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AMICI

mar 2

“Corpi. Sudori. Sguardi. Ammiccamenti. Effusioni. Voluttà. Desideri. Erotismo. Perversioni. Amori. Illusioni. Feticismi. Godimenti. Sogni. Una volta, di tutto questo ben di Dio, ne parlava con malizia poetica Pier Paolo Pasolini. Oggi, lo fa, con diabolica maestria, Maria De Filippi. “Amici” è la messa in scena di “Ragazzi di vita”. “Amici” è quanto più di neo pasoliniano si possa vedere in tv. E Maria, come Pier Paolo, fa paura. Tanta paura”. Scrissi queste poche righe qualche mese fa sul Foglio e la mia posta elettronica venne subito invasa da insulti, offese, patetiche e ideologiche riflessioni, cialtronerie scritte da chi ama l’ordine fisso delle cose e ha paura di innamorarsi delle ragioni altrui. Con alcuni “detrattori” della De Filippi ho provato a confrontarmi via email, con altri ho discusso liberamente all’interno del mio programma su Rtl 102.5, con taluni è stato impossibile parlare perchè, militando nel pregiudizio, liquidavano la questione più o meno così: “Amici è un programma diseducativo e il cinismo della sua conduttrice è pericoloso”. Dopo la vittoria di Valerio Scanu a Sanremo, in molti si sono sintonizzati su Canale 5, magari spinti solo dalla curiosità, per tentare di capire le ragioni di un successo che né gli addetti ai lavori né i critici più disinvolti riescono a decifrare con profondità e coraggio. I motivi dello snobismo di molti sono da imputare alla pigrizia con cui si affrontano le novità mediatiche del nostro tempo, relegandole, prima ancora di comprenderle, come operazioni di comunicazione e quindi prive di un valore culturale. E’ un peccato che non si comprenda che all’interno di “Amici” si sviluppano gli ideali, i valori e il codice di comportamento di una generazione che attraverso il “successo” tenta di esorcizzare le sue fragilità e le sue solitudini.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

L’ISOLA CI CONSEGNERA’ UN BUSI REDENTO E NORMALIZZATO

feb 26

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di Pierluigi Diaco su il quotidiano “LIBERO

  • Grandioso! Spettacolare! Meraviglioso! Finalmente Aldo Busi, dopo anni di giravolte nelle saune e di interminabili eloqui in lingua volgare, ce l’ha fatta a farsi presentare da Raidue come “il più grande scrittore italiano”. Lo aveva concordato con gli autori, aveva imposto alla produzione di essere “offerto” al pubblico come il più importante narratore del nostro paese, poi si era preparato, già prima di partire, un “temino” su Haiti per accontentare gli amici del Manifesto, infine si era sincerato che la sua casa editrice facesse qualche ristampa degli ultimi libri. E’ andato tutto per il verso giusto, compresi lo spericolatissimo volo dall’elicottero che lo ha scaraventato sull’Isola dei Famosi e la fame di visibilità che, all’improvviso, è stata acidamente risarcita. D’altronde Busi, malgrado la sua apparente e scafata appartenenza al comunismo italiano che fu, è il più “berlusconiano” degli scrittori in circolazione. Vanesio, fanatico, permaloso, talentuoso, narciso, imprevedibile, Busi ha sempre usato la tv per esorcizzare il complesso di non essere mai stato riconosciuto per le sue piroette letterarie, ma solo ed esclusivamente per le sue provocatorie, beffarde e gustosissime esibizioni televisive.  Solo il cinismo diabolico di Simona Ventura poteva restituire a Busi quello che è di Busi: la tv. Lo scrittore, infatti, non ha mai desiderato veramente la stima e l’attenzione che solitamente meritano gli intellettuali, non si è mai sottratto sul serio alle lusinghe del successo popolare, non ha mai imparato ad essere meno venale di un opinionista, non si è mai del tutto liberato dai ricatti della suo organo genitale, ha creduto per tutta la vita di essere unico e irripetibile rinunciando perfino a fare i conti con Dio. Ha criticato e sentenziato dappertutto contro la cultura imperante, ignaro di esserne l’emblema più simpatico e convincente; ha sputato contro Silvio Berlusconi, imitandone, inconsapevolmente, la disinvoltura e l’epica dell’Io; ha attraversato le tempeste ormonali di centinaia di ragazzi alle prime armi, per poi condannare le pirotecniche peripezie del cuore di un Presidente del Consiglio alle prese con fanciulle “armate” e ambiziose. Ha sperato tutta la vita di essere amato e odiato con la stessa plateale passione con cui si apprezza e si detesta il Cavaliere, ma la sua letteratura non è arrivata al cuore della gente, e si è visto così costretto a pregiudicare se stesso, offrendosi, felicemente remunerato, ad una nuova illusione chiamata “Isola”.  Ma la tv, come è noto, è lo strumento più berlusconiano che esista,e non mi si venga a dire che la partecipazione dello scrittore al “reality” nasce dal desiderio di iniettare una manciata di cultura e una dose di “buon vocabolario” al suo interno. Busi è sull’Isola perchè quello è il suo posto, Busi fa la tv perchè è la cosa che sa fare meglio, Busi fa opinione perchè la considerazione che ha di sè è tragicamente comica, Busi diventerà una star del piccolo schermo perchè la sua scrittura si è sempre prestata meglio a sceneggiare se stesso. Evidentemente nelle prossime settimane il suo personaggio affogherà nel mare dell’ipocrisia televisiva, la sinistra italiana non mancherà di interrogarsi su uno dei suoi simboli più laterali, e anche stavolta il piccolo schermo consegnerà al paese un “oppositore” redento e normalizzato.

