Archivio del mese di gennaio 2010

GIORNATA DELLA MEMORIA/IL RICORDO DI PALATUCCI A RADIO GIOVENTU’

gen 27

In occasione della Giornata della Memoria, per non dimenticare la Shoah, Radio Gioventù – la rubrica radiofonica del ministero della Gioventù, condotta dal ministro Giorgia Meloni e dal giornalista di Rtl 102.5 e direttore del quotidiano Il Clandestino, Pierluigi Diaco – ha voluto dedicare la puntata a Giovanni Palatucci, commissario di pubblica sicurezza a Fiume durante la seconda Guerra mondiale, morto a Dachau e medaglia d’oro al merito civile. A ricordarne la memoria un testimonial d’eccezione: il giornalista e scrittore Toni Capuozzo. “Quando parlo di Giovanni Palatucci smetto di essere giornalista perché per me è una storia di famiglia – racconta Toni Capuozzo – Mio padre era un giovane brigadiere e lavorava con Palatucci nella questura di Fiume. Non mi parlò mai personalmente di quel periodo perché cercava di proteggermi dalle brutture della storia, ma io ascoltavo i racconti dei miei genitori quando incontravano gli amici. Ascoltavo le chiacchiere tra adulti che si smorzavano, appena noi bambini ci avvicinavamo perché era la storia di un gruppo di funzionari dello stato italiano, guidato da un giovane di nome Palatucci che, a Fiume, da vice questore si trovò poi, a essere, di fatto, questore dipendente dalla Repubblica di Salò”. “Palatucci salvò centinaia di ebrei avviati verso l’Italia con documenti falsi. Quando fu arrestato Il 13 settembre 1944 – prosegue – qualcuno si recò a casa dei miei, credo un collega, e disse che Palatucci era su un vagone piombato e stava per essere avviato verso i campi della Germania. Mio padre si recò in stazione e percorse il marciapiede parlando ad alta voce per farsi riconoscere e dal treno Palatucci gli lanciò un biglietto. Fuori dalla stazione lesse il biglietto di Palatucci che invece di preoccuparsi per se stesso, pregava che fosse avvisata la famiglia di un giovane triestino che era stato a sua volta portato verso la deportazione. Palatucci non può essere definito banalmente un antifascista o antinazista – termina – era una persona di grandi qualità umane e molto cattolico. Questo gesto di preoccuparsi per altri, anche in un momento così difficile, credo testimoni lo spessore di questa figura”.

Ascolta la puntata

“UOMINI&DONNE OVER 60″

gen 21

Viva gli Uomini e le Donne over 60. Grazie al cielo la Tv italiana, per opera della divina redentrice Maria De Filippi, ha restituito valore a questo ben di Dio fatto di persone vere, corteggiamenti veri, sentimenti veri, e premiato da ascolti meritati. Che matte, che divertenti, che dolci queste puntate di “Uomini e Donne over 60” dove i “costruttori” di questa Italia spericolata si danno pace mettendosi a ballare e a fare l’amore come prima e meglio di prima. Uomini&Donne che hanno vissuto matrimoni lunghissimi, spesso imposti dalle regole famigliari o, sessantenni che sanno come rendersi amabili e che hanno imparato a sostituire il ricatto della memoria con l’orgoglio del futuro. Grazie Maria! Finalmente una trasmissione che restituisce alla terza età un diritto di cittadinanza in Tv spesso negato. Finalmente un eccellente francobollo televisivo che dona a noi, appesantiti dalla gioventù, la gioia di vivere e continuare a sbagliare.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

“METTI IL DIAVOLO A BALLARE”, IL PRIMO ROMANZO DI TERESA DE SIO

gen 9

Teresa_de_sio

In tempi di magra letteraria, è cosa piacevolissima perdersi tra le pagine di un libro che parla di terra e sapori, di credenze ataviche e di erbe miracolose e fatali. Con il suo primo romanzo, la cantautrice Teresa De Sio mi ha trascinato, contro la mia volontà e senza nessun particolare interesse verso la “California” d’Italia, in un viaggio allucinogeno dentro una notte di Carnevale di Mangiamuso. Lì dove il terreno si fa aspro e impenatrabile ho conosciuto il pavido Don Filino, la parrucchiera-maga-stilista La Saputa, le avare gemelle Santo, Severino ragazzo-lupo, tutto quel ben di Dio che solo la miseria sa regalare a chi ha gli occhi per intender piano piano. La De Sio, da anarchica narratrice del dettaglio regionale, contagia il lettore accompagnandolo per mano verso quel tempo, meraviglioso ma incerto, in cui le tarante mordevano nelle campagne inoculando il veleno nei corpi dei pizzicati, e bisognava mettersi “a ballare” per liberarli dal male. Modi antichi, cinematografici, diabolici, agresti, come quelli di donna Aurelia la vammàna che sperimenta l’impossibile per scacciare il maligno e le avversità luciferine. E scoprire, alla fine, che la saggezza ha molto a che fare con l’arroganza di casta.

di Pierluigi Diaco

© 2009 – IL FOGLIO QUOTIDIANO


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