I PROFESSIONISTI DELL’ANTIOMOFOBIA SONO UNA SCIAGURA PER I GAY

di Pierluigi Diaco su “Libero“, diretto da Maurizio Belpietro
Capiamoci bene. Una volte per tutte. Gli omosessuali sono persone, cittadini, essere umani, individui, uomini e donne che, come tutti, rispondono alle leggi dello Stato. In una società libera e liberale, essere omosessuali non è un vanto, non è una patente d’identità, e nè un valore assoluto della personalità. I gusti sessuali e gli affetti personali, in una società moderna e democratica, non hanno bisogno di essere tutelati da leggi, leggine, regole o trattati internazionali. Essere gay non è una condanna a morte e nemmeno una disavventura che la vita ti impone: ognuno è libero di scegliere chi amare, chi corteggiare, chi possedere, con chi condividere un pezzo di vita. Quindi appare francamente patetico concentrarsi su un testo di legge che avrebbe come obiettivo quello di punire coloro i quali che , per ignoranza o per paura, ledono la sensibilità di persone che consumano pubblicamente effusioni con altri uomini. Fa sorridere solo il pensiero: una legge dello Stato che mette le mani su un innocente, grottesco e vigliacco pregiudizio culturale. Una legge dello stato per ribadire che l’Italia è un paese che ripudia l’omofobia. Ma stiamo scherzando? La nostra costituzione già parla da sola in materia e il nostro Presidente della Repubblica non si è mai sottratto a ricordare la faccenda pubblicamente: “La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l’omofobia – ha osservato recentemente il Capo dello Stato- fa tutt’uno con la causa indivisibile del rifiuto dell’intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentate dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dai principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza nazionale democratica”. Non c’è nient’altro da aggiungere o da fare. La nostra Costituzione è lì, alla portata di tutti, parla chiaro e non ci si può appellare ad Essa solo quando urge provocare il Cavaliere, o quando non si hanno altri validi e solidi argomenti per indebolire il peso politico di un Presidente del Consiglio un po’ troppo scafato. Nella nostra Costituzione c’è già la risposta a chi, meschino e povero di spirito, si permettere di giudicare e offendere un cittadino per motivi legati ad opinioni o identità diverse. L’Italia è un paese normale dove moltissime coppie omosessuali vivono con sobrietà e serenità i loro affetti e i loro amori: la maggior parte di loro non scende in piazza, non si nasconde dietro a fanatismi di categoria, non è iscritta all’Arcigay o ad altre associazioni di genere, non desidera sposarsi e nemmeno provare a sentirsi uguale ad un coppia eterosessuale. La maggioranza dei gay italiani non desidera una legge ad hoc e nemmeno una rappresentanza ideologica e carnevalesca della propria identità sessuale: quello che è urgente, per molti, è un intervento chiaro, chirurgico e sostanziale all’interno del codice civile che punti a garantire alle coppie di fatto (omosessuali o no) nuovi diritti e nuovi doveri di fronte alla legge, così come accade per qualsiasi altra coppia che decide di vivere insieme e di condividere un percorso comune. Altro che Pacs, Dico, Di Do Re, e simili. Come ho già scritto su “Libero” subito dopo i recenti, numerosi e discutibili fatti di cronaca degli ultimi mesi ai danni di gay e lesbiche, il rischio è che il fenomeno alimenti un esercizio pericolosissimo che ho ribattezzato “Professionismo dell’Antiomofobia”. Si, lo voglio ripetere ancora, PROFESSONISMO DELL’ANTIOMOFOBIA. Quella patologia, simile al professionismo dell’Antimafia, che non ha mai portato da nessuna parte, che ha fatto collezionare sonore sconfitte al movimento LGBT e che, sono pronto a scommettere, non servirà affatto ad approvare nessun sacrosanto intervento sul codice giuridico, ma solo a candidare qualche “gay-maniaco” in Parlamento o alla Regione. Peccato, perchè il compito di donne per bene e serie come Paola
Concia sarebbe quello di lavorare a questo nobile e indiscutibile obiettivo: un intervento sul codice civile sostenuto da una larga maggioranza in Parlamento, compresa l’Udc. Un obiettivo da realizzare, però, sottoscrivendo un impegno: quello di sottrarsi non solo da sterili polemiche con il mondo cattolico e con il Vaticano, ma soprattutto da quel militarismo delle associazioni omosex che da anni uccide ogni discussione con la pretesa, patetica, di leggi ad hoc. L’Italia non è una Gay-Crazia, ma una democrazia.





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