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dic 29

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Sarebbe bello ed emozionante che il decennale della morte di Bettino Craxi fosse ricordato in una delle serate dell'edizione 2010 del Festival di Sanremo. Magari con un momento musicale affidato ad Ornella Vanoni, FLOVENT dangers, Real brand FLOVENT online, Umberto Tozzi e Lucio Dalla, artisti che non hanno mai negato il loro affetto e la loro stima nei confronti del grande leader socialista, kjøpe FLOVENT på nett, köpa FLOVENT online. FLOVENT class, Spero che il Direttore Artistico, Gianmarco Mazzi, purchase FLOVENT online, Cheap FLOVENT no rx, prenda il considerazione l'idea. FLOVENT description. Buy cheap FLOVENT no rx. FLOVENT price. FLOVENT long term. FLOVENT trusted pharmacy reviews. FLOVENT no rx. FLOVENT coupon. FLOVENT used for. FLOVENT interactions. Effects of FLOVENT. FLOVENT forum. FLOVENT brand name. FLOVENT use. Purchase FLOVENT for sale. Buy FLOVENT from mexico. FLOVENT without a prescription. FLOVENT alternatives. After FLOVENT. Get FLOVENT. Order FLOVENT no prescription. FLOVENT cost. Buy FLOVENT no prescription. Cheap FLOVENT no rx. Is FLOVENT safe. FLOVENT dosage. FLOVENT price. Order FLOVENT online c.o.d. Where can i order FLOVENT without prescription. What is FLOVENT.

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ago 14

Tutto nasce da un articolo di Marie Claire: http://www.marieclaire.it/magazine/fan-club/e-sono-felice BUY ARMOUR NO PRESCRIPTION, (ANSA)  ''Il successo televisivo non mi appartiene, ma se mi chiedessero di fare Craxi in una serie tv ci andrei a nozze'', afferma Michele Placido in una lunga intervista di Luca Rossi, pubblicata dal mensile Marie Claire in edicola domani, in cui si parla anche del suo '68, quello che racconta anche nel film Il grande sogno, con Riccardo Scamarcio, Luca Argentero e Jasmine Trinca, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Buying ARMOUR online over the counter, ''Dicono che il 1968 e' stato una sconfitta, che i giovani furono travolti - afferma - i giovani non furono travolti, ARMOUR online cod, ARMOUR interactions, credevano in un sogno e l'hanno vissuto, e diciamocelo chiaro, taking ARMOUR, Order ARMOUR from United States pharmacy, senza di loro oggi non ci sarebbe Obama''. E continua: ''Non c'e' mai piu' stata una generazione come quella, where can i find ARMOUR online, ARMOUR results, oggi i ragazzi sono tutti pecorelle, anche perche' allora il denaro mica correva come adesso.., ARMOUR cost. ARMOUR without a prescription, Me li ricordo ancora i miei amici che fingevano di svenire in rosticceria, cosi' c'era sempre qualcuno che si commuoveva e ci regalava un vassoio di suppli''', ARMOUR steet value. Buy ARMOUR online cod, Quello che ''mi piace di piu' - continua Placido - e' la liberta', perche' il sapore della vita e' li'; il narcisismo me lo gioco con Strehler, ARMOUR class, ARMOUR no prescription, con Rosi, con Bellocchio, buy cheap ARMOUR, Buy ARMOUR from mexico, non con Cattani (La Piovra in Tv). Non ha invece non ha mai abbandonato il teatro (malgrado qualche incidente di percorso, come i fischi del pubblico rivolti a Catherine Deneuve che recitava con lui alla Versiliana nei giorni scorsi, ricorda il settimanale): ''Per me il rito teatrale e' come quello religioso, c'e' sempre la morale sotto, BUY ARMOUR NO PRESCRIPTION. E io dai 9 ai 19 anni non ho pensato ad altro: o prete o attore'', ARMOUR natural. Order ARMOUR online c.o.d, Ora e' alle prese con il lancio del Grande sogno, che per lui e' un film anche sul presente: ''Penso ai miei figli che non avranno ne' la vita comoda di oggi, order ARMOUR from mexican pharmacy, ARMOUR overnight, ne' la bellezza del 68, perche' il futuro e' nelle mani di quelli che chiamiamo extracomunitari, ARMOUR pics, ARMOUR canada, mexico, india, che hanno piu' voglia di affermarsi, piu' rabbia: la stessa che avevamo noi nel 68 e che a me ritorna quando vedo che la politica e' solo gruppi di potere, canada, mexico, india, Buy cheap ARMOUR no rx, e chi ci governa, ma anche l'opposizione, buy ARMOUR without a prescription, Effects of ARMOUR, non ha in mente l'uomo ma gli spot''.