DESTINI POLITICI

feb 22

Che il destino politico sia un signore cinico e severo che non risparmia nessuno, lo hanno cominciano a verificare perfino i moralizzatori del Grande Gruppo Editoriale. Hanno scoperto, attraverso un abile scavo dentro le loro coscienze, che puntare il ditino sull’avversario politico è un modo troppo terreno di sentirsi divini redentori, e quindi tanto vale, così, piano piano, un po’ laicamente e un po’ viscidamente, apparecchiare una straziante resa dei conti dentro le mura di casa, dentro questo Pd che del soppalco ne ha fatto la sua ragione co-abitativa. Le ragioni che hanno portato i “ragazzi del Fondatore” a compiere una resa così democraticamente vigliacca, affondano in un passato remoto, di cui emergono alla memoria frammenti decisamente veltroniani. Ricostruire quel periodo che scorreva apparentemente sereno come un tema improvvisato di jazz, sarà compito degli ex. Noi possiamo fare di più. Mandare a fanculo le ragioni, e godere, da buoni liberali, dei sogni infranti. Che spesso sono grandi e sbagliati.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

DJ&DS

feb 15

Ho passato un intenso pomeriggio con un vecchio politico, già molto amato e poi molto odiato dagli italiani. G. deve fronteggiare il caos della propria testolina che cancella ricordi e che mette a repentaglio la sua attività di “padre nobile” dell’Italia. Una debolezza che ne rende la vecchiaia frenetica, tra ansie familiari e un intensissima attività erotica. In una di queste incontrollabili ricerche di occasioni sessuali G. incontra M., figlia della sua storica segretaria. Il rapporto assume contorni nebulosi, che G. cerca di decifrare, riflettendo sul bisogno e il desiderio di essere ancora amato. Il gioco perverso a cui G. sta prestando se stesso lo sta portando a perdere la certezza dei propri pensieri fino a confondere la sua realtà con quella di quello che avrebbe voluto essere. Non più protagonista della vita del paese, si ritrova spettatore di un paese sconosciuto, e non riconosce più nemmeno il suo io. Tralascio la parte più intima della nostra conversazione, tranne un consiglio: “Non tentare di vendicarti con nessuno, ma cerca solo di amare: è il modo migliore per cercare di disarmare il nemico”. Sono tornato a casa e ho organizzato un baccanale per dimenticare lo stato d’animo di G., uomo a cui temo di assomigliare più di un po’.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”


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