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LA GAVETTA DEI GIORNALISTI

apr 29

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Quali sono le doti di un buon giornalista e gli errori da evitare? Come si realizza l’intervista perfetta? Come si scrive un attacco irresistibile? Quali sono i testi da leggere e rileggere, e i modelli da seguire? Queste sono alcune delle domande rivolte da Mariano Sabatini ai più brillanti giornalisti del nostro Paese, che ricordano i propri esordi e l’inevitabile gavetta, e svelano i segreti del mestiere in risposta a un questionario agile e di sicura presa. Basate sul divertente meccanismo delle “interviste doppie”, e in questo caso plurime, le domande si ripetono per tutti più o meno uguali ma ricevono risposte sempre diverse. Tra i sessanta intervistati, Mario Giordano, Alfonso Signorini, Franco Bechis, Vittorio Feltri, Adele Cambria, Maria Giovanna Maglie, Maria Cuffaro, Sandro Ruotolo, Pietro Calabrese, Gigi Vesigna, Renato Farina, Lucio Caracciolo, Riccaro Barenghi, Daniele Mastrogiacomo, Claudio Sabelli Fioretti, Giovanna Botteri, Vittorio Zucconi, Lina Sotis, Aldo Cazzullo, Toni Capuozzo, Gianni Mura, Ennio Remondino, Maurizio Mannoni, Sandro Piccinini, Massimo Gramellini, Antonello Piroso, e le guest star del giornalismo internazionale Barbara Serra, Marcelle Padovani, Manuela Dviri.

COSTANZO COMPIE 70 ANNI. DIACOBLOG LO HA INTERVISTATO

ago 27

Maurizio Costanzo è tante cose. Come tutti gli uomini liberi, generosi e di successo, divide nelle opinioni e nei giudizi. Domani compie 70 anni. Gli auguro sinceramente di poter continuare ad essere curioso e appassionato della vita e delle persone, così come lo è stato in tutti questi anni. Diacoblog lo ha incontrato.

Costanzo, mi descriva lo stato di salute del paese..

” Lo stato di salute del paese va così così. E’ stata un’estate difficile, con un turismo in calo e per fortuna anche gli incendi in calo. Ci sono state le Olimpiadi che ci hanno distratto, le lacrime di gioia degli atleti che hanno conquistato medaglie per l’Italia, ma soprattutto lacrime per dolori e violenze. Credo che un problema italiano sia quello della mancanza di motivazioni per mettersi in gioco. I giovani forse dovrebbero rischiare di più ma va anche detto che non abbiamo consegnato loro una società che sappia premiare le aspirazioni. Voglio dire ai giovani che vorrebbero fare il mio lavoro che coltivino entusiasmo, perché se non si ha passione non si fa nulla.

Da sempre lei è corteggiato dalla politica per le sue doti indiscusse di comunicatore. Le hanno mai proposto di candidarsi?

” Me lo hanno chiesto quattro volte, e sempre partiti del centro-sinistra. Ho sempre risposto “no”. Non fa per me. Ognuno deve fare un mestiere”

Lei vanta un matrimonio di 24 anni con la Rai. Hai mai pensato di tornare a lavorare per il servizio pubblico?

” Ho lavorato 24 anni con la Rai, ma altrettanti con Mediaset. Ho ancora voglia di lavorare e di fare. Non mi fermo. Sono impegnatissimo nel teatro, in tv, scrivo per i giornali, mi appassiono ancora di tutto ciò che ha un’anima e un significato. Comunque non è escluso che a fine carriera, molto più in là, io possa tornare a farmi un giro nel servizio pubblico. Tra l’altro voglio ringraziare il Tg1 e Tv7 per aver per primi dedicato spazio ai miei 70 anni. Del resto in Rai ci sono grandi professionalità. Chissà. Vedremo. Mai dire mai.Comunque tra poche settimane torna il “Maurizio Costanzo Show” su Canale 5 ”

Possiamo dire che il suo talk è , televisivamente parlando, una memoria storica del paese?

