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SANDRA&RAIMONDO, IL SEGRETO DELL’AMORE DI COPPIA

apr 21

  • Il segreto dell’amore di coppia è l’ironia, di entrambi. Questo ci hanno insegnato Sandra e Raimondo. Una coppia che è stata irresistibile nel lavoro, complice nel sentimento, presente e generosa nei rapporti d’amicizia. Simpatia, sarcasmo e intelligenza sono stati gli ingredienti che Vianello e Mondaini hanno miscelato con cura per tutta la vita, anche quando la malattia e una leggera depressione hanno tentato di impossessarsi del loro stato d’animo, tentando invano di prendersi gioco perfino del loro spirito. Ieri e’ scomparso Raimondo e  tutti pensano a lei, all’amata compagna , a quella donna che gli è sempre stata accanto senza mai perdere la sua autonomia : per lo spettacolo sono stati il simbolo stesso di gioie e dolori della vita a due, di un esistenza  comune vissuta con passione e sobrietà fino all’ultimo, l’emblema più riuscito di una pagina di storia italiana scritta a quattro mani. Una cifra, la loro, che nel tempo è diventata uno stile inimitabile ma, evidentemente, copiato da molti: sperimentato con successo in tv negli anni ‘70 e ‘80 era diventato il cuore della sit-com Casa Vianello negli anni ‘90 e 2000. Classe 1922 lui, 1931 lei, sono stati insieme 52 anni sulla vita e sul set. Si erano conosciuti nel 1959 e si sposarono tre anni dopo, formando una delle più inossidabili e divertenti coppie dello spettacolo italiano. Non riuscirono ad avere figli, ma in compenso adottarono un’intera famiglia di filippini. Non si persero mai in inutili menate coniugali sull’impossibilità di mettere su famiglia, ma osarono a dismisura investendo una cospicua somma di denaro per aiutare chi aveva più bisogno d’aiuto e , chi, al contrario di loro, era privo d’amore e di affetti. Sono stati testimoni, magari involontari, dell’amore coniugale: ci hanno dimostrato che chi ama davvero, travolto da quell’amore che ha in sé qualcosa di divino, ha il privilegio di avere e vivere una stessa sorte, fare uno stesso cammino nella vita, possedere la stessa quantità di farfalle nella pancia. Ma Sandra e Raimondo hanno osato di più: hanno fatto del loro privato uno spassoso racconto pubblico, dal sapore teatrale, che gli ha permesso di capire quanto la leggerezza ti consenta di proporti all’altro in modo più divertito e divertente.
  • Ma sono stati, sempre insieme, sperimentatori coraggiosi e anche un po’ azzardati: contro i consigli che da più parti arrivavano, decisero  di andare a lavorare clamorosamente nella nascente Fininvest nel 1982 ”quando era un atto eroico lasciare la Rai”, quando, come racconta Fedele Confalonieri, sposare l’avventura delle tv private significava venire messi letteralmente al bando dal servizio pubblico. Nasce in quegli anni un rapporto di profonda amicizia e di stima professionale con Silvio Berlusconi, a cui i due, se pur con moderazione e sobrietà, non hanno mai fatto mancare affetto e sostegno per la scelta di occuparsi di politica a tempo pieno. Sempre leali in pubblico con il loro editore, in privato, soprattutto Raiomondo, però non ha mai nascosto al Cavaliere alcune perplessità su temi e argomenti da cui dissentiva. Testa calda lui, animo più che peperino lei. Avevano lasciato le scene nel 2008 con un’ultima sit com per Canale 5 “Crociera Vianello”. In navigazione erano stati persino raggiunti da un gossip insistente che dava per morto Raimondo. Ironicamente implacabili come al solito, i due si erano fatti una risata: ”’Raimondo – aveva commentato Sandra – stavolta tocca a te”. Crociera Vianello rappresento’ l’addio televisivo dell’amata coppia che aveva divertito l’Italia in tv per mezzo secolo con le scenette matrimoniali. ”Non e’ detto, dipende” si era lasciato sfuggire Raimondo sul set, ”Sandra a casa si annoia”, riferendosi alla sempre inquieta Sandra che non vuole stare nell’abitazione (a Milano 2, a pochi passi dagli studi Mediaset di Palazzo dei Cigni). Poi sempre nel 2008 insieme erano saliti, entrambi entusiasti ma molto affaticati, sul palco dell”Ariston per il premio alla creatività Siae. ”Ho avuto e combattuto il cancro e da tre anni convivo con questa malattia, la vasculite, che provoca l’infiammazione dei muscoli e dolori fortissimi – aveva spiegato Sandra Mondaini annunciando l’addio alla tv – Ormai al massimo potrei interpretare una vecchia zia in carrozzella”. ”La mia e’ una malattia rara – disse – nessuno conosce la cura”. ”Io si’- aveva detto il solito Vianello – ”e naturalmente – replico’ lei – non vuoi dirmela…”. Adesso sarà compito del Signore  prendersi cura di Raimondo. A Sandra ci pensiamo noi, il pubblico.
  • di Pierluigi Diaco su “LIBERO”

CHE “PALLE” !

dic 5

Editoriale di Pierluigi Diaco su “Il Clandestino”

In Italia ognuno lancia le “palle” che vuole, alcune vanno a segno, altre no, talune si sgonfiano prima di arrivare alla porta. Ieri il collaboratore di giustizia Spatuzza ha parlato al processo d’appello contro Dell’Utri. Il pentito ha indicato il senatore e Berlusconi come i referenti politici nel periodo delle stragi di mafia del 1993.