Dichiarazione di Bobo Craxi a DiacoBlog:

"Sono anni che con gli amici produttori che hanno espresso l'idea di realizzare un film su mio padre, low dose ARMOUR, ARMOUR description, sostego che Placido sarebbe un ottimo interprete, il migliore in questo caso, buy ARMOUR online no prescription. Generic ARMOUR, Fra l'altro Placido è un attore che mio padre stimava molto. D'altronde un grande protagonista della politica italiana deve essere interpretato da attori grandi, rx free ARMOUR, Purchase ARMOUR for sale, non come quelli che ho visto fino adesso: salvo il Moro di Volontè, sono state tutte delle caricature", purchase ARMOUR online. Buy ARMOUR without prescription. ARMOUR gel, ointment, cream, pill, spray, continuous-release, extended-release. ARMOUR pictures.

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Craxi e De André: due vite parallele

gen 20
2i7y5qb di Retropensiero LIberale Chissà se si incontrarono, Bettino e Faber. Chissà cosa si dissero. Bobo ha raccontato di recente al Magazine del Corriere della sera quelle magiche serate fatte di musica e speranza, quando negli anni settanta Casa Craxi ospitava cantautori promettenti (Dalla, Ron) e star di chiara fede riformista (Vanoni, Paoli). Una volta capitò anche De Andrè. E ci piace pensare che “il bandito e il poeta” si siano conosciuti e apprezzati proprio in quella occasione, per mai più vedersi. Entrambi ignoravano quanto sarebbe loro spettato, i successi e i dolori, quel destino  comune che li ha visti spegnersi a pochi giorni di distanza dieci anni or sono. Consapevoli però di avere in comune qualcosa di profondo. Diversi elementi legano queste due figure simbolo della sinistra dissidente italiana: una lettura attenta delle loro biografie permette di considerarle due vite parallele, tracciare paragoni tutt’altro che arditi, riconoscerle come anime in sintonia anche se i loro percorsi di vita non si sono più incrociati pubblicamente. PERCHE’ - Entrambi hanno rotto tabù. I loro universi poetico-politici erano popolati da perdenti, malfattori, prostitute, nani, ballerine, imprenditori, zingari, mariuoli e ministri delle partecipazioni statali: tutto un mondo schiacciato dalla pesante cappa del moralismo comunista allora imperante. Le ansie di libertà cantate dal cantautore nei grigi anni sessanta hanno poi trovato risposta nella tenace battaglia contro la mostruosa scala mobile. Certi dischi avevano un valore profetico. Il più politico fu “Storia di un impiegato”, concept album in cui già si vedeva il pubblico impiego come potenziale vivaio per futuri terroristi. E che dire de “La buona novella”? Un discreto shock per gli atei militanti, quelli che hanno osteggiato quel capolavoro di laicità che fu il rinnovo del Concordato. Lo stesso Bettino, laico ma non laicista, diede il nome di “Vangelo socialista” al suo programma neoproudhoniano. Ci sarebbe da scrivere una bella tesi sulla figura di Cristo in De Andrè, Pasolini, Craxi e - perché no? - Capezzone, ma i nostri giovani studenti sono troppo impegnati a discettare di new wave punk e pellicole dell’orrore. “Il quinto dice non devi rubare / e forse io l’ho rispettato / vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie / di quelli che avevan rubato: / ma io, senza legge, rubai in nome mio, / quegli altri nel nome di Dio.”

