Post taggati ‘Elezioni 2008’

Il lieto fine di Silvio Berlusconi

apr 15

berlusconi4.jpg

Buona la quinta, anzi ottima. Anzi a valanga. Per essere l’ultima prestazione elettorale di Silvio Berlusconi, quella di ieri rischia passare alla storia come la più bella. E’ quel che si dice un lieto fine ma c’è da immaginare che sarà una letizia durevole. I numeri dicono che il Cav. a vocazione maggioritaria vince con tranquillità e lo fa senza l’Udc, senza la Destra sfuggita dal seno di An, soprattutto contro un Partito democratico che rimane inchiodato al di sotto del 35 per cento. Se non ci saranno capovolgimenti dell’ultimo minuto, la distribuzione dei seggi in Senato potrà garantire al centrodestra la governabilità che non fu concessa a Romano Prodi due anni fa. E alla Camera proprio non c’è storia. Certo brilla in modo particolare la Lega di Umberto Bossi, ma il Pdl si dimostra un’invenzione trionfale. E’ il successo politico di un partito nuovo posto al centro di una coalizione omogenea su base regionalistica – Carroccio al nord, Mpa di Raffaele Lombardo al sud – ma più di ogni altra cosa è l’affermazione da urlo del suo demiurgo: il Cav. Meglio del 1994 e del 2001, quando il Polo ha vinto (nell’ultimo caso premiato da una legge migliore); figurarsi rispetto all’infausto 1996 e al pazzotico 2006.
Dunque Berlusconi tornerà a Palazzo Chigi per la terza volta, ma in questa circostanza il ritorno vale il doppio. Vale come il frutto ostinato di un grande azzardo, come il premio per avere scommesso sull’abbandono di Pier Ferdinando Casini dell’Udc (già molto collaborativo) a beneficio delle mani libere per governare. Ha pagato il coraggio e alla fine il risultato sembra dare ragione anche alla più inedita campagna elettorale messa su da Berlusconi. Quell’impasto un po’ schizoide di senso comune e senso dello stato, quel suo modo roco di offrirsi al mercato del voto con l’animo pensoso da uomo delle istituzioni preoccupato dalla crisi. E senza mai rinunciare alla faccia bronzea di chi, nel momento stesso in cui sta rivoluzionando il sistema politico nazionale insieme con Walter Veltroni, mobilita l’elettorato di centrodestra attraverso la chiamata all’anticomunismo. Al punto che il Pd ha vampirizzato la Sinistra Arcobaleno ma non ha tolto neppure un grammo di consenso moderato al Pdl. Se la vigilia del voto era stata accompagnata dal coro monocorde che segnalava una grande assenza nel lessico berlusconiano, l’assenza del miracolo italiano e del sogno lucido che non poteva essere rappresentato dalla promessa di abolire il bollo per le auto, adesso bisognerà aggiornare le categorie di lettura. Bisognerà ammettere che l’homo faber di Arcore ha ottenuto un’investitura meritata e pesantissima: è riuscito lì dove il pescatore di sogni, Veltroni, dimostra d’aver bucato la prima e pare intenzionato a non perdere tempo. Con l’orgoglio commosso del tre volte vincitore e la volontà di restare “aperti verso l’opposizione” per “accettare il loro voto sulle nostre riforme”.

