni - prese tante manganellate dalla polizia, fu arrestato e denunciato.<br />
Ricordo che in tante città il 28 aprile si celebrava una messa in ricordo dei Caduti per l’Idea.<br />
Ricordo che in un ‘quaderno’ del FdG qualcuno – mi pare Maurizio - tra i riferimenti culturali inserì anche la Carta del lavoro ed i diciotto punti di Verona. (“Memoria, idee, futuro della Giovane Destra” - settembre 1989)<br />
Ricordo tante altre cose, che evocavano un clima, uno stato d’animo, una tensione ideale, una memoria storica. Ma sopratutto ricordo che, anni dopo, tanti erano diventati qualcosa. Chi deputato, chi senatore… chi assessore, chi sindaco… chi ministro, chi presidente.<br />
Ai tempi della militanza, non era quello il nostro obiettivo finale, ma poteva rappresentare una tappa importante del nostro percorso per contare, per decidere, per affermare i nostri valori. Sempre però - dicevamo – all’insegna del “non rinnegare, non restaurare”, come insegnatoci dai padri fondatori.<br />
Poi, mi sono destato ed ho capito che era solo un sogno. Un sogno avvincente, ma il frutto di un delirio onirico. Da sveglio non c’era più traccia di quell’appartenenza. Chi più chi meno si è affrettato a svicolarsi, a defilarsi, a smentire, a spiegare, a giustificare, a negare, tanti a silenziare&#8230; Insomma, si cantava, si gridava, si leggeva, si salutava, si affermava, si giurava, ma non siamo mai stati… Non siamo &#8216;ex&#8217;, tanto meno &#8216;neo&#8217; o &#8216;post&#8217;.<br />
Ma allora&#8230; chi eravamo?</p>
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		<title>Di: Gino Arce</title>
		<link>http://www.diacoblog.com/2008/05/16/storaceberlusconi-odia-piu-la-destra-che-la-sinistra/#comment-2498</link>
		<dc:creator>Gino Arce</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2008 16:26:50 +0000</pubDate>
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		<description>...CONDIVIDO PIENAMENTE!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;CONDIVIDO PIENAMENTE!!!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: claudia</title>
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		<dc:creator>claudia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2008 21:49:06 +0000</pubDate>
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		<description>Errore, non Della Valle ma Montezemolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Errore, non Della Valle ma Montezemolo.</p>
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	<item>
		<title>Di: claudia</title>
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		<dc:creator>claudia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2008 20:53:13 +0000</pubDate>
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		<description>Berlusconi odia i comunisti.
Berlusconi odia la Destra.
Berlusconi odia Di Pietro.
Berlusconi odia i socialisti.
Berlusconi odia Casini e Panella.
Veltroni lo odia ma cerca il dialogo.
Fa finta di non odiare Bossi.
Ha odiato Fini ma adesso non lo odia più.
Napolitano non gli sta poi tanto simpatico.

Però ama gli Italiani e garantirà loro:
un futuro ricco, non a tutti ma almeno a quelli che lo sono già; 
con più potere nelle mani del primo ministro che almeno così può far le cose per bene;
con Della Valle referente del made in Italy anche se i prodotti italiani sono in gran parte realizzati, costruiti od assemblati in Russia, Polonia,Romania, Cina;  
senza tanti stranieri brutti e cattivi.

Berlusconi, we love you!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi odia i comunisti.<br />
Berlusconi odia la Destra.<br />
Berlusconi odia Di Pietro.<br />
Berlusconi odia i socialisti.<br />
Berlusconi odia Casini e Panella.<br />
Veltroni lo odia ma cerca il dialogo.<br />
Fa finta di non odiare Bossi.<br />
Ha odiato Fini ma adesso non lo odia più.<br />
Napolitano non gli sta poi tanto simpatico.</p>
<p>Però ama gli Italiani e garantirà loro:<br />
un futuro ricco, non a tutti ma almeno a quelli che lo sono già;<br />
con più potere nelle mani del primo ministro che almeno così può far le cose per bene;<br />
con Della Valle referente del made in Italy anche se i prodotti italiani sono in gran parte realizzati, costruiti od assemblati in Russia, Polonia,Romania, Cina;<br />
senza tanti stranieri brutti e cattivi.</p>
<p>Berlusconi, we love you!!!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nic</title>
		<link>http://www.diacoblog.com/2008/05/16/storaceberlusconi-odia-piu-la-destra-che-la-sinistra/#comment-2492</link>
		<dc:creator>Nic</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2008 18:34:28 +0000</pubDate>
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		<description>Senatore, come darti torto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Senatore, come darti torto?</p>
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