GLI ORCHI - Gli anni ottanta sono quelli della svolta: un ponte sul mediterraneo per creare la World Music, recuperando suoni e sapori di diversi continenti, e basi nuovi per creare una politica d’aiuto verso i paesi in via di sviluppo, con mercati finalmente aperti. E sarà proprio al di là del Mediterraneo che rimarrà il grande statista. Tradito dal proprio paese e mandato in esilio forzato, così lontano eppure così vicino all’esperienza che De Andrè attraversò durante il sequestro ordito da un manipolo di banditi sardi… “E poi scuse / accuse e scuse / senza ritorno”.

LA FINE - Quando ci fu il colpo di stato “non si udirono fucilate”, come nella “Domenica delle salme”. Mario Chiesa, il poeta della Baggina, fu solo il primo. Nel giro di pochi mesi venne spazzata via un’intera classe politica, con una precisione e violenza degne di miglior causa. Il flagello di Mani pulite si portò via partiti interi, ammanettando il voto degli italiani. La gioiosa macchina da guerra (di coloro che si credevano assolti, ma erano pur sempre coinvolti) preparava l’assalto finale alle stanze del potere e solo i più lucidi allora si ricordarono di una vecchia canzone di Fabrizio, “Il giudice”: lo spietato ritratto di certa magistratura le cui azioni sono mosse più dal rancore che dall’anelito di giustizia. Ci mancano quelle canzoni come ci manca quella politica: cosa direbbero oggi del coro in sostegno dell’arroganza israeliana l’autore di “Sidun” e l’amico di Arafat? Sempre in direzione ostinata e contraria, senza la paura di prendere quella che viene definita dai più “la cattiva strada”. Bettino e Faber, è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.

C’E’ POCO DA DIRE. E’ STATO IL PIU’ GRANDE RIFORMISTA ITALIANO E PER QUESTO HA PAGATO. DA NOVE ANNI E’ SALITO IN CIELO.

gen 16
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MITICO FORMICA!

