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DE GIORGI, DIRETTORE DI GAY.IT, SCRIVE COSE SACROSANTE. DIACOBLOG INVITA ALLA LETTURA

set 16

Le vicende di questi ultimi mesi sono realmente terrificanti. Il pestaggio a Napoli di Maria Luisa e del suo amico, il ragazzo accoltellato a Roma e il ragazzo massacrato di botte a Firenze sono solo le tre punte dell’iceberg di una ondata di omofobia che sta scuotendo l’Italia: in realtà, credo che chiunque di noi percepisca che il clima è cambiato da almeno un anno. Piccoli episodi in giro per l’Italia sono ormai quotidiani. Io stesso sono stato vittima di un piccolo episodio di omofobia in una città, come quella di Pisa, dove in tanti anni mai queste cose sono avvenute. E la nostra redazione, non dimentichiamolo, è stata presa di mira a luglio con scritte omofobiche ora che è in periferia, quando per tanti anni è stata nella via principale della città senza che mai nulla fosse accaduto. Le ragioni di questo cambiamento di clima stanno nell’assenza di sponde istituzionali che un tempo – quando governava il centro sinistra – dicevano qualcosa di chiaro sui diritti delle persone lgbt: solo a parole, certo, perché ricordo che il centro-sinistra al governo non è statp in grado di approvare un solo provvedimento a nostro favore, ma almeno le parole c’erano e non ci ritrovavamo ministri gente della subcultura di Calderoli. Più in generale, credo, è il clima culturale che è cambiato, in tema di rispetto delle differenze. Mi permettano i tanti gay che ce l’hanno con rumeni e marocchini, ebrei e persone di colore: è chiaro che se in questo la cultura che passa è quella del “dagli all’immigrato e al diverso”, poi qualche problema ce l’abbiamo pure noi (e con questo, sia chiaro, non voglio in alcun modo condividere le dissennate politiche sull’accoglienza indiscriminata che Vaticano e certa sinistra vorrebbero farci digerire). In tutto questo, ci sono alcune ulteriori stonature sulle quali – perdonatemi – non riesco a star zitto. Mentre a Firenze, Roma e Napoli succede quel che succede, Arcigay di Milano non trova niente di meglio da fare che invitare alla serata di apertura del suo venerdì invernale l’eriditiera Paris Hilton. È poi scontato che, dopo una scelta così dissennata, specie in questo momento, scoppino problemi se lei si rifiuta – da brava (e vuota…) star internazionale quale è – di essere trascinata  in una polemica tutta italiana, perché la costringono a suon di fischi e insulti a portare un cartello “STOP OMOFOBIA”. La domanda viene spontanea: ma quei soldi – anche se “donati” dal locale proprietario della serata – non potevano essere spesi in una bella campagna contro l’omofobia a Milano? L’altra stonatura è l’eccesso di allarmismo che le associazioni gay italiane – Arcigay in testa – rischiano di seminare in Italia, complice una stampa a cui non par vero di montare dei casi. Abbiamo già denunciato la vicenda romana della Gay Street, dove le imprecisioni e gli errori di comunicazione sono stati evidenti, e guarda caso tutti fatti per ingigantire il caso. Non ci rimane oggi che denunciare oggi la vicenda bolognese , che alla fine si è capito aveva nulla ben poco a che fare con l’omofobia, mentre l’Arcigay di Bologna urlava ai quattro venti che invece di omofobia si trattava, con una conseguente ed oggettiva figura da pirla sulla stampa locale di ieri e di oggi. Sicuri che questo allarmismo ci serva e non alimenti invece i mitomani e quelli pronti ad emulare le gesta? O non conviene un po’ più di sobrietà e di compostezza da parte delle associazioni? Lungi da me chiedere silenzio o imporre alle associazioni di effettuare indagini di polizia prima di uscire sulla stampa, ma la cautela in questi giorni credo che debba diventare un obbligo, specie per chi così facendo ottiene subito la prima pagina dei quotidiani locali. Le notizie di ieri invece sono estremamente positive. La nostra parlamentare, Paola Concia, ha incontrato la Ministra delle Pari Opportunità, la quale parrebbe essersi finalmente accorta che in Italia esiste l’omofobia e la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere e si è in qualche modo impegnata su questi temi. Nello stesso giorno, dopo la pausa estiva, è ripresa in Commissione Giustizia alla Camera la discussione sulla proposta di legge contro l’omofobia presentata dalla stessa Paola. Avere una legge contro l’omofobia cambierebbe decisamente la situazione. Non tanto o non solo perché avremo in mano uno strumento fenomenale di tutela giuridica dei nostri diritti e della sicurezza delle nostre vite, ma anche e forse soprattutto perché una legge di questo genere è in grado di cambiare il clima culturale del paese, svelenendolo e smorzando i toni. E una legge ottenuta in una legislatura governata dal centro destra sarebbe una doppia vittoria, perché – lo dico da tempo – sui nostri temi riusciremo in Italia a fare dei passi avanti solo quando diventeranno davvero bipartisan e non più motivo di scontro politico tra destra e sinistra. Su questo mi aspetto che il nostro sgangherato movimento lgbt faccia quadrato, abbandonando i massimalismi della legge Mancino (che certo, sarebbe meglio di quella della Concia, ma non mi pare sia questo il momento giusto per darci obiettivi ambiziosi), sostenendo Paola ogni giorno e ogni istante, lasciando una volta da parte invidie e primedonnismi. Non mi dispiacerebbe, ad esempio, che il 10 ottobre fosse solo Paola Concia a tenere il discorso ufficiale della manifestazione nazionale indetta dalle associazioni: sarebbe una bellissima dimostrazione di unità, di voglia di stare concentrati su obiettivi realistici e di ambizione ad ottenere risultati concreti e non discorsi. Ci riusciremo?

