Archivio del mese di settembre 2009

SCONTRO TRA DIACO E GRILLINI A “LA VITA IN DIRETTA”. LA VERSIONE DI WWW.GAY.IT

set 30

grillini

da www.gay.it

Nel corso de La vita in diretta, la trasmissione di Rai1 condotta da Lamberto Sposini, sono stati trattati i temi dell’omofobia e dei diritti gay. Ma le buone intenzioni sono finite irrimediabilmente in caciara. Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e presidente in carica di Gaynet, il giornalista Pierluigi Diaco e la parlamentare Alessandra Mussolini, hanno discusso delle tematiche omosessuali con il neoletto Mr Gay Italia (accompagnato dalla madre), e con Andrea Peracchio, il ragazzo torinese ripudiato dalla famiglia dopo il coming out e già ospite di Maurizio Costanzo. Ospiti in collegamento da Bologna i volontari del Cassero. Dopo soli due minuti e un primo servizio sul Mr.Gay Luca Giordano, i toni si alzano: la Mussolini rivendica il disagio che avrebbe nell’avere un figlio gay e Grillini le ricorda quanto pesi sulla sua cultura l’essere nipote del Duce. Un’affermazione che già a suo tempo scatenò le ire della parlamentare di centrodestra che ebbe a rivendicare a Porta a Porta quanto fosse “meglio essere fascisti che froci”. «Mi rifiuto di rimanere vicino a Grillini», ha urlato la Mussolini, sedendosi sulle gambe di un’ospite accanto a lei. «La parte lesbica che è in te è venuta finalmente fuori», tuona Grillini. «Te lo dico dietro le quinte qual è la parte di te che viene fuori», risponde la Mussolini. Ma sarà solo l’inizio di una brutta puntata dai pochi contenuti. Pierluigi Diaco ha ribadito il suo disagio di fronte a un’associazione (Arcigay, ndr) «autoritaria che si arroga il diritto di marchiare chiunque come omosessuali e che vuole esercitare su di loro una dittatura ormai insopportabile.» «Quando ho chiesto aiuto ad Arcigay non mi è stato dato», ha confessato Andrea Peracchio. «Lavoravo alla Fiat e anche da lì sono stato buttato fuori. Per la mia famiglia, poi, sono semplicemente morto». «La nostra è un’associazione di volontari che quindi non percepiscono un centesimo – gli ricorda Grillini – e quindi è probabile che nel momento in cui hai chiesto aiuto non hai trovato la persona giusta che potesse offrirtelo». «Gay.it ha condotto un’inchiesta interessante su Arcigay – ricorda Diaco – e che varrebbe la pena di leggere per capire qual è la realtà del “sindacato dei gay”». Contattato dalla redazione, Diaco ha chiesto che «l’inchiesta venga ripubblicata nella homepage per permettere a tutti quelli che hanno visto la trasmissione di capire di cosa si stesse parlando». «Invito tutti a venire alla manifestazione contro le discriminazioni il 10 ottobre a Roma», ha ricordato infine Franco Grillini. «Perché dovremmo essere tutti uguali, viva le diversità» ha chiosato Diaco. «Faremo a meno della tua presenza, tutti gli altri sono invitati». I tentativi da parte del conduttore di riportare i toni, da subito esagitati, alla normalità sono apparsi inefficaci oltre che poco convincenti. La caciara, si sa, fa solo bene all’audience. In barba ai contenuti.

CHIAMBRETTI E’ LA NOSTRA SINISTRA TELEVISIVA, TUTTO IL RESTO E’ NOIA

set 30
  • chiambretti night 10 02

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio“, diretto da Giuliano Ferrara