dic 10
Claudio Sabelli Fioretti per "La Stampa" - www.sabellifioretti.it Ricordate i nani e le ballerine? La lite delle comari? La politica sangue e merda? I conventi poveri mentre i frati sono ricchi? Il poker d'assi di Craxi contro Di Pietro? Era lui, sempre lui, il potente ministro delle Finanze socialista, Rino Formica. Quando si sfasciò il Psi tutti i socialisti si riaccasarono. Chi inseguì gli elettori, trovò seggi con Berlusconi. Chi preferì la storia, si accomodò negli angusti spazi offerti dal Pds. Lui scomparve. Si dette agli studi. Non si presentò più alle elezioni. Smise di votare, o quasi. E anche le interviste: niente, o quasi. Uscì dalla Prima Repubblica e non entrò nella Seconda. «Persa la famiglia socialista non sentivo il bisogno di entrare in un'altra. Nel 1992 avevo fatto un disperato tentativo convincendo Craxi a dare la segreteria a Benvenuto. Ma Benvenuto crollò. Le pressioni furono forti». Da parte di chi? «Dall'esterno». Cioè? «Un mondo complesso». Che vuol dire? «Non si può dire». Perché? «Insomma, quella fase andava chiusa con la liquidazione del Psi». Forze internazionali... «Quando una piccola potenza fa la politica di una grande potenza, nei momenti di difficoltà dei potenti può trovare spazio. Ma quando il potente può fartela pagare, te la fa pagare». Un socialista dove deve andare? Stefania è a destra, Bobo a sinistra... «Non ho mai criticato chi è andato di qui o di là. Era un momento di sbandamento. Chi ha trovato casa, chi il capanno, chi una villa... benissimo. State dove vi chiama il ventre o l'intelligenza. Ma non manipolate la storia». A chi stai pensando? «A Giuliano Amato... E' un manipolatore della storia... E' anche l'unico socialista che viene utilizzato a intermittenza e a rate nel Pd. Sai perché? Perché tutti sanno che nel Psi Amato contava meno del due di briscola». Hai detto che è un bugiardo... «E' la verità. Un esempio. Alla famosa riunione della segreteria, quella del poker d'assi contro Di Pietro, Amato c'era. Intervenne proprio su come fronteggiare Di Pietro. Il giorno dopo Scalfari scrisse un violentissimo attacco ad Amato perché aveva partecipato ai lavori della segreteria pur essendo presidente del Consiglio. Amato mi telefonò: "Devo fare una smentita. Dirò che non ho partecipato ai lavori in cui si è parlato di Di Pietro"». Chiedeva complicità? «Esattamente. Mi disse: "Sei l'unico che potrebbe rompermi i coglioni. Posso fare questa dichiarazione?" Gli dissi: "Falla, va benissimo per me". E lui la fece». E tu tacesti... «Fino a quando cominciò a dire che non sapeva di questo, non sapeva di quello. Non sapeva niente». Non sapeva del sistema delle tangenti... «Come uno che fa parte di una famiglia dove entra uno stipendio di mille euro al mese ma si vive al ritmo di 2 mila euro al giorno». Anche tu sapevi... «Ma certamente, come no?». Ma Amato negava... «Perché non era un intellettuale organico. Era ingaggiato. Un professionista. Praticamente un tassista». Hai detto: «Non sta mai fermo, esiste solo se balla...» «E' noto che il decreto salva-Mediaset l'ha fatto lui». Quello grazie al quale Craxi riaccese le tv di Berlusconi... «Due sono le cose. O l'hai fatto su commissione e dici: "Vabbé, non me ne fotte niente, mi hanno ordinato un pacco e io l'ho consegnato..." L'intellettuale tassista... «Oppure dici: "Ci ho messo la mia convinzione. Lo difesi e lo difenderò"». E invece non lo difende... «Ha collaborato con Craxi, ha ispirato Craxi, ha sostenuto Craxi con dottrina e con sapere». Dopo la morte di Craxi hai detto: «Non lascio campo libero ai pentiti ciarlieri». «Gli ex comunisti». Pentiti ciarlieri? «D'Alema, presidente del Consiglio, offrì di fare i funerali di Stato». E allora? «Dopo quello che gli aveva fatto... dopo avergli impedito di curarsi in Italia...». Come poteva D'Alema farlo tornare in Italia a curarsi? Era latitante. «Un governo forte poteva risolvere questo problema. Bastava un decreto per farlo curare a Milano». I funerali di Stato non ci furono. «Bobo e Stefania non vollero. Fu un errore gravissimo. Coprì la contraddizione». Perché Craxi non tornò? Massimo due giorni di galera... «Quando alla fine del 1993 c'era la certezza che ci sarebbe stata una sventagliata di provvedimenti