DIACO INTERVISTA BOCCHINO PER “NOVELLA 2000″
di Pierluigi Diaco per “Novella 2000″
Vicepresidente dei deputati del Pdl. Uomo del presidente della Camera Gianfranco Fini, amico personale di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Stimato da Sivio Berlusconi. Insomma, Italo Bocchino è un politico in ascesa. E come sempre quando un politico è in ascesa, cominciano anche i pettegolezzi. Nello specifico, si narra di un’amicizia particolare con Mara Carfagna.
Onorevole Bocchino: dica la verità, nient’altro che la verità, sul suo rapporto con il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna.
«La verità è una sola: è un rapporto di amicizia e colleganza, che se non fosse tra un uomo e una donna, sarebbe normale. Aggiungo: se questa donna, poi, non avesse fatto Tv in passato, sarebbe normalissimo. Ho dato una mano alla Carfagna a comprendere la politica e a districarsi in questo ambiente. Ma non consento e non tollero che tutto questo possa essere trasformato in un gossip, soprattutto per non provocare disagi e sofferenze a mia moglie e alla mia famiglia».
È ancora innamorato di sua moglie?
«Per me la famiglia è al primo posto nella mia vita. Ho imparato la lezione dei miei genitori: per 20 anni sono stati una sola persona, poi, quando avevo 21 anni, mia madre è morta e mio padre tutte le mattine e tutte le sere si svegliava e si addormentava con la sua foto accanto a sé. Guardi, io credo nell’indissolubilità del matrimonio, nonostante chiacchiere e gossip. Con mia moglie c’è un rapporto profondo, che va oltre l’amore. È un percorso di crescita culturale e umana. Io mi sono fatto da solo, venendo dalla provincia, grazie all’incontro con due persone che mi hanno cambiato l’esistenza: Pinuccio Tatarella e mia moglie. Lei è la compagna di una vita. Ha il merito di avermi sprovincializzato, facendomi appassionare a tante cose che non conoscevo, come l’arte contemporanea».
È mai scemata la passione tra voi due?
«Non è la passione a tenere insieme una coppia. La passione va cimentata e consolidata con altro, con i figli, la comprensione, la complicità, la curiosità reciproca. La cosa più importante per la vita di tutti noi è trovare una persona con la quale condividere passioni, gioie, dolori,sconfitte e vittorie».
Lei è felice?
«Io mi ritengo felice, ma va detto che la felicità è una situazione della quale non si conoscono gli sviluppi».
Dicono che lei fatichi a esternare il dolore. È vero che non ha versato una lacrima quando è morto Tatarella, il suo secondo padre?
«Ho pianto e sofferto molto quando è morto mio padre, ma per Pinuccio Tatarella sono scattate emozioni diverse, più controllate. Per me è stato uno shock: lui non aveva figli, e con lui ho vissuto 12 anni di grande crescita. Con Tatarella ho avuto un’evoluzione psicologica, umana e politica. Quando è morto, è stato uno sgomento. Pensi che lo sogno ancora, almeno una volta alla settimana».
E che le dice in sogno Tatarella?
«So che lo sogno, i ricordi al risveglio sono confusi».
Lei è un ragazzo troppo sensibile. Però so che si sfoga in palestra.
«Palestra ne faccio molta, ma in casa, con mia moglie».
In che senso, scusi? Non vorrei sembrarle malizioso.
«E lo è, infatti. Volevo dire che tre volte alla settimana, dalle 8 alle 9 del mattino, viene un personal trainer in casa e insieme a mia moglie facciamo degli esercizi».
Dopo quattro legislature, una moglie, due figli, ora è vice presidente del gruppo Pdl alla Camera. E ancora di lei si dice che è una promessa. Non si è stufato di passare per “giovane”?
«Ha perfettamente ragione. In Italia ci considerano giovani quando siamo già vecchi, e vecchi quando siamo giovani-vecchi. Ai convegni mi presentano ancora come “il giovane emergente”, e ho 41 anni».
Immagino che Berlusconi l’abbia convinta che si può vivere fino a 120 anni.
«Lui ripete sempre in privato quello che dice in pubblico, ma stavolta a parlare è la scienza. Ha ragione, la vita si è allungata».
Stando a questa tesi, lei non è più giovane, ma un moccioso, e Berlusconi un Presidente pivello. Se vivrà fino a 120 anni, avete risolto il problema della leadership.
«Da qui per i prossimi 48 anni (Silvio ne ha 72), il problema non si porrà».
Rimane un problema e si chiama Daniela Santanchè. Berlusconi la vuole imbarcare nel Pdl, contro il parere della maggioranza del vostro partito.
«Quando è diventata deputato, grazie alla comune amicizia con La Russa, sono stato tra i fondatori del Comitato d’Accoglienza per la Santanchè. Ho stima e simpatia nei suoi confronti, ma ha commesso troppi errori. Ha tirato troppo la corda e non sono disposto a fondare un nuovo comitato».
È vero che lei e la Carfagna state “sponsorizzando” Mario Orfeo alla guida del Tg1?
«Mi piacerebbe avere un ruolo così forte da poter sponsorizzare qualcuno alla guida del primo Tg. Il direttore del Mattino è notoriamente un mio amico e un gran professionista. Comunque non è vero, e voglio anche dire che va riconosciuto a Gianni Riotta il merito di aver sprovincializzato il Tg1: Riotta è un vero professionista».
Dell’Utri ha dichiarato che al Tg3 le conduttrici sono troppo “hard”. Condivide?
«Quelli del Tg3 sono riusciti a costruire un giornale autorevole e evidentemente schierato: sono stati bravissimi. Il fatto che abbiano in conduzione delle donne che bucano il video mi pare un valore aggiunto».
Onorevole, abbiamo finito. Un’ultima curiosità: non si sfugge a “Dio, Padre e Famiglia”?
«Non sono bachettone, non sono praticante, ho tanti dubbi sulla fede, sono inquieto e tormentato come tutti. Ma mi sento orgogliosamente italiano e davanti al mistero della vita e della morte, credo ancora che la famigia sia l’unico posto rassicurante».
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