Alessio De Giorgi
Direttore Gay.it

GAY/IMMA BATTAGLIA: ” NON ESCLUDO CHE DIETRO AI FATTI DI ROMA POSSA ESSERCI LA MANO E LA MENTE DI FORZA NUOVA”

ago 26

battaglia-interna

‘Apprendiamo con soddisfazione la notizia che Eur Spa, seguendo le indicazioni del Sindaco, abbia gia’ provveduto all’installazione di una nuova telecamera al Gay Village. Rafforzare le misure di sicurezza e’ una risposta concreta che serve ad isolare i violenti”. Lo afferma Imma Battaglia, presidente Di’ Gay Project, organizzatrice Gay Village. ”Cosi’ – prosegue Battaglia – come l’impegno concreto intermini politici venuto da Alemanno nell’incontro di ieri con le associazioni sulla legge anti omofobia. Ora sarebbe necessaria una risposta corale della politica da destra a sinistra che dia il segno di una reazione immediata alla violenza di queste ore. In questo senso – conclude – sono d’accordo con Paola Concia nel ritenere che l’attacco incendiario al Qube possa essere una reazione alle aperure del Sindaco di Roma ma anche un segnale di estrema debolezza di pochi isolati personaggi violenti”.

DiacoBlog intervista la coraggiosa e liberale Imma Battaglia


Roma è diventata omofobica?

” Roma rispecchia l’italia e in italia c’è un livello di cultura e sottocultura. La politica non è responsabile, ma ideologica. Non è Roma ad essere omofobica, ma l’italia ad essere schiava di un clima di tensione e odio”

Tu in passato hai ricevuto minacce da Forza Nuova. Pensi che dietro i fatti di Roma, possa esserci la mente o la mano di questa organizzazione?

“Non lo escludo affatto. Penso che sicuramente le posizioni moderate e liberali del sindaco Alemanno possano aver dissatteso le aspettative di qualcuno e potrebbe esserci un desiderio, di alcune organizzazioni politiche, di alzare la tensione.