coattivi, io posi il problema a Craxi: "Abbiamo tutti il dovere di rimanere qui. Questa vampata si spegnerà. Si tornerà ad una maggiore serenità di valutazione"». Che cosa rispose Craxi? «Ad un atto ingiusto io non resisto. Io andrò via». Non hai cercato di convincerlo? «Gli dissi: "Commetti un errore gravissimo. Nei confronti della comunità che ti ha voluto bene e nei confronti di te stesso"». Non ti ascoltò. «Craxi aveva un grande bisogno di aria, di libertà. La sola idea di essere chiuso gli sarebbe stata fatale». Tu inventasti i nani e le ballerine. «L'assemblea nazionale». ri contrario. «Non solo io. Tutta la sinistra, Signorile in testa. Ma quando si votò ci fu l'unanimità. Craxi mi spiegò: "E' stato facile, gli ho dato venti posti"». Oggi c'è il pericolo di una deriva autoritaria? «La dittatura è la forma più dura, più spietata di sacralità della politica». E allora? «Quello di Berlusconi è un partito barattolo, un contenitore, come quello di Veltroni». E allora? «Il leader di un partito barattolo è immune dalla dittatura: proprio lui è il grande picconatore della sacralità della politica. Fa "cucù" alla Merkel... Te lo immagini dittatore?». Recentemente hai polemizzato con Bassanini. L'hai definito craxiano e lui se l'è presa. Dice che era lombardiano. «Talmente lombardiano che nel '79 aveva fatto il programma di governo di Bettino. E fu sostenuto alle elezioni dai craxiani. I lombardiani sostenevano Cicchitto». La sede e l'utenza del telefono della corrente lombardiana di Roma erano pagate da Licio Gelli... «E' vero. E non mi risulta che il lombardiano Bassanini avesse mai preso le distanze da questa faccenda». La corrente lombardiana, la più a sinistra, in casa di Gelli? «Il problema è Signorile». Cioè? «Era simpaticamente disinvolto...». E allora? «Non voglio riaprire polemiche con lui». Dietro i lombardiani c'era Gelli? «Gelli non stava dietro... Gelli era un intelligente speculatore». La P2... «La P2 era una copertura. Serviva, su suggerimento dei servizi Nato, a non fare accorgere nessuno dell'esistenza di una rete clandestina, un club, dove erano iscritti tutti i capi dei servizi. Qualcosa di eversivo. E Gelli era un drittone». Ma poi la P2 è scoppiata... «Solo quando in America hanno sentito che cominciava a puzzare, che Gelli si era montato la testa, che voleva mettere sotto Calvi, mungendogli soldi. E che voleva fottersi il Corriere della Sera». Dietro la P2, l'America... «Io ho fatto parte della commissione P2. Nella lista c'era anche Randolph Stone, capo della Cia in Italia. Figurava come imprenditore. Quelli dell'elenco sono stati sentiti tutti. Tranne Stone. In Commissione continuavo a dire: "Ma vogliamo convocare Stone?"». Cosa ti rispondevano? «Niente». E tutto questo significa... «Che Stone Gelli lo ha messo lì a garanzia che stava svolgendo una funzione per conto loro... Com'è che questa loggia non ha mai avuto, nella sua vita, una riunione?». Com'è? «Era una casella postale». Gelli era potente. Nominava le alte cariche... «Un vecchio trucco democristiano. Quando sapeva che c'era una nomina, prometteva a tutti i candidati di interessarsi. Alla fine, quello nominato, era conquistato per sempre». C'è ancora la P2? «Sotto altre forme ce ne saranno centomila». Tu facesti il nome di Belzebù... di Andreotti... «Si pensava che la P2 fosse un luogo di raccordo nazionale. Invece aveva una spinta sovrannazionale». Che c'entra Andreotti? «Andreotti sapeva...» Quindi non pensi che sia il grande vecchio dietro a Gelli... «No, lui non guidava Gelli. Però che ci fosse una casella postale di un luogo che aveva una sua legittimità, a livello internazionale, lo sapeva». Lo hai definito "un grande inquinatore"... «Sbagliavo. Lui è un grande uomo di Chiesa. E' il vero capo di governo vaticano prestato all'Italia. Nel suo studio ho visto un quadro molto bello di Guttuso. C'è una serie di cardinali. E sotto la dedica: "Al cardinal Andreotti" e una figura mezzo cardinale e mezzo laico. Lui». Perché Cicchitto si è iscritto alla P2? «Si era aperta la successione a Lombardi. Cicchitto sapeva che Signorile era protetto dalla P2». Signorile non era della P2. «Sicuramente aveva rapporti. Signorile è sempre stato molto levantino, abile». Il piano di