E adesso che succederà? Succede che la Casa Rosada riapre coi fuochi d’artificio perché Berlusconi ha vinto anche su se stesso e questa forse era la sfida principale. Il Cav. ha trionfato sull’impressione della sua stanchezza, sul timore dell’appannamento sopraggiunto quando lo si era visto al Colosseo che chiudeva la campagna elettorale inciampando su Totti e Ronaldinho. Invece aveva ragione lui e lo certifica l’apoteosi personale di queste ore (pare). La telefonata di complimenti arrivata da Veltroni lascia immaginare che il capo del Pd non finga quando dice di voler aprire una stagione collaborativa e di riforme condivise. L’altra chiamata di congratulazioni reciproche tra Berlusconi e Fini esemplifica la solidità di un successo che nessuno ha voluto rivendicare ad An o a Forza Italia, perché tutti considerano come il migliore accompagnamento al primo congresso del Pdl. Quanto ai rapporti con la Lega, fa fede la buona accoglienza riservata dai berlusconiani al successo padano. Forse non si dovrà parlare di golden share come aveva fatto Veltroni alla vigilia del voto, però è chiaro Bossi ha ipotecato ieri una posizione di privilegio nel prossimo governo Berlusconi. Il capo leghista ha subito detto che il suo partito manterrà gli impegni presi con il Cav. In generale, come sottolineano i finiani, dalle urne viene una risposta maggioritaria compatta e decisamente “di destra”, se si tiene pure conto dei consensi ricevuti dal gruppo di Storace (che in ogni caso non entrerà in Parlamento). Berlusconi dovrà tenerne conto. Ma al momento è giusto che si goda il tripudio con i suoi amici e subalterni: “E’ un momento storico, il momento più bello della mia vita. Una vittoria netta, una vittoria di squadra. Ma ora ci aspetta un periodo difficilissimo”. Vero. Il Cav. ha sofferto ancora una volta la malizia degli antipatizzanti e si è misurato con il tifo contrario dei giornali stranieri, sa che i pregiudizi e la severità sono destinati e perdurare. Nessuno potrà tuttavia negargli il riconoscimento sfuggito ieri sera al quotidiano belga Le Soir: “A quindici anni dalla sua comparsa, il fenomeno Berlusconi torna a dimostrare il suo radicamento nella politica e nella società italiane, malgrado la personalità controversa e l’età del suo leader, arrivato in testa alle legislative”. Parole di miele che risuonano però come il presagio di un lieto fine da coltivare giorno per giorno.

di Alessandro Giuli per “Il Foglio”

GLI EX DIRIGENTI DS TIFANO PER LA SCONFITTA DI WALTER

apr 9

valvio_veltrusconi.jpg

Va detto, purtroppo. Ho sentito con le mie orecchie più di uno, tra i più autorevoli dirigenti ex Ds (ora, senza entusiasmo, nel Pd) augurarsi una sconfitta di Walter Veltroni alle elezioni politiche. I motivi sono sostanzialmente due: 1) Veltroni, da segretario dei Ds, ha lasciato il partito al minimo storico, maturando non poche antipatie tra i dirigenti locali che, in seguito, hanno vissuto come una “furbata” l’esperienza al sole di Walter alla guida del Comune di Roma. 2) L’indicazione di Veltroni come “leader del Pd” , in verità, è stata una scelta “disperata”, dettata dalle pressioni mediatiche sul caso Unipol e dall’urgenza di rimediare all’immagine negativa che il centrosinistra ha avuto con la leadership di Romano Prodi.

Sta di fatto, che dentro il Pd, i “diessini”, tifano per l’amato Cavaliere. Ecco, perchè Walter perderà. Ma la domanda è: gli faranno ancora fare il leader del Pd dopo la sconfitta o inizierà un’opera di commissariamento guidata da Fassino, D’Alema e Bersani per controllare l’anima “jazz” di WalterEgo?

SONDAGGI E PREVISIONI A 6 GIORNI DAL VOTO DI LUIGI CRESPI

apr 8

di Luigi Crespi.- Si apre l’ultima settimana prima del voto e a partire da oggi inizio una rubrica quotidiana dove senza violare la legge sulla par condicio cercherò di rappresentare gli scenari elettorali.
Vi sono alcune ragioni per le quali i sondaggi in questa tornata elettorale rischiano di essere uno strumento ad alta probabilità di errore, con questo intendo dire che lo strumento per sua natura misura la probabilità che un determinato fatto avvenga, ma le probabilità che questa misurazione sia particolarmente fallace in questa tornata elettorale si è moltiplicata in modo esponenziale.

I sondaggi si costruiscono su tre parametri fondamentali, le domande che si pongono al campione, (che sono ormai consolidate e non costituiscono elemento di variabile), l’elaborazione e la riparametrazione con le serie storiche e le regole con le quali il fatto sottoposto ad indagine demoscopia si deve verificare.

