PICCOLE RIVOLUZIONI CULTURALI
Spesso i grandi cambiamenti della storia si manifestano con piccole rivoluzioni, all’apparenza insignificanti, come la scomparsa di una semplice abitudine culturale. E’ il caso della sinistra italiana e di tutto ciò che di intellettuale ha prodotto negli ultimi anni: dogmi, teorie, libri, appelli, programmi televisivi, sensi di colpa e speranze di cui ci siamo tutti dichiaratamente rotto i maroni. La destra italiana appare più liberale, più libertina, e più scafata a tal punto da collezionare, oramai quotidianamente, apprezzamenti da universi giovanili e progressisti da sempre sotto il diabolico controllo e la dottrinale tutela del Pci/Pds/Ds/Pd. Chi, come Dj&Ds, ha creduto nel rigorosissimo senso dello stato a cui la segreteria Fassino ha ricondotto la sua azione politica nei formidabili anni diessini, oggi trova più di una sabauda consolazione nel fare&disfare della destra “gaberiana”, quella che con voce greve ma convinta intona “Io se fossi Dio” a ogni sorgere del sole. Si può forse paragonare Corrado Augias a Leo Longanesi? Dario Fo a Guido Keller? Piero Sansonetti a Giordano Bruno Guerri? L’Unità ai ragazzacci del Secolo D’Italia? Gad Lerner a Pietrangelo Buttafuoco? Lusetti al mitico Gasparri? Montanelli Secondo a Montanelli Primo? Dai, su, diciamolo con cristiana allegria: i secondi, più glamour e simpatici, sono diventati i primi.
di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”





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