Archivio del mese di ottobre 2008

ECCO PERCHE’ FULVIO ABBATE E’ STATO ALLONTANATO DALL’UNITA’ DI CONCITA

ott 31

Come scrive oggi Massimiliano Parente su “Libero”, Fulvio Abbate è stato “liquidato” (è stata sospesa la sua rubrica settimanale sulle pagine nazionali) da Concita De Gregorio, Direttore dell’Unità. Motivo? Abbate, in un’intervista rilasciata a DiacoBlog qualche mese fa, aveva commentato così il nuovo cambio di direzione al giornale fondato da Antonio Gramsci. Riproponiamo l’intervista integrale:

L’Unità ha cambiato direttore. Concita De Gregorio guida da ieri lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Diacoblog ha chiesto al noto scrittore e giornalista Fulvio Abbate, da 15 anni collaboratore e rubrichista dell’Unità, di raccontarci le sue impressioni.

” Sono quindi anni che scrivo e collaboro con l’Unità. Ho vissuto molte stagioni di questo giornale. Francamente mi è sembrato fisiologico e naturale che con l’arrivo di Soru si decidesse di cambiare la guida del quotidiano: del resto Soru ha una sua ambizione politica e credo abbia deciso, dopo l’esperienza alla Regione in Sardegna, di giocare un ruolo nazionale come esponente del Pd. Detto questo, mi spiace non poco per la “cacciata” di Colombo prima e di Padellero adesso: grazie a loro l’Unità, in questi anni, era tornata a vivere. Colombo e Padellaro hanno fatto un miracolo: sono riusciti a resuscitare un giornale che era morto per volontà dei Ds e dei suoli leader “.

E’ un accusa pesante…

” E’ la verità. I Ds hanno ucciso l’Unità dopo averla ritenuta per molto tempo un “cane morto”, e Colombo e Padellaro l’hanno resuscitata con coraggio e passione. Ho sempre condiviso la loro linea editoriale. Solo una critica mi sento di fare alla loro direzione: sono stati troppo miti con i Ds, e avrei voluto che, su alcuni temi, linea del giornale fosse più distante da quella dei Ds”.

Rimpianti per l’Unità diretta da Walter Veltroni?

” Nessun rimpianto. Quando Vetroni dirigeva l’Unità io c’ero e mi facevano passare per comunista, mentre in realtà i comunisti erano altri. Io sono sempre stato un pensatore anarchico. Con Veltroni non ho avuto nessun rapporto ai tempi della sua direzione. Ricordo solo che a me davano 70 mila lire a pezzo, mentre gli amici di Veltroni che scrivevano sul giornale arrivavano a prendere anche 400 mila lire ad articolo.Può sembrare una cosa miserabile questo ragionamento, ma non lo è. Voglio dire che io sono sempre stato fedele all’Unità, anche nei momenti più difficili. Gli amici di Veltroni, invece, dopo la sua direzione, non si sono più visti e non si sono battuti per salvare il giornale ”

Mi sembra che Veltroni non ti piaccia per niente..,

” Una cosa posso dire: il modello veltroniano non mi piace, non mi sembra un modello forte, non ha consistenza. è musica leggera per ceti medi. Condivido tutto delle cose scritte sull’Unità da Travaglio e Colombo su Veltroni”.

Ma l’Unità diretta da Concita De Gregorio non si candida ad essere l’organo di informazione del Pd?

” Non credo affatto. Credo che la De Gregorio farà un giornale di qualità e naturalmente cambierà qualcosa. Ho due cose da suggerire al nuovo direttore: di eliminare le pagine con le quotazioni della borsa e sostituirle con cose più interessanti, tipo inchieste, opinioni e racconti di società. Poi di chiedere a Staino di mettere definitivamente in una casa di riposo il suo “Bobo” e di inventarsi un nuovo personaggio “.

Diacoblog si chiede: I Direttori, come è giusto, decidono e dettano la linea editoriale. Ma togliere la rubrica ad Abbate è uno scandalo.Travaglio stavolta scriverà contro la decisione del giornale per cui collabora, schierandosi a  sostegno di Abbate ?

Gay in Tv, lo stile giusto per parlarne

ott 30

Clicca per chiudere la finestra...