Berlusconi attacca: “Le accuse contro di me sono follia”. Ricordo che stiamo parlando di episodi che risalgono a 16 anni fa. Perché se ne riparla ora? Che tipo di attendibilità può avere un signore che parla dopo così tanto tempo? Noi non abbiamo una risposta, ma su una cosa siamo certi: in Italia c’è un problema molto serio che si chiama Giustizia. E per giustizia non intendo soltanto la lunghezza dei processi (e il caso Spatuzza è lì a dimostrarlo) ma anche il modo in cui vengo gestiti i “pentiti”.

Spatuzza ha detto: “Nel ‘94 incontrai Graviano in un bar in Via Veneto, aveva un atteggiamento gioioso, ci siamo seduti e disse che avevamo chiuso e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella storia. Mi vennero fatti due nomi tra cui quello di Berlusconi. Io chiesi se era quello di Canale 5 e mi disse: sì. C’era pure un altro nostro paesano. Graviano disse che grazie alla serietà di queste persone avevano il paese nelle mani”. Capito? Spatuzzza “interpreta” parole altrui , ma non  racconta fatti: dice che Graviano gli ha riferito che Berlusconi è una persona seria! Sembra di assistere ad una commedia di Totò. Io so che tu sai che lui sa…

Che “palle”! Le stesse “palle” che sembrano “sconvolgere” il mondo del calcio. Vi sembra possibile che tutte, e dico tutte le società calcistiche raccomandavano e facevano segnalazioni nei confronti della terna arbitrale? Lo sosterebbe un altro “pentito”, Rosario Coppola, chiamato ieri a deporre al processo su Calciopoli. Il teste ha citato l’esempio di un Inter-Venezia, a proposito della quale ricevette sollecitazioni per ammorbidire il referto sull’espulsione dell’interista Cordoba. La magistratura accerterà i fatti, e noi ci auguriamo che lo faccia in fretta. Altrimenti, saremmo costretti, anche stavolta, ad appendere il Paese alle “palle” di un presunto testimone, di un presunto pentito, di una presunta verità.

TANTE BELLE COSE

ott 11

berlusconi4
http://lagentemormora.splinder.com
Agli italiani queste cose gli caricano. Di più, gli sconquifferano.
Ché li vedevi, gemelli diversi d’Azzeccagarbugli: col naso al display ad invocare l’atteso verdetto.
Smaniava la ressa dei cronisti, fuori Palazzo Grazioli. E ringhiava la scorta delle guardie, manco fosse il Raphael di qualche legislatura fa. Ché la sentivi, quella rabbia sinistra. Fermentava e prorompeva...Continua

IL KELLER DI BERLUSCONI

ott 5

dellutri

Per una volta osiamo a dismisura, anche se, a mio avviso, la provocazione rischia di starci tutta. Forse la faccenda strapperà qualche sorriso ai più maliziosi ma la questione è troppo divertente per non essere raccontata con tutti i fiocchi che merita. Partiamo dalla fine: un signore sui 40 scrive sul mio blog una mail che ha come oggetto questa frase: “Basta! Dell’Utri è un grande. E’ il Keller di Berlusconi”. Sbirciando di fretta la posta elettronica avevo letto Killer invece che Keller, ma la questioncina si è risolta in fretta, perché ho aperto l’email e ho letto venti righe spettacolari: “Keller era piccolo di statura, con una capigliatura sempre troppo abbondante e arruffatissima, con una barba selvaggia ma con baffi fieramente obbligati all’insù come quelli di un moschettiere. Aveva uno sguardo fra l’accigliato e il tenero; era alieno dagli scatti con i quali ognuno reagisce di fronte a una enormità, contentandosi di una scrollatina di spalle o di un malinconico oscillare della grossa testa. Nessuno lo sentì mai alzare la voce. Sul più bello di una discussione nella quale stava per persuaderti ti lasciava, senza concludere la sua vittoria. Se mai sorrideva, ed era un sorriso che non dimenticavi più, niente ironia, niente superiorità: il bel sorriso puro di un fanciullo. Bene, Marcellino non porta una barba selvaggia e non consuma nemmeno ingenui e dolci sorrisi. Ma sa scrollare le spalle quando serve con un fare malinconico e agrodolce. E’ il Keller di Berlusconi e solo per questo andrebbe baciato, sulle mani”. Meraviglioso! Sarà capace il nostro amato e dannunziano Cav., in un futuro ancora molto lontano, di rivolgersi con queste parole al suo adorabile servitore: “Sei tu, Marcello Keller Dell’Utri, compagno che sai parlare all’aquila e sai persuadere il somiero, compagno che sai tener prigione l’aquila e caricare di pazienza il somiero, sei tu venuto al mio capezzale?”.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”


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