Altro che Santoro, Travaglio e compagnia. Altro che Dandini, Fazio e Bertolino. Altro che chiacchiere sulla libertà d’informazione, tutte pateticamente autoreferenziali e noiosamente previste dal copione standard da cui ormai attingono tutti i martiri di professione. Se è vero, come evidentemente dimostra un attenta riflessione sui dati Auditel, che i vari Santoro in circolazione raccolgono la maggior parte del loro pubblico tra gli elettori di centro-destra che guardando “Anno Zero” si ricordano quando erano giovani e belli e militavano anagraficamente a sinistra, allora è altrettanto vero e sacrosanto che c’è un vasto pubblico giovanile, molto trasversale e che ha vissuto il suo ‘68 grazie alla rivoluzione culturale di Silvio Berlusconi e alla canzoni manifesto di Vasco Rossi, che trova in Piero Chiambretti il suo portavoce e la sua bandiera. Questo gioioso e per nulla ideologico pubblico giovanile che pensa e si diverte guardano “Chiambretti Night” su Italia 1, èmolto meno prevedibile di come si possa pensare o di come lo si possa liquidare: è figlio di genitori che hanno tradito le loro battaglie giovanili, è composto di ragazzi e ragazze che fanno zapping senza pregiudizio alcuno passando dalla De Filippi alla Gabanelli, è politicamente definibile così, “berlusconiano di sinistra”. Si, proprio come Chiambretti. Piero, allevato a pane, Raitre e Bruno Voglino, è il più sofisticato, disinvolto, scafato e sincero conduttore televisivo che puzza di sinistra senza puzzare mai di moralismo e opportunismo. E’ “berlusconiano” per volontà divina, e “di sinistra” per esigenze puramente terrene. Lavora nell’azienda del Cavaliere con la nobile missione di fare il dissolutore dell’ovvio, e forse vota ancora a sinistra per quella torinese e rigorosa nobiltà d’animo che, ogni tanto, traspare nelle sue piroette televisive. E pensare che quando era ancora in trattativa con Mediaset, prima di sbarcaredefinitivamente in terza serata su Italia 1, Piero ha vissuto momenti di solitudine e sconforto: più volte ha pensato di rinunciare alle lusinghe di Pier Silvio, di tornare eroicamente a barcamenarsi nei tristissimi e pericolosi  corridoi della Rai; ha perfino dovuto sopportare le ramanzine beffarde e  violente di amici e conoscenti che, con amicizia sinistra, tentavano di dissuaderlo iniettandogli dosi massicce di”sensi di colpa” e di moralismo coatto. Chiambretti, neanche fosse quel leader riformista tanto atteso dai militanti del PD, ha resistito alle invidie e all’infamia, e con coraggio e ammirevole disinvoltura, ha accettato la sfida entrando neanche troppo in punta di piedi nella tv di Pier Silvio. Tant’è che da buon artigiano della tv si è messo subito al lavoro, dirigendo perfino i cantieri di quello che poi sarebbe diventato il più bello studio televisivo in circolazione  nell’etere, dimostrando  che “di sinistra” oggi c’è rimasto solo il talento, perchè tutto il resto purtroppo lo paga sempre e solo il Cavaliere. Meraviglioso! Un colpaccio del genere televisivo! Una piroetta ben riuscita! Un colpo di teatro da far morire d’invidia tutti quegli scrittori, ormai solo firmatari di appelli, che di teatrale hanno solo gli spazi che li ospitano a sputare sentenze e odio gratuito. Altro che Santoro, Fazio e la Dandini, Chiambretti sa volare con ali di angelica intelligenza, libero, con spavalderia sabauda, perchè fortunatamente non conosce la tristezza del peccatore di sinistra, nè la disperazione dell’escluso per vocazione, ma solo la gioa innocente di provocare con malizia e astuzia. Chiambretti è la nostra sinistra televisiva, tutto il resto è noia.

“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

set 29

duchamp
Marcel Duchamp, veduta interna di Étant donnés, 1946-66

Marcel Duchamp, l’artista che più ha influenzato l’arte del 20° secolo, colui che tutto aveva già fatto e pensato, rendendo buona parte degli artisti che lo hanno succeduto suoi discepoli o veneratori, plagiatori o dj, in grado di mixare quanto era gia’ stato elaborato e nulla piu’. Primo artista concettuale (anticipa di 50 anni la nascita del movimento d’arte concettuale), alla fine della sua vita si era beffato del mondo. Stanco di sentirisi chiedere che cosa stesse facendo, a che cosa stesse lavorando, ha lasciato credere di essersi prematuramente ritirato dalla scena artistica per dedicarsi unicamente al gioco degli scacchi. Più che una passione per l’artista francese, una vera filosofia di vita. In realtà, silenziosamente, Duchamp ha lavorato per 20 anni alla sua ultima, grande opera (Étant donnés 1946-66), svelata postuma, quindi non inclusa nel catalogo generale della sua opera. Era troppo per Duchamp vedersi confinato interamente in un volume. Il Philadelphia Museum of Art che possiede la sua più vasta collezione di opere, dedica un’intera mostra a Étant donnés e allo stato volutamente clandestino e beffardo nel quale è stata concepita. Opera misteriosa, controversa, sicuramente non la più interessante di Duchamp, ma decisamente avanti con i tempi, forse anche troppo.