“In un certo senso sì. E’ un archivio di persone, fatti, avvenimenti, storie, emozioni e racconti di vita. Ho avuto 32.300 ospiti e ho registrato 4.300 puntate. “Il Maurizio Costanzo Show”, a suo modo, ha raccontato l’Italia, i suoi cambiamenti, i suoi drammi, le sue gioie, i suoi personaggi, la sua gente. A breve, infatti, per Aliberti Editore usciranno un libro e un dvd : “Il meglio del Costanzo Show”, un lavoro realizzato con la collaborazione di Emanuela Pesci. Ai ragazzi e alle ragazze che vogliono sapere cosa è successo in questi 25 anni in Italia, suggerisco di guardarlo con attenzione: lì dentro c’è un paese molto più motivato e appassionato di quello attuale”.

LA VOCE D’ITALIA RECENSISCE “TRENT’ANNI SENZA”. DA OGGI IN LIBRERIA

apr 16

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Da oggi nelle librerie, il volume con la prefazione di Maurizio Costanzo

Trent’anni senza (il ‘68) di Pierluigi Diaco

Un analisi della situazione odierna dei trentenni

Tra il suo affollatissimo blog e la rubrica sui trentenni nel corso di “Onorevole dj” su Rtl 102.5 Hit Radio, Pierluigi Diaco riceve una mail  che lo ispira e lo fa uscire oggi in tutte le librerie con il suo ultimo lavoro: “Trent’anni senza (il ‘68)”, edito da Aliberti, con la prestigiosa prefazione scritta appositamente da Maurizio Costanzo.
La dichiarazione scritta nella mail ricevuta è sicuramente provocante: “Mi dimetto da italiano, da quest’Italia senza idee per il futuro, da quest’Italia dove i politicanti sono attaccati alla poltrona, da quest’Italia ipertassata dove non c’è spazio per programmi (e slogan) originali ma solo per scopiazzature, per nostalgie e reminiscenze di un glorioso passato”. Pierluigi Diaco, in punta di penna, graffiante e acuto, analizza con le regole stilistiche del pamphlet politico la situazione dei trentenni oggi, di quelli che sono nati e cresciuti senza aver nemmeno respirato l’odore del Sessantotto, e sono sopravvissuti.
Quei trentenni distaccati dalla politica perché non pensano che sia una strada percorribile e che, anche se volessero provarci, troverebbero uno scenario sostanzialmente ingessato dal 1946, solo con l’assenza di scuole di formazione. Quei trentenni che non ne possono più del lavoro precario, dei co.co.co e pro e della totale assenza di speranze per un futuro migliore, e quindi, a un certo punto, invece di buttare tutto alle ortiche, si inventano professioni nuove e provano a costruirsi una loro strada nel mondo. Quei trentenni che si complessano poco per i rapporti uomo/donna e che hanno già capito, come dice Dino Risi, che “le emozioni, nella vita, servono per altre cose”. Quei trentenni che, però, e in grossa parte, continuano a stare in sala d’attesa (e a casa di mamma e papà), e a pensare che il potere tanto non toccherà mai a loro, che tanto non varrà la pena buttarsi.
Diaco, uno di loro, chiede questo alla sua generazione: “Farsi avanti, di rischiare, di mettersi in gioco, di fare quello che l’attuale classe dirigente fa troppo raramente, spesso senza rendersene nemmeno conto. L’esperienza dei più anziani è un bagaglio prezioso e imprescindibile, ma solo a patto che serva a coadiuvare il lavoro dei giovani, senza sostituirsi a esso. Si tratta di ricambio, non di sopruso o furto di ruolo”. E, alla generazione precedente, di lasciare spazio, per evitare che il raggiungimento di obiettivi passi attraverso un semplice processo di cooptazione, e si configuri invece come un reale inserimento di persone valide, capaci, in grado di dare nuova linfa vitale e creativa alle istituzioni.
“Perché la mia generazione non è una minaccia al feudalesimo, ma una risorsa per il Paese, non solamente perché ‘giovane’, ma perché in grado, molto più di quanti occupino oggi i ruoli di potere, di assecondare il cambiamento”

Diaco, Pierluigi, Trent’anni senza (il ‘68), Aliberti editore, pp. 192, euro 12,00, www.alibertieditore.it

Piero Barbaro

piero.barbaro@voceditalia.it


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