apr
21

- Il Ritorno de La Pupa e il Secchione è stato obiettivamente un successo, raggiungendo al tempo stesso un alto valore di share del 15.90% (complice il termine dopo l’1 di notte) ma anche una media da record per Italia 1 (2.700.000 è forse il suo più alto ascolto dell’anno). Ha vinto uno show con una sua identità ben precisa, si è affermato nella geografia televisiva un programma che registra alla perfezione la cultura popolare di oggi, si è imposto sul palinsesto tv un codice comportamentale di dubbio valore etico ma dall’alto tasso erotico e, lasciatemelo dire, perfino intellettuale. Chi sta dietro la macchina de La Pupa e il Secchione (gli autori in primis) sa miscelare l’alto e il basso, la leggerezza e la riflessione, il buon gusto e la volgarità, la provocazione e il racconto. Se la prima edizione poteva sembrare decisamente più stravagante e incosciente, vedendo Il Ritorno si hai la sensazione che gli autori abbiano pensato a scrivere un programma di culto, un contenitore capace di fotografare lo stato d’animo di un paese dove il sapere e il piacere sessuale soddisfano ormai gli stessi palati. Qui gli italiani-concorrenti non sono nè amici, nè piccoli fratelli, nè talentuosi mocciosi alle prese con l’x factor: sono normalissimi e banalissimi esseri umani che dentro la pancia hanno un frullatore capace di fare a pezzettini valori e ormoni, sentimenti e complessi, frustrazioni e ambizioni. Le Pupe si presentano come delle coattissime gnocche ferme alla fermata dell’autobus, i Secchioni come dei potenziali killer travestiti da maestri di scuola media: le prime, in realtà, hanno più cose da dire dei loro pretendenti, i secondi, sotto sotto, sognano da tutta la vita di spalmarsi la crema idratante sulle cosce. Di perversione e cinismo, evidentemente, si nutre il programma, tant’è che in questa edizione i Secchioni appaiono molto più consapevoli del loro ruolo, estremamente autoironici e taglienti, come a dire che nell’Italia di oggi spetta ai disadattati il compito di redimere le sceme e insegnare loro a guardare il mondo con occhi nuovi. Pensa te! Una volta erano ragazzotte disinvolte e dalla risarella facile ad accompagnare per mano i giovani nerd verso la scoperta di luoghi bui e miracolosi, oggi la faccenda funziona al rovescio: le pupe hanno capito che mettere due parole dietro l’altra può perfino essere divertente e remunerativo, quindi tanto vale imparare la lezione possibilmente pagando in natura. Questa, se volete, è la morale de La Pupa il Secchione e il motivo del suo straordinario successo di opinione e di pubblico: se si impara al far cadere le inibizioni, giocare con i propri difetti può diventare motivo di vanto e di orgoglio. Per la dignità c’è tempo, magari dopo aver ottenuto un immeritato successo. Oppure, se ne può fare perfino meno. Soprattutto qui, in Italia.
- di Pierluigi Diaco su “LIBERO”
Tags: Enrico Papi, La Pupa e il Secchione, Libero, Paola Barale, pierluigi diaco
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apr
21

- Il segreto dell’amore di coppia è l’ironia, di entrambi. Questo ci hanno insegnato Sandra e Raimondo. Una coppia che è stata irresistibile nel lavoro, complice nel sentimento, presente e generosa nei rapporti d’amicizia. Simpatia, sarcasmo e intelligenza sono stati gli ingredienti che Vianello e Mondaini hanno miscelato con cura per tutta la vita, anche quando la malattia e una leggera depressione hanno tentato di impossessarsi del loro stato d’animo, tentando invano di prendersi gioco perfino del loro spirito. Ieri e’ scomparso Raimondo e tutti pensano a lei, all’amata compagna , a quella donna che gli è sempre stata accanto senza mai perdere la sua autonomia : per lo spettacolo sono stati il simbolo stesso di gioie e dolori della vita a due, di un esistenza comune vissuta con passione e sobrietà fino all’ultimo, l’emblema più riuscito di una pagina di storia italiana scritta a quattro mani. Una cifra, la loro, che nel tempo è diventata uno stile inimitabile ma, evidentemente, copiato da molti: sperimentato con successo in tv negli anni ‘70 e ‘80 era diventato il cuore della sit-com Casa Vianello negli anni ‘90 e 2000. Classe 1922 lui, 1931 lei, sono stati insieme 52 anni sulla vita e sul set. Si erano conosciuti nel 1959 e si sposarono tre anni dopo, formando una delle più inossidabili e divertenti coppie dello spettacolo italiano. Non riuscirono ad avere figli, ma in compenso adottarono un’intera famiglia di filippini. Non si persero mai in inutili menate coniugali sull’impossibilità di mettere su famiglia, ma osarono a dismisura investendo una cospicua somma di denaro per aiutare chi aveva più bisogno d’aiuto e , chi, al contrario di loro, era privo d’amore e di affetti. Sono stati testimoni, magari involontari, dell’amore coniugale: ci hanno dimostrato che chi ama davvero, travolto da quell’amore che ha in sé qualcosa di divino, ha il privilegio di avere e vivere una stessa sorte, fare uno stesso cammino nella vita, possedere la stessa quantità di farfalle nella pancia. Ma Sandra e Raimondo hanno osato di più: hanno fatto del loro privato uno spassoso racconto pubblico, dal sapore teatrale, che gli ha permesso di capire quanto la leggerezza ti consenta di proporti all’altro in modo più divertito e divertente.
