Archivio del 16 settembre 2008

Su Prodi in Africa continuano a non raccontarcela giusta

set 16

 

 di Pierluigi Magnaschi per “Italia Oggi”

In un mio intervento su Italia Oggi, commentando un articolo pubblicato dal Corriere della sera (poi ripreso da tutti gli altri media) nel quale si sosteneva che Romano Prodi sarebbe stato nominato “inviato” in Africa del segretario delle Nazione Unite, rilevavo che l’informazione non era esatta. Si potrebbe anche dire, rubando la battuta a Steve Jobs, patron di Apple, che, per smentire la notizia che stava morendo di cancro, ha detto che “la notizia era un po’ esagerata”. In linguaggio diplomatico corrente infatti ”inviato” è colui che rappresenta, in una certa missione e a titolo pieno, il vertice dello stato o dell’organizzazione che, appunto, lo ha “inviato”. Tant’è che, di solito, l’inviato è, in queste circostanze, quasi sempre un politico di altissimo rango e non  un  diplomatico o un dipendente, anche se di alto livello.  Romano Prodi, che, senza dirlo esplicitamente, era stato proprio lui a fornire la notizia al Corriere della sera,  tramite il suo ufficio stampa, richiesto dallo stesso giornale  di fornire maggiori spiegazioni sulla sua condizione di “inviato” dell’Onu per l’Africa, si era poi trincerato dietro una pudica presa di distanza dicendo che bisognava attendere “l’incarico ufficiale”.  Quando l’incarico è arrivato, i giornali hanno scritto “Romano Prodi è stato nominato dal segretario dell’Onu Bank Ki-moon a capo di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana che si occuperà delle missioni internazionali per il mantenimento della pace in Africa”. Non è più “inviato dell’Onu” quindi ma si lascia capire ai lettori che Prodi resta responsabile del mantenimento della Pace nel Vecchio continente. Prodi invece sarà solo a capo di un “gruppo di esperti che dovranno occuparsi del miglioramento del finanziamento delle operazioni di pace gestite dall’Unione africana sotto mandato della Nazioni Unite”. Notare il compito esattamente attribuito a questa commissione: “Miglioramento del finanziamento delle operazioni di pace”. Non a caso, della commissione presieduta da Romano Prodi fanno parte cinque illustri Carneadi: James Dobbins (Stati Uniti), Jean-Pierre Halbwachs (Mauritius), Monica Juma (Kenya), Toshi Niwa (Giappone) e Behrooz Sadry (Iran).  Insomma, nessun grande leader politico europeo disarcionato avrebbe mai accettato una presidenza del genere. Jacques Deloros, ad esempio, che anche lui ha presieduto, con grande prestigio, la Commissione Ue, ha preferito dedicarsi ai suoi studi. Il leader socialista ed ex premier francese Michel Rocard,  fa il padre saggio del Pse mentre  l’ex  premier inglese, Tony Blair, e quello spagnolo, Josè Maria Aznar, tengono alto il loro ricordo facendo conferenze di alto livello.


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