Come aveva preannunciato Gay.it, da un paio di giorni va in onda il nuovo spot della Renault Twingo, in cui il figlio scopre che il padre è una drag davanti ad una discoteca e, superato l’imbarazzo iniziale, gli chiede di tenergli il posto nella fila. Divertente, fresco e privo di qualsiasi stereotipo, questo spot è un esempio di come si possa parlare di realtà lgbt senza cadere nel luogo comune e senza fingersi scandalizzati.  E se non fosse che è già lo spot di una casa automobilistica, potrebbe benissimo essere quello dell’agorà dal titolo “Le parole per dirlo” voluto da Paola Concia, in programma per giovedì prossimo presso la Camera dei Deputati. Tra gli ospiti ci sarà anche il giornalista Paolo Colombo. “Parlare di omosessualità in maniera realistica è una cosa che si può fare benissimo anche in televisione – spiega Paolo Colombo, giornalista sportivo de La7 che ha da poco fatto coming out -. Basta trovare il modo e lo stile giusto. Nella puntata di Victory, la mia trasmissione che andrà in onda il prossimo 5 dicembre, parlo molto di omosessualità nel mondo dello sport a dimostrazione che è del tutto possibile farlo. Purtroppo spesso alcuni colleghi preferiscono affrontare la cosa in modo che il risultato sia il più scandalistico possibile, perché fa più effetto ed è più facile. E’ successo anche con la mia storia, che un giornalista di un quotidiano genovese ha raccontato semplicemente copiando quello che aveva trovato in rete e tagliando le mie dichiarazioni a modo suo. Chiaramente il risultato è stato un disastro, a cominciare della solita confusione che fanno tutti tra ‘outing’ e ‘coming out’”. E a volte è proprio l’impreparazione e la scarsa conoscenza della realtà lgbt a falra da padrona ed a dare adito a mistificazioni, tabu e pregiudizi. “I mass media sono e dovrebbero essere uno strumento di educazione – continua Colombo -, ma l’educazione dovrebbe partire dalla scuola e delle famiglie perché i giovani sono più pronti ad affrontare determinate tematiche in modo aperto e libero. Certo, la tv ha un ruolo determinante: se mi facessero condurre una trasmissione esclusivamente gay, che avesse uno scopo educativo, lo farei molto volentieri”.
“Questo è un paese bacchettone e arretrato in cui ancora chi commissiona la pubblicità si crea il problema di turbare la sensibilità di qualcuno – spiega Agostino Toscana, socio e Art director della nota agenzia pubblicitaria ‘Saatchi & Saatchi’ -. Per questo la pubblicità in Italia è ancora un passo indietro nella rappresentazine della vita delle persone lgbt rispetto ad altri paesi europei”. Nella sua lunga carriera di publbicitario, Agostino Toscana è stato testimone dei tanti cambiamenti che hanno riguardato questo settore e il linguaggio che viene adoperato. “Più i media sono naturali, più sono utili ad abbattere stereotipi. Ma la pubblicità, in questo senso, è il mezzo meno ideologicamente naturale perché è voce del marketing e risponde a regole precise dettate dal mercato e dalle esigenze del committente. Lo spot Renault in onda in questi giorni è raro per grazia ed ha un tocco molto disincantato in cui la drag è il simbolo di qualcosa che una volta destava scandalo e ora non più. Una chiave di lettura potrebbe essere che se chi guarda la clip è una persona che non si scandalizza più per certe cose, allora è pronta per quel prodotto”.

SICURI CHE “IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU” SIA UN INNO DA STUDENTI DI LOTTA?

