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DESTINI POLITICI

feb 22

Che il destino politico sia un signore cinico e severo che non risparmia nessuno, lo hanno cominciano a verificare perfino i moralizzatori del Grande Gruppo Editoriale. Hanno scoperto, attraverso un abile scavo dentro le loro coscienze, che puntare il ditino sull’avversario politico è un modo troppo terreno di sentirsi divini redentori, e quindi tanto vale, così, piano piano, un po’ laicamente e un po’ viscidamente, apparecchiare una straziante resa dei conti dentro le mura di casa, dentro questo Pd che del soppalco ne ha fatto la sua ragione co-abitativa. Le ragioni che hanno portato i “ragazzi del Fondatore” a compiere una resa così democraticamente vigliacca, affondano in un passato remoto, di cui emergono alla memoria frammenti decisamente veltroniani. Ricostruire quel periodo che scorreva apparentemente sereno come un tema improvvisato di jazz, sarà compito degli ex. Noi possiamo fare di più. Mandare a fanculo le ragioni, e godere, da buoni liberali, dei sogni infranti. Che spesso sono grandi e sbagliati.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

DJ&DS

feb 15

Ho passato un intenso pomeriggio con un vecchio politico, già molto amato e poi molto odiato dagli italiani. G. deve fronteggiare il caos della propria testolina che cancella ricordi e che mette a repentaglio la sua attività di “padre nobile” dell’Italia. Una debolezza che ne rende la vecchiaia frenetica, tra ansie familiari e un intensissima attività erotica. In una di queste incontrollabili ricerche di occasioni sessuali G. incontra M., figlia della sua storica segretaria. Il rapporto assume contorni nebulosi, che G. cerca di decifrare, riflettendo sul bisogno e il desiderio di essere ancora amato. Il gioco perverso a cui G. sta prestando se stesso lo sta portando a perdere la certezza dei propri pensieri fino a confondere la sua realtà con quella di quello che avrebbe voluto essere. Non più protagonista della vita del paese, si ritrova spettatore di un paese sconosciuto, e non riconosce più nemmeno il suo io. Tralascio la parte più intima della nostra conversazione, tranne un consiglio: “Non tentare di vendicarti con nessuno, ma cerca solo di amare: è il modo migliore per cercare di disarmare il nemico”. Sono tornato a casa e ho organizzato un baccanale per dimenticare lo stato d’animo di G., uomo a cui temo di assomigliare più di un po’.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

DJ&DS

feb 9

Non si tratta neppure di buttarla sul fattore estetico chessennò saremmo fregati circa tutti. Piuttosto: ce lo vedete Bersani a vendere gelati al parco dietro l’angolo? Ecco, l’essenza del democratesimo ortodosso sta tutta nella crema. Per il resto è solo un pasticcio, e si capisce. Con quella nonchalance da venditore al dettaglio, finisce che lo inviteresti a cena un giorno sì e l’altro pure, c’è Gigi? E la segreteria? La prima volta che ti appare sullo schermo, pensi d’esserti sintonizzato sulla Melevisione: invece ti becchi un distillato di dalemismo direttamente dal fantabosco toscoemiliano che se non t’addormenti poco ci manca. Insomma, quando stringe i pugni, pare Prodi. Se spipeggia il sigaro, è tale e quale a Bertinotti. Mentre biascica a proposito di alternativa, ti distrae cogli occhialetti e non sai più che gusto prendere. Forse tiramisù, magari. Manco il tempo di allacciarsi il grembiule, che gli hanno messo in mano un partito che si scioglie. Pierluigi, per intanto, certi giorni è lucido quanto la sua pelata e le metafore sono il suo forte, altri un pò meno. Ma ora è tempo di regionali, di alleanze birichine e candidature scarabocchiate. Per una brava persona come lui quant’è dura la vita dell’ambulante: tutto il tempo parcheggiato accanto alla bancarella Massima. Nel cono d’ombra.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

I NANETTI DELLA SINISTRA

dic 22

I nanetti della sinistra stan vivendo, da mesi, tranquilli nel loro paesino quando uno di loro dice che nella caverna sotto la montagna, detta La Stanza di Max, c’è un grandissimo tesoro. I nanetti decidono di andare a prendere il tesoro ma una volta arrivati ad aspettarli c’è un affamato orco cattivo (detto D’ALEMA). L’orco ha molta fame ma essendo anche un gran birbone vuole giocare un po’ con i nanetti. Decide di proporgli un gioco crudele e con cui pensa di mangiarseli tutti; dice ai nanetti che si dovranno mettere in fila indiana e gli verrà messo in testa un cappello. I cappelli possono essere rossi o blu. Partendo dal fondo ogni nanetto a turno dovrà indovinare il colore del proprio cappello; se indovina viene lasciato vivo altrimenti viene mangiato. Per indovinare il colore i nanetti non possono parlare ma devono alzare una paletta o rossa o blu. Quando la alzano l’orco legge a tutti gli altri la risposta ad alta voce ma con tono sempre uguale. Ogni nanetto può vedere tutti i nani davanti a lui ma non quelli dietro a lui. I nanetti si consultano e decidono di giocare. Quanti nanetti si salvano? Chiedere a Paolo Ferrero.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”


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