CHIAMAMI COL TUO NOME

giu 21

Fermi tutti! Attenzione! Preparatevi a piangere, singhiozzare, volare. C’è un libro che, da un po’ di tempo, rivoluziona l’anima e le budella di molte personcine per bene, quelle dal cuore grandissimo. “Chiamami col tuo nome”, il romanzo di André Aciman, sta letteralmente iniettando dosi di amorosa passione nelle vene di tutti noi che ci nutriamo di swing e di lame affilate. “Vent’anni fa, un’estate in Riviera. Una di quelle estati che segnano la vita per sempre, dopo le quali niente sarà più come prima. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un brillante professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, Elio aspetta come ogni anno ‘l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura’: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, subito conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti, quasi sfacciati. Anche Elio ne è irretito. I due ragazzi condividono conversazioni appassionate su libri e film, discussioni sulle loro comuni origini ebraiche, e poi nuotate mattutine, partite a tennis, corse in bici e passeggiate in paese. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, fatto di ossessione e paura, di scaltra dissimulazione e slanci ingenui, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. La scoperta di quei giorni estivi e sospesi in Riviera e di un’afosa notte romana è quella, irripetibile, di un’intimità totale, assoluta. Perché l’intensità, la forza di quell’esperienza, l’autenticità di quei sentimenti sono destinate a rimanere insuperate”. Non stiamo parlando della solita, noiosissima e omodepressa storiella gay. “Chiamami col tuo nome” è il ritratto perfetto della Gioia d’Amare: baci rubati, carezze, complicità, sguardi mozzafiato, vene potenti, coiti liberati, spartiti e voluttà. In soffitta tutti gli altri, Aciman è il primo autore, il più sofisticato, a raccontarci la moderna classicità dell’amore tra uomini soli.

di Pierluigi Diaco per “Il Foglio”

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