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IL PD SI AFFIDA A MARCO CARTA

set 15

marcocarta

di Pierluigi Diaco su “Libero” diretto da Maurizio Belpietro

Ormai è chiaro: il Pd di Dario vuole uscire dal coma e quello di Pierluigi è costantemente rinchiuso in una lunga  seduta di psicanalisi. La patologia è la stessa, ma i metodi per curarla cambiano radicalmente, a dismisura. In attesa di un miracolo, tanto vale buttarla a cantare, a squarciagola, e affidare la faccenda a uno che se intende, a un giovane che tanto piace ai ggiovani d’oggi, a un tipetto molto lontano dai già sperimentai Fossati e Jovanotti, a un signorino baciato dalla fortuna e dal talento, e che, a differenza dei leader del Pd, ancora non ha incontrato la sconfitta e la sfiga. Insomma, a Marco Carta, già vincitore di “Amici” e dell’ultimo Festival di Sanremo. Domani sera l’ultima stellina del pop di casa nostra (de)canterà per il popolo della sinistra sul palco della Festa Democratica, al Palasharp di Milano. Lo stesso su cui saliranno a poche ore di distanza Dario Franceschini, Francesco De Gregori e Sabina Guzzanti. Lo stesso su cui si è già esibita la scena rock tanto amata dai ragazzi democratici e dagli intenditori più raffinati ed esigenti: After Hours, Marlene Kuntz e Modena City Ramblers. Roba da non crederci: il pupillo di Maria De Filippi, il simbolo di quei talent show tanto odiati e criticati dalla stampa di sinistra, il sanremese prodotto della diabolica intelligenza commerciale di Paolo Bonolis, il cantante più amato dalle ragazzine senza cultura e senza ideologia, proprio lui, il Marco Carta tormentone delle radio, è stato scelto dagli organizzatori della Festa del Pd milanese, per intrattenere, esorcizzare e curare le malinconie e le smanie di riformismo coatto degli elettori del  partito più jazz d’Italia. Attenzione, però, la faccenda non è liquidabile come una semplice e scontata furbata dei dirigenti Pd più smaliziati e paraculi. E neanche è ipotizzabile prefigurare una sorprendente e definitiva svolta Pop del partito guidato (per ora) da Franceschini. La scelta di Carta nasconde qualcosa di più intrigante e misterioso, di più spirituale e profondo. Chi scrive non scherza, ha fatto un giro di telefonate e ha raccolto un retroscena talmente stravagante da far esplodere un terremoto nelle frangia cattolica del Pd. Le cose stanno un pò così: Marco Carta farebbe i “miracoli” , vantaggiosi non solo per l’industria discografica. Almeno così raccontano i genitori del piccolo Domenico Bilotta, un bimbo di nove anni che “era in fin di vita dopo essere  stato investito da un’auto a Crotone e che “si è svegliato” ascoltando “La forza mia”, il brano di Carta, e vincitore del Festival della Canzone Italiana targato Bonolis. Insomma, l’ultimo di una lunga serie di piccoli miracoli quotidiani ad opera di personaggi più o meno famosi. La notizia era uscita già a luglio e in poche ore aveva fatto il giro della rete, rimbalzando da un forum all’altro. Giusto il tempo di gridare al miracolo ed era però arrivata, sempre a furor di internet, la smentita: è una bufala. Anche perché il dottor Giovanni Pugliese, titolare della Casa di cura che ospitava il bambino, interpellato da Leggo aveva dichiarato: “È arrivato da noi già collaborativo. La sua riabilitazione è dipesa dall’ottimo lavoro svolto all’interno della nostra struttura. Marco Carta non c’entra nulla e ripeto: quando è arrivato qui, il bambino era già sveglio e collaborativo”. I genitori del bambino, però, hanno subito gridato al “miracolo” dalle pagine di DiPiù e lo hanno fatto con enfasi ed entusiasmo più che comprensibili. Tant’è che  una dirigente del Pd di Milano, commossa dalla storiella a lieto fine e incastrata dalle continue richieste della figlia adolescente, ha proposto al comitato organizzatore della Festa del Pd milanese di invitare Marco Carta alla PalaSharp. Molti si sono opposti, alcuni hanno semplicemente storto il naso, altri hanno compreso la genialità dell’idea, taluni hanno intuito la felice valenza mediatica della proposta.  E in un batter d’occhio, l’amico degli “Amici”, il più berlusconiano (almeno culturalmente) dei cantautori in circolazione, passa l’esame dell’apparato Pd: da miracolato delle tv del Biscione, a miracolo del Made in Italy capace perfino di “salvare” vite umane. Adesso, però, l’ambizione è alta e vagamente imbarazzante: riuscirà Marco Carta a fare il miracolo più atteso e desiderato dagli iscritti al Pd, ovvero resuscitare un partito con troppe idee sparse e senza un’identità chiara e precisa?


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