- Ma sono stati, sempre insieme, sperimentatori coraggiosi e anche un po’ azzardati: contro i consigli che da più parti arrivavano, decisero di andare a lavorare clamorosamente nella nascente Fininvest nel 1982 ”quando era un atto eroico lasciare la Rai”, quando, come racconta Fedele Confalonieri, sposare l’avventura delle tv private significava venire messi letteralmente al bando dal servizio pubblico. Nasce in quegli anni un rapporto di profonda amicizia e di stima professionale con Silvio Berlusconi, a cui i due, se pur con moderazione e sobrietà, non hanno mai fatto mancare affetto e sostegno per la scelta di occuparsi di politica a tempo pieno. Sempre leali in pubblico con il loro editore, in privato, soprattutto Raiomondo, però non ha mai nascosto al Cavaliere alcune perplessità su temi e argomenti da cui dissentiva. Testa calda lui, animo più che peperino lei. Avevano lasciato le scene nel 2008 con un’ultima sit com per Canale 5 “Crociera Vianello”. In navigazione erano stati persino raggiunti da un gossip insistente che dava per morto Raimondo. Ironicamente implacabili come al solito, i due si erano fatti una risata: ”’Raimondo – aveva commentato Sandra – stavolta tocca a te”. Crociera Vianello rappresento’ l’addio televisivo dell’amata coppia che aveva divertito l’Italia in tv per mezzo secolo con le scenette matrimoniali. ”Non e’ detto, dipende” si era lasciato sfuggire Raimondo sul set, ”Sandra a casa si annoia”, riferendosi alla sempre inquieta Sandra che non vuole stare nell’abitazione (a Milano 2, a pochi passi dagli studi Mediaset di Palazzo dei Cigni). Poi sempre nel 2008 insieme erano saliti, entrambi entusiasti ma molto affaticati, sul palco dell”Ariston per il premio alla creatività Siae. ”Ho avuto e combattuto il cancro e da tre anni convivo con questa malattia, la vasculite, che provoca l’infiammazione dei muscoli e dolori fortissimi – aveva spiegato Sandra Mondaini annunciando l’addio alla tv – Ormai al massimo potrei interpretare una vecchia zia in carrozzella”. ”La mia e’ una malattia rara – disse – nessuno conosce la cura”. ”Io si’- aveva detto il solito Vianello – ”e naturalmente – replico’ lei – non vuoi dirmela…”. Adesso sarà compito del Signore prendersi cura di Raimondo. A Sandra ci pensiamo noi, il pubblico.
- di Pierluigi Diaco su “LIBERO”
Tags: Berlusconi, Diaco, Fininvest, Libero, Mediaset, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini
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apr
6
- Si allunga la lista dei vip che confessano di soffrire di disordine bipolare. Ma le parole di attori come Stephen Fry, Carrie Fisher e Mel Gibson, e cantanti come Robbie Williams – che sicuramente hanno contribuito a far conoscere un problema di salute mentale ancora poco noto al grande pubblico – hanno avuto un inatteso effetto collaterale. Secondo alcuni psichiatri, infatti, queste confessioni hanno regalato un’aura di glamour e creatività alla patologia. In Gran Bretagna i medici di famiglia e gli psichiatri sarebbero bombardati da persone che chiedono di farsi controllare, con in mente già ben chiara la diagnosi: pensano infatti di soffrire di disordine bipolare. In Italia il fenomeno coinvolge soprattutto il mondo politico: l’altro ieri, ad esempio, alcuni notissimi rappresentanti dell’area liberal hanno intonato “Bella Ciao” insieme ad un furbissimo Woody Allen munito di clarinetto. Pare che l’eccitazione dei neo-centristi presenti in sala arrivasse alle stelle. D’altronde qui da noi il disordine bipolare è molto democratic style!
di Pierluigi Diaco su “Il Foglio“
Tags: Democratic Style, Diaco, disordine bipolare, Dj&Ds, il foglio
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