di Francesco Stocchi per DiacoBlog
Piano piano gli artisti stanno assumendo un ruolo indipendente nella gestione del loro lavoro. Solo pochi anni fa, quando l’arte ed il suo mercato erano un luogo meno complicato, il rapporto artista-rivenditore era relativamente semplice. Solo con l’enorme successo dei tempi recenti l’artista ha iniziato a sviluppare rapporti duraturi con più di una galleria lasciando di fatto la gestione della propria economia in mani altrui. Il prezzo, la destinazione delle opere e anche la frequenza produttiva. Oggi, come riportato dal The Art Newspaper, anche a seguito della crisi finanziaria che rende di fatto le gallerie meno assistenzialiste di prima, gli artisti ricominciano a sentire il bisogno di tornare al centro del processo decisionale con l’ausilio di agenti indipendenti o la creazione della propria società. La tendenza a questo modello, anticipata da Richard Prince e spettacolarizzata da Damien Hirst con la sua vendita diretta a Sotheby’s lo scorso settembre, riguarda pochi artisti che hanno sentito il bisogno di comunicarlo, come Keith Tyson, e molti altri che s’indirizzano verso una sovranita’ delle proprie scelte, senza pero’ bisogno di particolari proclami presso la stampa e discutibili giudizi verso chi ti ha lavorato per farti conoscere. Ora che il vento cambia arrivano i primi volta gabbana. Keith Tyson, appunto, rappresentato da gallerie a Londra, New York, Berlino, Milano e Parigi, si e’ rivolto a Richard Wadhams, consulente finanziario: “”Avevo bisogno di una persona indipendente per distribuire il mio lavoro a livello globale piuttosto che un sistema centralizzato alimentato dalle gallerie che sono come gli studios di Hollywood 1930: tutti vogliono il controllo completo del loro talento senza volerlo condividere con nessun altro.” Il desiderio prevalente sembra di avere un maggiore controllo sul destino del lavoro. Ma la contraddizione in termini che rilevo e’ che gia’ altri celebri artisti (tutti britannici) come Damien Hirst, Jake e Dinos Chapman, Rachel Whiteread e Tim Noble & Sue Webster impiegano il Signor Wadhams. Strano come nessuno riesca mai a peccare d’individualismo o originalita’. Nel gregge ci si sente protetti ma cio’ crea un’altro tipo di controllo centralizzato, forse piu’ pericoloso perche’ mosso unicamente da leggi finanziarie, che comunque allontana l’artista dalle tanto decantate “scelte individuali”.