L’ISOLA CI CONSEGNERA’ UN BUSI REDENTO E NORMALIZZATO

di Pierluigi Diaco su il quotidiano “LIBERO“
- Grandioso! Spettacolare! Meraviglioso! Finalmente Aldo Busi, dopo anni di giravolte nelle saune e di interminabili eloqui in lingua volgare, ce l’ha fatta a farsi presentare da Raidue come “il più grande scrittore italiano”. Lo aveva concordato con gli autori, aveva imposto alla produzione di essere “offerto” al pubblico come il più importante narratore del nostro paese, poi si era preparato, già prima di partire, un “temino” su Haiti per accontentare gli amici del Manifesto, infine si era sincerato che la sua casa editrice facesse qualche ristampa degli ultimi libri. E’ andato tutto per il verso giusto, compresi lo spericolatissimo volo dall’elicottero che lo ha scaraventato sull’Isola dei Famosi e la fame di visibilità che, all’improvviso, è stata acidamente risarcita. D’altronde Busi, malgrado la sua apparente e scafata appartenenza al comunismo italiano che fu, è il più “berlusconiano” degli scrittori in circolazione. Vanesio, fanatico, permaloso, talentuoso, narciso, imprevedibile, Busi ha sempre usato la tv per esorcizzare il complesso di non essere mai stato riconosciuto per le sue piroette letterarie, ma solo ed esclusivamente per le sue provocatorie, beffarde e gustosissime esibizioni televisive. Solo il cinismo diabolico di Simona Ventura poteva restituire a Busi quello che è di Busi: la tv. Lo scrittore, infatti, non ha mai desiderato veramente la stima e l’attenzione che solitamente meritano gli intellettuali, non si è mai sottratto sul serio alle lusinghe del successo popolare, non ha mai imparato ad essere meno venale di un opinionista, non si è mai del tutto liberato dai ricatti della suo organo genitale, ha creduto per tutta la vita di essere unico e irripetibile rinunciando perfino a fare i conti con Dio. Ha criticato e sentenziato dappertutto contro la cultura imperante, ignaro di esserne l’emblema più simpatico e convincente; ha sputato contro Silvio Berlusconi, imitandone, inconsapevolmente, la disinvoltura e l’epica dell’Io; ha attraversato le tempeste ormonali di centinaia di ragazzi alle prime armi, per poi condannare le pirotecniche peripezie del cuore di un Presidente del Consiglio alle prese con fanciulle “armate” e ambiziose. Ha sperato tutta la vita di essere amato e odiato con la stessa plateale passione con cui si apprezza e si detesta il Cavaliere, ma la sua letteratura non è arrivata al cuore della gente, e si è visto così costretto a pregiudicare se stesso, offrendosi, felicemente remunerato, ad una nuova illusione chiamata “Isola”. Ma la tv, come è noto, è lo strumento più berlusconiano che esista,e non mi si venga a dire che la partecipazione dello scrittore al “reality” nasce dal desiderio di iniettare una manciata di cultura e una dose di “buon vocabolario” al suo interno. Busi è sull’Isola perchè quello è il suo posto, Busi fa la tv perchè è la cosa che sa fare meglio, Busi fa opinione perchè la considerazione che ha di sè è tragicamente comica, Busi diventerà una star del piccolo schermo perchè la sua scrittura si è sempre prestata meglio a sceneggiare se stesso. Evidentemente nelle prossime settimane il suo personaggio affogherà nel mare dell’ipocrisia televisiva, la sinistra italiana non mancherà di interrogarsi su uno dei suoi simboli più laterali, e anche stavolta il piccolo schermo consegnerà al paese un “oppositore” redento e normalizzato.





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