Veltroni, rispetto al sindaco Alemanno, è stato più attento o meno sensibile alle richieste della comunità omosessuale?

“Le posizioni sono state diverse. Veltroni, per cultura e formazione, aveva una sensibilità di base sull’argomento. Ma questa sua vicinanza talvolta è stata superficiale e distante: ad un certo punto con lui e la sua amministrazione la comunità non ha più avuto un rapporto. Il Sindaco Alemanno, invece,  ha aperto le porte del comune alla comunità, ci ha incontrati già due volte e ci ha promesso di continuare il dialogo. Da parte di questa amministrazione c’è stata una risposta immediata, ma è chiaro che se Alemanno non avesse reagito tempestivamente sarebbe stato accusato di ambiguità. Ma voglio aggiungere una cosa:  è  un bene che la nuova amministrazione non abbia rapporti privilegiati con alcune associazioni omossessuali, cosa che invece è  accaduta nella gestione Veltroni, provocando una frattura nella comunità LGBT romana”

LA BUONA VOLUTTA’

feb 19

giuliodurini

Raccontavo, in uno dei miei francobolli “Dj/Ds”, di come un politico nel corso degli anni si è diviso tra l’amore familiare e la devozione per uno studente bolognese. Raccontavo della solidità e della passione, delle gioie e della disperazione, e di tutte quelle emozioni che, non avendo nessuna simpatia per l’ordine fisso, si trasformano in bellissimi sentimenti mascherati e divini. L’autoritarismo gay, la dittatura dell’Arcigay, i Gay Pride e tutte le Luxuria in circolazione hanno ormai trasformato in prosa tutto ciò che di poetico e sensuale hanno respirato e vissuto gente come Pier Vittorio Tondelli e Umberto Saba, e con loro mariti annoiati, maschi di potere, sposini infedeli, cazzi nascosti nei cespugli. La globalizzazione dei diritti e la modernizzazione di cui le noiosissime comunità omosessuali si fanno portavoce, fanno del politico con moglie/figli/amante un autentico eroe, un outsider post-gayo, un esempio di trasgressione all’antica, dai sapori agrodolci e dall’identità imprecisa. Aggiungere qualche dettaglio ci aiuterà a comprendere la sensibilità di questo “cupido” della politica italiana. Quasi sessant’anni e fuori dal Parlamento, il nostro eroe si divide tra la sua città natale e N***. Ha passato gran parte della vita a sudare freddo nelle interminabili riunioni delle correnti di partito, a svegliarsi di primo mattino per telefonare a una madre anziana, a incassare le isterie di una moglie dal taglio di capelli sospetto, a governare le richieste di una figlia depressa e di un figlio con le smanie. Nel terzo cassetto del comodino accanto al letto ha sempre tenuto una pistola, nel primo dell’ufficio ha “governato” antidepressivi. Un giorno, mentre dibatte di politica “a misura d’uomo” in periferia di G***, gli si avvicina Giulio (lo chiameremo così), 22 anni, studente, bellissimo, di origini aristocratiche, orfano per scelta di Dio, tirato su dal nonno, lettore di scrittori russi e amante di uomini sopra gli anta. Il ragazzo, timido, ammicca, chiede, corteggia, provoca, ingrifa. Il politico, emozionato come un bambino, ascolta, si eccita, sogna, immagina, liquida la scorta e passeggia con lui tutta la notte. Davanti alle vetrine di una nota libreria, offre al giovane la caramella: “Passa la notte con me, voglio essere tuo”. Inizia così la più bella storia d’amore e di sesso di questo secolo. Una storia che parla di altre storie, una storia di affanni e di grida, di fantasie sadomasochistiche e di piaceri inesplorati, di farfalle custodite nella pancia e di pidocchi che mordicchiano l’anima. Il politico imparerà a non fare promesse, il giovane a non chiedere. Continuerà a vivere con moglie e figli, onorerà la compagna di una vita, vizierà lei e lui con la compassione misurata di un padre, e poi, quando sentirà