Archivio del mese di luglio 2009

LA DOLCE MORTE

lug 13

Curioso verificare come la morte, il concetto di morte, sia sempre più estraneo a questo nostro sistema di mondo. Tempo fa la morte veniva accolta in modo più naturale: morire faceva parte del vivere. Ne era la conclusione, ma anche in un certo senso, la giusta appendice. Ogni cosa al mondo muore: animale, pianta, batterio. E in senso cosmico, stelle, materie, perfino gli atomi. Dunque: perché non mettere al centro della nostra esistenza il desiderio di una morte teatrale, avventurosa e felice? Perché la politica non comincia a parlare seriamente, e senza patetici laicismi, del meraviglioso diritto alla morte? E’ questa insopportabile tristezza di morte che ha portato anche una tristezza di vita. Ma se sappiamo guardare così poco alla nostra morte (e a quello che c’è dopo la morte), cosa resta della nostra vita? Mirare al Cielo è la sfida più moderna e più dolce. Il resto sono vite piccole piccole.

di Pierluigi Diaco per “IL Foglio”

“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

lug 9

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Riporto un lucido e illuminante pensiero sull’attuale stato dell’arte.

Le arti visive di oggi producono opere che in buona misura non continueranno a interessare la gente (a parte i collezionisti, i musei, ecc.) in futuro. Però resta un fatto che sono una delle espressioni migliori di quello che oggi sono le società di cultura occidentale, cioè, tra non molto tempo, tutte le società esistenti sulla Terra. Se vuoi sapere che cosa è oggi la cultura dell’Occidente, guarda alle opere di arte visiva che produce. La cultura dell’Occidente oggi è marketing, minore spazio per la famiglia, cultura popolare come unica cultura, scienza e tecnologia come soli saperi, economia di mercato. Queste stesse cose sono le opere di arte visiva di oggi.

(1) Le opere incorporano marketing, cioè sono trovate vendibili attraverso un sistema di promozione efficiente. I promotori, cioè i curatori, oggi sono più importanti degli artisti, come si vede dal fatto che nella pubblicità di una mostra d’arte il nome del curatore spesso ha lo stesso rilievo del nome dell’artista. Le opere sono quasi sempre il frutto di trovate a freddo (tutta l’arte di oggi è concettuale), con lo scopo non di esprimere qualcosa ma di venderle. L’artista esplora quasi a caso, senza coerenza, fino a che non trova una sua “cifra”. Allora ripete all’infinito, con piccole variazioni,  la sua “cifra”, e la cambia solo quando pensa che il pubblico si è stancato e vuole una cosa nuova.

(2) Incorporano emozioni che non sono quelle che legano i membri di una famiglia, dato che la famiglia sta svanendo.

(3) Incorporano cultura popolare (pop), e questo corrisponde al fatto che oggi esiste solo la cultura popolare, cioè la cultura di tutti (i consumatori) e dei media popolari, come TV, graffiti, oggetti venduti.

(4) Incorporano spesso immagini filtrate dalla cultura popolare della scienza e della tecnologia, che oggi stanno diventando gli unici saperi.

(5) Incorporano la “distruzione creativa” (Schumpeter) dell’economia di mercato, con la distruzione continua dei modi precedenti di fare arte e l’invenzione di prodotti sempre nuovi.

Domenico Parisi
Institute of Cognitive Sciences and Technologies
National Research Council

RADIO GIOVENTU’

lug 8

microfono

Classe 1979, inizia la sua carriera in campo giornalistico, ma nel 2000 decide di dedicarsi al business su internet fondando la filiale italiana di BuyCentral.it, il principale motore di ricerca commerciale per lo shopping online francese. Questa settimana, ai microfoni di Radio Gioventù, la rubrica radiofonica condotta dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni e dal giornalista Pierluigi Diaco, Luca Ascani, giovane imprenditore romano racconta la sua avventura, come testimonianza di una generazione che non ha paura di investire sul proprio talento.
“Ho iniziato a vent’ anni come responsabile di BuyCentral – spiega Luca – gestivo la parte italiana e sono diventato socio nel pieno della ‘bolla’ speculativa del 2000, quando i francesi sono falliti e BuyCentral Italia, in utile, li ha salvati. Nel 2004 ho fondato Advance Srl che ho venduto. Sempre quell’anno, con un mio carissimo amico, Salvatore Esposito, ho creato Goadv, una società di informazione e comunicazione oggi quotata in borsa a Parigi. In realtà non sono un tecnico, non capisco niente di tecnologia ma riesco a comprendere cosa cerca l’utente su internet – prosegue Luca Ascani – quali sono i suoi bisogni. Quindi poi è stato un crescendo, con un investimento iniziale di dieci mila euro ora siamo arrivati a fatturare qualche milione di euro l’anno. Il consiglio che vorrei dare ai ragazzi italiani è di guardare internet e soprattutto di osservare quello che accade all’estero e provare a replicarlo qui. Io ho iniziato a vent’anni la mia attività, ma ora sono nella media europea, solo in Italia a ventotto anni sembra che si è troppo giovani per fare gli imprenditori”.

