
“Sbirri” tra realtà e finzione. Si tratta di un prodotto sperimentale che unisce il linguaggio del reportage, quindi della realtà, a quello della finzione cinematografica. “Sbirri”, il nuovo film prodotto dalla Sanmarco e diretto da Roberto Burchielli racconta la storia di un reporter, Matteo Gatti che dopo aver perso un figlio a causa dell’assunzione di una pastiglia di ecstasy decide di immergersi nelle notti milanesi e di collaborare con la questura di Milano partecipando ad operazioni antidroga autentiche con l’obiettivo di mostrare e capire la realtà dei fatti.
In gergo tecnico questo tipo d’inchiesta giornalistica si chiama inside story e a raccontarla questa settimana ai microfoni di Radio Gioventù, la rubrica radiofonica condotta dal ministro Giorgia Meloni e dal giornalista Pierluigi Diaco è il protagonista del film, Raoul Bova. “Il progetto era molto complesso – spiega l’attore – perché comunque “Sbirri” era un prototipo, vale a dire noi abbiamo unito un prodotto cinematografico con scene realmente vissute dall’attore. Nei giorni precedenti l’uscita del film ho dialogato molto con i ragazzi sul problema della tossicodipendenza e del disagio giovanile, e devo dire – prosegue Bova – che c’è un pessimismo diffuso tra i giovani. Questo film oltre ad essere una rappresentazione della realtà, vuole essere un invito per le nuove generazioni a guardare il futuro e a credere nei sogni perché ci sono persone, come gli agenti della Squadra Speciale della Polizia di Milano, che combattono quanto noi e credono nei sogni quanto noi, quindi basta cercarle, basta unirsi e creare un movimento forte di speranza”.