CHE “PALLE” !
Editoriale di Pierluigi Diaco su “Il Clandestino”
In Italia ognuno lancia le “palle” che vuole, alcune vanno a segno, altre no, talune si sgonfiano prima di arrivare alla porta. Ieri il collaboratore di giustizia Spatuzza ha parlato al processo d’appello contro Dell’Utri. Il pentito ha indicato il senatore e Berlusconi come i referenti politici nel periodo delle stragi di mafia del 1993.
Berlusconi attacca: “Le accuse contro di me sono follia”. Ricordo che stiamo parlando di episodi che risalgono a 16 anni fa. Perché se ne riparla ora? Che tipo di attendibilità può avere un signore che parla dopo così tanto tempo? Noi non abbiamo una risposta, ma su una cosa siamo certi: in Italia c’è un problema molto serio che si chiama Giustizia. E per giustizia non intendo soltanto la lunghezza dei processi (e il caso Spatuzza è lì a dimostrarlo) ma anche il modo in cui vengo gestiti i “pentiti”.
Spatuzza ha detto: “Nel ‘94 incontrai Graviano in un bar in Via Veneto, aveva un atteggiamento gioioso, ci siamo seduti e disse che avevamo chiuso e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella storia. Mi vennero fatti due nomi tra cui quello di Berlusconi. Io chiesi se era quello di Canale 5 e mi disse: sì. C’era pure un altro nostro paesano. Graviano disse che grazie alla serietà di queste persone avevano il paese nelle mani”. Capito? Spatuzzza “interpreta” parole altrui , ma non racconta fatti: dice che Graviano gli ha riferito che Berlusconi è una persona seria! Sembra di assistere ad una commedia di Totò. Io so che tu sai che lui sa…
Che “palle”! Le stesse “palle” che sembrano “sconvolgere” il mondo del calcio. Vi sembra possibile che tutte, e dico tutte le società calcistiche raccomandavano e facevano segnalazioni nei confronti della terna arbitrale? Lo sosterebbe un altro “pentito”, Rosario Coppola, chiamato ieri a deporre al processo su Calciopoli. Il teste ha citato l’esempio di un Inter-Venezia, a proposito della quale ricevette sollecitazioni per ammorbidire il referto sull’espulsione dell’interista Cordoba. La magistratura accerterà i fatti, e noi ci auguriamo che lo faccia in fretta. Altrimenti, saremmo costretti, anche stavolta, ad appendere il Paese alle “palle” di un presunto testimone, di un presunto pentito, di una presunta verità.






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