ott 29

Se proprio qualcuno deve accaparrarsi Rino Gaetano – il cantautore più politicamente conteso degli ultimi anni – costui non dovrebbe essere uno studente dell’Onda anomala. Il fatto che nel cosiddetto “movimento” ci siano studenti di sinistra e di destra è ininfluente, a questo proposito, perché comunque le Onde anomale non sono anarcoradicali com’era Rino, anche se sono in maggioranza antiproibizionisti com’era Rino – e infatti il conflitto di attribuzione attorno al cantante è oggi bipartisan su ogni suo testo tranne che sulla canzone “Ahi Maria” (non si sa se dedicata a una donna o alla marijuana), quella che fa: “Da quando sei andata via /da quando non ci sei più/da quando la pasta scotta non la mangio più/ahi Maria chi mi manca sei tu/la notte vado a ballare per cancellare i sogni miei/da qualche tempo ho più donne del dj, ahi Maria ma tu non ci sei” – perché fin qui Rino può andar bene per studenti e non, per giovani e non, che si pensi a una donna o che si pensi alla marjuana. Invece i manifestanti anti Gelmini (d’ogni colore) oggi cantano la solita “Ma il cielo è sempre più blu”, come gli ormai ex diessini ai tempi dei congressi di scioglimento e come i giornalisti del Secolo d’Italia e i politici di An e Forza Italia che allora contestavano ai Ds lo “scippo” di quel testo non incasellabile. Di certo Rino – il cantautore calabrese cresciuto a Montesacro e morto giovane in un incidente come James Dean – non si sarebbe trovato meglio nell’Onda anomala che nei Ds (e/o in Forza Italia) o (men che meno) nel Pd. Ad allontanare la tentazione di farne un cantante unico per ex diesse ed ex diccì basti la canzone “Ma se c’è Dio”, il cui ritornello potrebbe diventare miccia per ex teodem e neo laicodem: “… ma se c’è Dio, ci sono anch’io buon Dio lo sai/ e se c’è Dio/ di notte ti sento ci sei/di che pasta sei fatta amore/che animale sei”, inno poetico-erotico-mistico poco adatto a chi deve trovare il compromesso etico. E poi Rino, uno che non seguiva la corrente, non avrebbe ripetuto per giorni la frase “la vostra crisi non la paghiamo” – slogan studentesco scandito all’unisono da sinistra e da destra – senza prima buttarci dentro almeno uno sfottò pluridirezionale tipo quelli di cui ha disseminato il testo di “Nuntereggaepiù”: “Abbasso e alè/ abbasso e alè/ abbasso e alé/con le canzoni/ senza fatti e soluzioni/ la castità/ la verginità/ la sposa in bianco/ il maschio forte…eya alalà/ pci psi/dc dc/pci psi pli pri/dc dc dc dc/avvocato Agnelli/ Umberto Agnelli/ Susanna Agnelli/ Monti Pirelli…uè paisà…il quindicidiciotto /il prosciutto cotto /il sessantotto/il pitrentotto/ sulla spiaggia di Capocotta…Nuntereggaepiù”. Si capisce, infatti, che tale canzone oggi farebbe immediata piazza pulita di tutte le polemiche su: guerre mondiali (con buona pace di Ignazio La Russa e del 4 novembre), partiti che non si vogliono sciogliere (con buona pace di Pd e Pdl), piazze studentesche che imitano quelle dei genitori o dei fratelli o degli amici più grandi (con buona pace dei commentatori televisivi), tira e molla su Pacs o Dico (con buona pace degli ex teodem, da un lato, ma anche dei radicali – a cui pure il cantautore era vicino). E se davvero le Onde anomale, come dicono, ce l’hanno sia con il ministro Gelmini che con Walter Veltroni che “si è svegliato troppo tardi”, tanto più “Ma il cielo sempre più blu” non va bene come inno di battaglia. Trattasi, infatti, di una canzone troppo allegramente veltroniana (nel senso del Veltroni baldanzoso e omnicomprensivo del Lingotto, ché il Veltroni del Circo Massimo appare assai più cupo). Trattasi di un testo che, nonostante l’apparenza, non si addice alla lotta di chi si sente “in mutande” causa tagli di Giulio Tremonti. Perché è vero che Rino canta: “Chi vive in baracca/ chi suda il salario/ chi ama l’amore e i sogni di gloria/ chi ruba pensioni/ chi ha scarsa memoria …chi legge la mano, chi regna sovrano/ chi ruba chi lotta /chi ha fatto la spia …/chi mangia una volta/ chi gli manca la casa, chi vive da solo, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco” – e fin qui uno studente e un precario si identificano. Ma è anche vero che poi aggiunge, beffardo, quel poco impegnato e liberatorio urlo “ma il cielo è sempre più bluuuuu” (non esattamente un’esortazione a incatenarsi al portone del Senato).

Leggi Tutto il potere al nulla di Nicoletta Tiliacos

di Marianna Rizzini per “Il Foglio”

IMPARIAMO DA LUI

ott 28


serverstudio web marketing e design