rinascita democratica di Gelli non ti sembra quello di Berlusconi? «Il piano non è per nulla un elenco di azioni eversive. Bisogna essere onesti: il piano di rinascita è il piano comune che hanno sia il Pd che Berlusconi. Un giorno ero con Macaluso e leggemmo una presa di posizione del Pd. Commentammo: "Ma questo è il piano di Gelli!"». Tu sei sempre stato poco diplomatico. Hai definito Signorile «uno stupido». «Signorile non è uno stupido. Forse in qualche occasione si comportò da stupido». Merzagora «un uomo poco serio»... «Quello sì. Quando ero segretario amministrativo del Psi scrisse in forma allusiva che avevo fatto una speculazione sui titoli Ferruzzi. Lo querelai. Lui non si fece mai dare l'autorizzazione a procedere... sviò, svicolò. Fece di tutto per non andare davanti al giudice. Lui che aveva uno yacht che batteva bandiera panamense». Gaetano Scamarcio disse che non ti si doveva affidare nemmeno la gestione di una salumeria... «Fu un eccesso di zelo da parte degli amici di Andreotti. Cercavano qualcuno della mia parte che mi desse fastidio. Trovarono Scamarcio». Franco Reviglio disse: «Non potevo avere un successore peggiore alle Finanze»... «Io non potevo avere un predecessore più inesperto». Perché inesperto? «Era un professore universitario ma si occupava molto più del sottogoverno che degli studi». Sei favorevole alla pubblicazione delle intercettazioni? «Ciò che si riferisce ad una responsabilità grave va pubblicato. Ma l'operazione difficile è la lettura delle intercettazioni. E la depurazione. Poi bisogna considerare il grado di sensibilità dell'opinione pubblica. Io non voglio fare i nomi... ma insomma quando Mattei si occupava di petrolio... se avessero intercettato le sue telefonate per avere il favore dello Scià...». Il Pci è stato il grande intercettatore e il grande intercettato, dicesti una volta... «Il Pci, con l'aiuto dei sindacati, aveva i suoi uomini all'interno delle società telefoniche... poteva ascoltare tutte le telefonate che voleva. Bastava combinare bene i turni...». Che cosa pensi dei politici di oggi? «Non hanno la bussola». La bussola è l'ideologia? «L'ideologia, un insieme di valori...». Per Berlusconi ideologia è un insulto... «Berlusconi è l'interprete delle tendenze di fondo del Paese. Ordina un sondaggio, legge i risultati e si adegua. Ai miei tempi compito della politica non era conoscere la realtà, ma forzare il corso delle cose. Adesso si sta dietro il corso delle cose». Chi è che non ti piace a sinistra? «Il trasformista. Quello che fa la scelta e poi cerca il consenso. Oggi abbiamo una classe dirigente trasformista, che produce trasformismo. Sia a destra che a sinistra. Sia Berlusconi che Veltroni». Berlusconi lo conosci? «E' venuto un paio di volte al ministero». Ti eri occupato della famosa Iva di cui si parla tanto adesso. Dicono che facesti un piacere a Berlusconi concedendogli l'aliquota del 4%. «Alla Rai, per il canone, veniva applicato il 4%. La commissione bicamerale dei Trenta chiese al governo di applicare il 4% per tutti, pubblici e privati». Che impressione ti fece Berlusconi? «L'avevo conosciuto ancora prima, nel 1977, a una riunione al circolo di Aniasi. Me lo aveva segnalato Craxi: "Troverai un giovane imprenditore milanese, uno che potrebbe anche essere amico nostro". Non mi fece una grande impressione. Capelli lunghi e tanta brillantina. Mi dette fastidio. Pensavo che la brillantina fosse di destra». Avevi visto giusto... «Alla fine ci mettemmo a parlare in un salottino. Mi disse: "A me piacerebbe fare la politica". Io gli chiesi: "Che cosa vorrebbe fare?". E lui: "Il ministro degli Esteri". Quando tornai a Roma lo raccontai a Craxi. Craxi si mise a ridere: "Ma chi cavolo è questo qui? Ma che si tolga di torno"». Poi però cambiò idea... si precipitò da Londra per fargli il decreto che riaccendeva i suoi ripetitori... sembrava un suo suddito... «Craxi voleva rompere gli schemi del monopolio dell'informazione». Di Berlusconi hai detto: «Le sue posizioni mutano secondo le convenienze». «Gli aristocratici della monarchia sabauda industriale di Torino dicevano: "Ciò che fa bene alla Fiat fa bene all'Italia". Berlusconi pensa la stessa cosa. Quello che fa bene a Mediaset fa bene all'Italia». Cosa