Marcel Duchamp, Étant donnés
Fino al 29 novembre
Philadelphia Museum of Art

CON “ATTRAVERSAMI IL CUORE” TORNA PAOLA TURCI

set 28

turci

di Elisabetta Malvagna per ANSA

Si e’ sempre raccontata ‘’senza pudore, senza ipocrisia, anche a costo di fare figuracce”. Per lei scrivere canzoni e’ una ”necessità”. Cosi’ come in Attraversami il cuore (scritta insieme al cantautore Marcello Murru), il nuovo album in uscita il 2 ottobre, nel quale Paola Turci racconta un lato inedito e dove, grazie anche a Domenico Modugno, canta per la prima volta l’amore. L’album rappresenta la prima parte di una trilogia dedicata all’amore, al sociale e all’universo femminile, in uscita tra il 2009 e il 2010. Il brano, che e’ stato escluso dal festival di Sanremo targato Bonolis, sara’ in radio dal 2 ottobre. Per la cantautrice romana si tratta di un traguardo raggiunto dopo un lento cammino, iniziato dopo aver conosciuto ‘Dio come ti amo’ di Modugno e ‘Paloma negra’ di Chavela Vargas: ‘Sto vivendo un momento molto bello e importante. Non avevo mai scritto una canzone d’amore – spiega – Ma, pescando da altri autori ho scoperto l’urgenza, la necessita’ di raccontare l’amore con la a maiuscola”. Ad aprire l’album e’ ‘Sono io’, ”una confessione, un modo per esprimere il bisogno di chiarire i fatti, i sentimenti piu’ segreti, per comprenderli”. ‘Dio come ti amo’ e’ una riuscita versione femminile del celebre brano di Modugno, un omaggio al grande artista, senza pero’ tradirlo, ne’ tradire se stessa. ”La canto da diversi anni, la prima volta l’ho provata con la chitarra ed e’ venuta fuori una versione un po’ tangata, un po’ diversa dalla sua. L’abbiamo registrata live in studio e ho chiesto a Paolo Fresu di impreziosirla con un suo solo”. ‘Piccola canzone d’amore’ e’ ”l’ago della bilancia del disco, racconta l’amore in senso assoluto, un amore spirituale, come unica ragione di vita, quello a cui tutti dovrebbero ambire per trovare la felicita”’. Ma c’e’ anche un brano dal risvolto femminista, ‘La Mangiatrice di uomini’: ”E’ un richiamo al giudizio della gente, al quale la donna, portatrice di valori sacrali e sensuali allo stato puro, reagisce con rabbia e freddezza, alzando la testa e lanciando ‘maledizioni’ a tutti, tranne ai cani”. ‘Nel nome di chi’ e’ il brano apparentemente piu’ leggero dell’album, in cui racconta la rabbia di un amore suicida. Il suo primo romanzo, Con te accanto’, scritto a quattro mani con Eugenia Romanelli ”mi ha aiutato molto a liberare la mia fantasia. Un libro ti da’ uno spazio vuoto, dentro il quale nuoti tranquillamente e ti porti avanti, bracciata dopo bracciata. Mi sono lasciata andare. Non e’ stato facile tornare alla forma canzone, alla scrittura in versi”. Confessa: ”Non pensavo di pubblicarlo. Io mi considero un’interprete di canzoni, non una scrittrice. Ma quello che conta e’ camminare dentro gli eventi della vita, che possono essere un libro, una canzone o una trasmissione radiofonica”, dice riferendosi al programma che ha condotto in diretta qualche mese fa, ‘La mezzanotte di Radio 2′. Dopo 9 partecipazioni a Sanremo, dubita di tornare quest’anno all’Ariston. Da sempre sensibile ai temi politici e sociali, da ‘Bambini’ a ‘Rwanda’, e’ delusa dalla sinistra italiana, che ”ora fa opposizione, ma quando era al governo non ha fatto niente per il conflitto di interessi: non se la puo’ prendere con nessuno. Io sono una che crede negli ideali, ma ormai la politica e’ solo una questione di poltrone”. A 45 anni vive un momento molto positivo: ”Sono innamorata”, confida. Desiderio di maternita’? ”Io un figlio lo farei subito – risponde – ma vorrei non essere guardata come una tardona: io – conclude – mi sento una ragazzina”.


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