LA SINISTRA “RAPITA” DA SE STESSA

Giu 18

Perché per Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini nessuno si mobilita? Perché il loro rapimento non riempie piazze e non agita “movimenti” com’è accaduto per Sgrena, Daniele Mastrogiacomo di “Repubblica”, Clementina Cantoni, per le “due Simone”? Azzardo una risposta: la sinistra radicale ( compreso il cosidetto “movimento” ) è evidentemente “rapita” dalla sua crisi identitaria e ha perso per strada anche quella “generosità” di piazza che in passato aveva condraddistinto la sua azione politica.

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9 commenti a “LA SINISTRA “RAPITA” DA SE STESSA”

  1. Sara scrive:

    Beh, in compenso potrebbe mobilitarsi la destra… oppure a loro non importa un accidenti di questi due? Poverini.

  2. exgiovine scrive:

    Perchè le “due Simone”? Non si dovrebbe dire le “due Simona”? I nomi propri non hanno plurale. Se il plurale di Simona è Simone diventa singolare maschile; Simone è già un nome proprio a sè stante: un mio amico si chiama così ed è uomo e singolare, non è due donne. Eppure da sempre tutti dicono le “due Simone”: non credo sia italiano corretto.

  3. marco.le scrive:

    Diaco, anche stavolta dici bene… I politici che animavano con generosità e prepotenza i cortei nelle piazze d’Italia, se ne stanno ora barricati in qualche salotto, o in qualche segreteria di partito. Sono delusi, perchè non hanno più la poltrona: chissenefrega se ci sono due rapiti che rischiano la vita! Ora a quei politici della sinistra estema interessa liberare, anche a costo di pagare un lauto riscatto, quello spirito nostalgico e demagogico che per molto tempo aveva garantito loro consensi. Sia chiaro, dove sia finito quello spirito non lo sanno neanche loro. Le elezioni per farlo sparire e da quel giorno nessuno ne ha più notizie. Ormai il popolo vota Lega, che piaccia o no, ed anche gli editoriali pubblicati da ‘Liberazione’ non fanno più presa. La sinistra radicale è in crisi identitaria, situazione che accade dopo anni in cui la stessa ha ostentato un’eccessiva sicurezza in se stessa e nelle proprie ‘battaglie’. Se c’è da liberala io non tiro fuori un centesimo.

  4. marco.le scrive:

    scusate x gli errori d battitura e le ripetizioni.. è che l’ho scritto alla velocità dlla luce..

  5. Sara scrive:

    Ex giovine

    Si, hai ragione tu. Evidentemente tutti si sono affezionati al termine “le due Simone” e continuano a usarlo!

  6. stefano scrive:

    E’ quella “generosità” di piazza che spiazza.
    Non si può passare la vita e le generazioni strusciando
    per strada a strillare qualcosa.
    Il plurale di Simona,trovo sia problema superabile,più
    arduo contraddistinguere la propria azione politica in
    maniera meno naif,facendo finta che il 68 sia finito e
    dandosi arie da adulti,poi insomma ,simona simone…

  7. exgiovine scrive:

    Io però riesco ancora a distingure Simona da Simone

  8. angela scrive:

    ciao diago io non credo ne a destra e ne a sinistra ormai la politica e finita da un po di tempo ormai non fanno che a fare li a fare suoi ma la politica e morta tanto tempo fa e nessuno se reso ancora conto.. Qui non conta ne destra e ne sinistra ne nord e sud qui conta che noi italiani pensiamo troppo ai li affari nostri e non a qui due perone presi e trattati come animali e noi ci procuppiano che siano o di destra o di sinistra ma lo stato italiano mi chiedo esiste anocora o no….Perche non ci mettiamo nei panni dei famigliari che inavano aspettano notizie dei loro cari..

  9. giorgio guidi scrive:

    E’ trascorso già più di un mese da quando un breve notiziario alla radio diffondeva la notizia del rapimento di due nostri connazionali e di un locale, impegnati in un progetto di cooperazione in Somalia. Una notizia che senz’altro ha generato ai più né un acceso interesse, né emozioni particolari, seppure giustificate anche dalla lontananza di questo Paese dai nostri luoghi della quotidianità, intesa non soltanto come distanza quantificabile in chilometri, ma soprattutto come baluardi sociali e culturali.
    A chi vive o ha vissuto l’esperienza di lavorare in progetti di cooperazione allo sviluppo, analoghi a quelli di Jolanda, Giuliano, Abdirahman, questa notizia invece ha scosso da vicino, sia per il legame che si crea tra gli operatori nel condividere un’esperienza di lavoro, ma soprattutto umana, così importante e coinvolgente, sia nella percezione così reale con cui tra cooperanti si riesce ad immaginare la situazione che questi nostri colleghi stanno vivendo.
    E’ davvero amaro avvertire il disinteresse a questa vicenda, da parte del nostro mondo; sembra strano che sia lo stesso che ci ha resi tanto sensibili all’attenzione verso l’altro da permetterci di andare oltre ogni paura e dedicare almeno una parte della nostra vita a beneficio di chi non ha avuto le nostre stesse opportunità di crescita e di benessere. L’esperienza della cooperazione non è costituita da un’elite di privilegiati o di figli dei fiori, ma di persone comuni che hanno scelto di mettere a rischio alcune delle certezze più diffuse oggi nel nostro Paese, come la sicurezza, la libertà di espressione e di movimento, l’autosufficienza alimentare, nel tentativo di portarle anche a chi ancora non ne può disporre.
    Far sentire la nostra vicinanza a questi nostri amici contribuisce a lenire il dolore di vivere una situazione così drammatica lontano dalle proprie famiglie e dal proprio contesto culturale e sociale, la cui distanza mette a dura prova già in condizioni di lavoro normali, nei paesi in via di sviluppo.
    Il silenzio dei mezzi d’informazione può essere attribuito da una parte alla scarsa audience di questo genere di notizie che non hanno risvolti politici, strategici, economici di interesse comune.
    E’ invece la mancanza di ogni genere di aggiornamento sulla salute di Jolanda, Giuliano, Abdirahman e sulla trattativa in corso che invece sono doverosi, pur nel rispetto della loro riservatezza, da parte del governo e delle altre istituzioni, anche non governative, che ne sono coinvolte.

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