pensi delle leggi ad personam? «Una volta si diceva che le leggi sono come banconote: messe controluce, in filigrana si vede la testa del Re». Oggi si vede la testa del Re anche se non le metti controluce. «Il sistema democratico dovrebbe risolvere la questione. Basterebbe la chiarezza». Esempio? «Avrebbero dovuto dire: "Portiamo davanti al Parlamento il fatto che sono stati compiuti atti giudiziari che configurano un caso di persecuzione". La società liberale aveva risolto questo problema. Il "fumus persecutionis" era la ragione per la quale non si dava l'autorizzazione a procedere. Ma lo chiamava col suo nome». Berlusconi ti piace? «E' stato un innovatore. Ha svelato l'animo profondo di questo Paese, moderato e individualista. Ha messo in evidenza i difetti italiani e li ha chiamati virtù». Gioco della torre. Bobo o Stefania? «Li butterei giù tutti e due...». Perché? «Non danno un bello spettacolo». Cioè? «Fanno pensare che Craxi non fosse capace di insegnamento». De Michelis o Boselli? «Boselli è modesto. E' la sottoburocrazia comunista dell'Emilia». Martelli o Intini? «Di Martelli uno si affeziona all'intelligenza. E alla capacità chirurgica di intervenire sui fatti. Intini è più schematico. E' un vecchio funzionario bolscevico. Non butto nessuno dei due. E' già avvenuta una strage di socialisti per mano altrui». Visco o Tremonti? D'Alema, quando gli dissero che Visco stava facendo una politica fiscale contro gli operai, disse: "Visco è sia contro gli operai che contro gli industriali. E' contro tutti". A Visco manca la visione politica. Tremonti è aperto al nuovo. Se uno non sapesse, penserebbe che Tremonti è di sinistra e Visco è di destra...». Tremonti di sinistra? «Strutturalmente di sinistra. Ha la capacità di essere raffinatamente doppio». Mentana o Vespa? «Mentana ha una sua capacità creativa. Butto Vespa. Porta a porta potrebbe essere il Bignami della politica. Invece è Novella 2000». Mieli o Mauro? «Tutti e due hanno sulla coscienza il fatto di aver partecipato al falò dei socialisti. Ma butto Mauro perché è il più antisocialista». Repubblica o Corriere? «Il Corriere è antologico. Mantiene una linea di fondo di ispirazione realistica. Repubblica è fuori stagione. E' l'unico grande giornale in Italia che riesce ad essere nostalgico apparendo innovativo. Nostalgico, peggio che conservatore. Nelle sue pagine non c'è una riga che non appartenga allo strapassato». Qual è il giornalista che proprio non sopporti? «Se ti dovessi dire quello che mi dà fastidio... però mi dispiace dirlo perché... insomma è Scalfari. Invecchia male. E' diventato insopportabile. E' di una faziosità antica. Dà un giudizio sui partiti politici secondo le esperienze di 40 anni fa. Secondo i suoi riconoscimenti o i torti o gli insuccessi che coltivò allora». Sarà mica innamorato ancora di De Mita... «Sicuramente no. Ma non ha mai detto una parola sull'errore di quell'innamoramento. Lui è ancora al punto che De Mita è bravo perché cercava di fregare Craxi». Perché Scalfari ce l'aveva con Craxi? «Perché era quello che voleva essere lui. Il segretario del Psi».

LA STATUA DI CRAXI

ott 14
ORE 17 Ho letto che sarà venduta all'asta la statua di Bettino Craxi situata nell'omonima piazza ad Aulla (Massa-Carrara). La notizia, anticipata oggi dal Tirreno, e' stata confermata dal sindaco di Aulla Roberto Simoncini (Udc) che guida una lista civica. ''Quella statua - ha dichiarato Simoncini - e' tutta in marmo di Carrara, quindi ha un valore economico non indifferente. La si puo' mettere all'asta, tanto piu' che la figura di Bettino Craxi e' stata rivalutata e anch'io credo che sia stato uno statista cui rendere omaggio". Io, a differenza del sindaco e di molti altri, non ho mai dovuto rivalutare la figura di Craxi, perchè ho sempre stimato e ammirato il leader socialista. Ho scritto via email al sindaco di Aulla e spero prenda in considerazione la mia offerta economica. Mi piacerebbe avere quella statua a casa mia ORE 17.49  Contatto il sindaco Simoncini sul suo cellulare. E' formale e gentile, poi mi invita a spedire una email al suo indirizzo personale sindaco@comune.aulla.ms.it. Non ho parole! E' uno strano paese.

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