Ascolta Radio Gioventù

“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

lug 6

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FUTURI MONDI POSSIBILI

Pubblichiamo una recente, breve intervista con l’artista Tomas Saraceno

L’universo in una ragnatela
Marinella Paderni: Il titolo della Biennale di Venezia di quest’anno è “Fare mondi // Making Worlds”, a cui partecipi con un‘imponente installazione nel Padiglione Italia. Un tema che sembra fatto apposta per il tuo lavoro. Quale “mondo futuribile” presenti?
Tomas Saraceno: Forse uno che non è stato ancora scoperto o che è in fase di costruzione? Un micro macro cosmos troppo grande o troppo piccolo per poter essere visto a volte…
MP: Guardi alle architetture della natura come modello ecologico per progettare le tue installazioni ambientali, che coniugano la visionarietà dell’arte, l’architettura sostenibile e l’utopia radicale. Cosa ti ha ispirato la tela dei ragni nel lavoro che presenti alla Biennale di Venezia?
TS: Affascinato dalla tridimensionalità delle ragnatele e pensando ai ragni che tessono i futuri ascensori spaziali, il punto iniziale del progetto è la comparazione fatta da alcuni astrofisici e scrittori che hanno confrontato la struttura dell’origine dell’universo con quella della ragnatela.
Il passo successivo è stato realizzare dei modellini in acrilico della sala del Padiglione Italia, dove ho posto dei ragni che hanno tessuto nel tempo le loro ragnatele. Così ho scoperto che la ragnatela come struttura tridimensionale è stata poco studiata, che nessuno al mondo ne ha mai fatto una scannerizzazione in 3D. Poi, con la collaborazione di diversi scienziati e istituzioni, ho trovato il modo di realizzarla.
Ho trovato interessante anche il fatto che il modello di comparazione dell’origine dell’universo — il millennium simulation — sia ancora poco conosciuto, come anche la tela dei ragni in tre dimensioni; anche se è una cosa più tangibile, nessuno finora l’ha capita davvero.
Sono fenomeni troppo lontani da lasciarsi vedere, rimangono invisibili ai nostri occhi, anche se i ragni sono con noi in ogni casa e tessono universi.
MP: Con questo progetto il tuo lavoro sta prendendo nuove direzioni?
TS: Sì, si stanno aprendo nuovi orizzonti. Dopo Venezia farò parte di un gruppo di studio presso la NASA Ames Research Center per tre mesi, e non si sai mai con cosa tornerò indietro.
MP: I tuoi progetti sembrano essere molto più vicini ai futuri bisogni dell’umanità rispetto a tante altre soluzioni economiche per tamponare la crisi. Sei un architetto prestato all’arte o un artista che riscopre nell’utopia una nuova forma di sostenibilità sociale?
TS: Per rispondere alla tua domanda mi piace menzionare Fritjof Capra dal suo libro La rete della vita: “È interessante notare il nesso sorprendente fra i cambiamenti di pensiero e di valori. Entrambi possono essere visti come spostamenti dall’affermazione di sé, o autoasserzione, all’integrazione. Queste due tendenze — autoassertiva e integrativa — sono entrambe caratteristiche essenziali dei sistemi viventi. Nessuna delle due è intrinsecamente buona o cattiva. Ciò che è buono, o sano, è un equilibrio dinamico; ciò che è cattivo, o non sano, è una man canza di equilibrio, che consiste nel dare un’importanza esagerata a una delle due tendenze e trascurare l’altra. Se ora osserviamo la nostra cultura occidentale, ci rendiamo conto di aver dato eccessiva importanza alle tendenze autoassertive e di aver trascurato quelle integrative.”

Tomas Saraceno è nato a San Miguel de Tucumán, Argentina, nel 1973. Vive e lavora a Francoforte.
Marinella Paderni per flashart


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