Questi fondamentali fattori, oltre ad altri necessari per la riuscita di un buon sondaggio, hanno subito in queste elezioni elementi di grande distorsione, analizziamoli.

Le regole con le quali il fatto sottoposto ad indagine demoscopia si deve verificare diventano elemento di grande problematicità, soprattutto per quanto concerne la legge elettorale, e soprattutto per l’attibuzione dei seggi al Senato.

Sono molti i partiti che nelle varie regioni, anche se a macchia di leopardo, possono o sono nella prossimità di raggiungere quota 8% e visto che la tornata elettorale non si sviluppa su due schieramenti e i soggetti politici che possono aspirare al superamento dello sbarramento si sono moltiplicati è evidente che questo determina un concatenarsi di probabilità, possibilità e calcoli tutti basati su dati marginali che rendono impossibile una previsione credibile sul Senato

In un sondaggio le domande che riguardano il futuro che vengono poste ad un campione rappresentativo di cittadini hanno lo stesso peso rispetto allo studio ed all’analisi delle serie storiche.

Nel 2006 ci siamo trovati di fronte allo stesso problema che ha generato molte differenze tra previsioni e dati reali ma era cambiata la legge elettorale.

Oggi le serie storiche servono a poco perché l’offerta politica è radicalmente cambiata.

Non ci sono due blocchi e la proposta politica che i partiti e schieramenti offrono agli elettori si è radicalmente modificata e questo rende particolarmente liberi gli elettori dai vincoli e dalle dinamiche elettorali abituali.

Insomma ammainate le vecchie bandiere e i vecchi simboli gli elettori non rispondono più per consuetudine al voto, ma tendono a farsi delle domande e questo rende fluido e talvolta imprevedibile il comportamento di alcune fasce dell’elettorato.

A tutto questo si aggiungono gli indecisi che in questa tornata elettorale non sono più numerosi del solito, ma è cambiata la loro natura perché si muovono con tre dinamiche differenti: i qualunquisti che alla fine o non vanno votare o si allineano con il resto degli italiani, gli indecisi di schieramento, cioè quelli che si collocano ad esempio nel centrodestra ma che non hanno deciso se votare PDL o Lega/MPA, ma tra questi ci sono anche coloro che non hanno ancora deciso se votare per lo schieramento di Berlusconi o La Destra di Storace e Santanchè e questo fenomeno è ancora più accentuato tra il PD, la Sinistra Arcobaleno e i Socialisti, e addirittura gli indecisi di sinistra non sanno se votare Sinistra Arcobaleno, Partito Comunista dei Lavoratori o la Sinistra Critica.

La terza categoria sono gli indecisi dell’antipolitica che non trovano collocazione con Grillo, e sono una parte di elettorato disilluso ed estremamente negativo.

Abbiamo parlato delle difficoltà dei sondaggi di misurare, ma questo mi fa anche prevedere una settimana di passione, lentezza negli scrutini, nelle proiezioni, decine di contestazioni ai seggi e quando finalmente sapremo chi ha vinto al nazionale cominceranno gli scrutini delle amministrative.

Insomma preparatevi avremo la prossima settimana densa di conti e polemiche, ma di questo avremo occasione di parlare domani in cui affronteremo il tema della rimonta del PD.

MANDIANO “VELTRUSCONI” AL GOVERNO: VOTATE PD AL SENATO E PDL ALLA CAMERA

apr 3

valvio_veltrusconi.jpg

Diacoblog invita i suoi lettori ad andare a votare, quindi a fare il proprio dovere di cittadini. Suggeriamo di investire sull’uomo nuovo di queste elezioni, sull’unico interlocutore “credibile” di questo scenario politico, su una scelta di riconciliazione nazionale: votate il Sig.Veltrusconi. Per mandare Veltrusconi al governo bisogna tracciare una croce sul simbolo del PD al Senato e un’altra su quello del PDL alla Camera.
PS. Per chi, come il sottoscritto, intendesse votare al Senato Giuliano Ferrara e la sua lista “Aborto?No,Grazie”, diventa facoltativa la scelta alla Camera ( in questo caso, meglio Veltroni). Comunque vada, Forza Veltrusconi!


serverstudio web marketing e design