DESTINI POLITICI
Che il destino politico sia un signore cinico e severo che non risparmia nessuno, lo hanno cominciano a verificare perfino i moralizzatori del Grande Gruppo Editoriale. Hanno scoperto, attraverso un abile scavo dentro le loro coscienze, che puntare il ditino sull’avversario politico è un modo troppo terreno di sentirsi divini redentori, e quindi tanto vale, così, piano piano, un po’ laicamente e un po’ viscidamente, apparecchiare una straziante resa dei conti dentro le mura di casa, dentro questo Pd che del soppalco ne ha fatto la sua ragione co-abitativa. Le ragioni che hanno portato i “ragazzi del Fondatore” a compiere una resa così democraticamente vigliacca, affondano in un passato remoto, di cui emergono alla memoria frammenti decisamente veltroniani. Ricostruire quel periodo che scorreva apparentemente sereno come un tema improvvisato di jazz, sarà compito degli ex. Noi possiamo fare di più. Mandare a fanculo le ragioni, e godere, da buoni liberali, dei sogni infranti. Che spesso sono grandi e sbagliati.
di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”




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