mancarsi le vene, saprà tornare al suo altrove con fare animalesco e sincero. Non c’è morale in questo vissuto. Non ci sono né ragioni né torti. Né vincitori né vinti. C’è solo vita, lirica, stravaganza, eccellente perdizione. Tutto è più facile e bello quando l’amore vibra leggero; quando non crede agli sguardi e alle parole, ma le vive e le lascia scendere giù. Quando entra dentro e non pretende di uscire allo scoperto, di essere compreso, accettato, capito, digerito. E’ più gustoso essere presi sul serio per quello che fingiamo di essere e ignorati per la nostra intima umanità; giudicati per quello che vogliamo rappresentare e non per quello che siamo. Il nostro eroe non vuole essere definito. Offre un’immagine di sé, quella che più gli piace, perché non esiste bestemmia più grande che peccare chiedendo l’autorizzazione o servirsi degli escamotage che leggi terrene consentono, pensando di sovvertire la perfezione delle leggi di Dio. La letteratura omosessuale ha tratto la sua ispirazione da storie clandestine, disordinate, meno corrette: la sa più lunga delle associazioni di categoria. Come possiamo dimenticarci che le ragioni di Dio conoscono alla perfezione le piroette dei cuori? Come sarebbe possibile cestinare le ipnotiche e libere immersioni nel mare della sessualità, in cambio di leggi e regoline che ambiscono solo a fissare un amore e, per di più, le sue mille declinazioni? Quanto sarebbe miserabile e terreno sottrarsi alla confessione e al perdono? Ognuno è libero di rispondere a questi interrogativi come crede, ma non saranno i Gay Pride a restituire agli “sperimentatori” del sesso la dignità che meritano. Noi, uomini e donne di buona voluttà, non cederemo alle lusinghe diaboliche del politicamente corretto. Ci batteremo affinché il Politico e Giulio godano di tutta l’intimità sotto le coperte; affinché l’omosessualità continui a essereun profondo e bellissimo esempio di amore non definito; affinché le trame del sesso non si trasformino in favole a lieto fine. I “Milk” in circolazione sono solo una patetica e fanatica rappresentazione di una battaglia già vinta: il potere è omo affettivo, la tv è frocia, la stampa frociarola, la chiesa omo eclettica, l’arte omo depressa, il mondo omo declinabile. E’ frocio-mania, ovvero niente di più sorprendentemente assoluto, palese, digerito e popolare. Non si parla d’altro nei salotti, nelle palestre, nelle salette vip degli aeroporti, nei festival della canzone, nelle saune, nei corridoi della Rai, nei centri benessere del Chianti, nelle case di campagna dei Fondatori ormai in pensione, in Transatlantico, nei privé dei club di Roma e Milano. Tutti affamati di gayezza, ognuno con le sue curiosità, con le bocche asciutte, con fremiti mai sopiti. Il Politico e Giulio lo avevano intuito: meglio perdersinel fare ipnotico della perversione che scuotersi l’anima e scegliere di essere una “cosa” definita e divorata dalle bocche altrui. Amare era il loro sogno, trasgredire il loro bisogno, giocare a nascondino il loro segreto. E non mi pentirò di averlo portato alla luce perché qualcun altro, invidioso e luciferino, potrebbe approfittarne per sentirsi con la coscienza a posto.

di Pierluigi Diaco per “Il Foglio”

ADESSO BASTA!

gen 28

Ho dato mandato ai miei avvocati di difendere la mia immagine e la mia reputazione nelle sedi opportune, in  relazione all’accusa di “omofobia” che l’Arcigay mi ha rivolto nelle ultime ore. Sul sito dell’associazione vengo accusato di “omofobia” per aver scritto sul Foglio, nella mia rubrica Dj&Ds, una riflessione sull’operato dell’Arcigay in cui “denuncio” il rischio di “una dittatura gaya”, ovvero di un “autoritarismo” fanatico da parte del movimento omosessuale.La società italiana negli ultimi anni si è trasformata moltissimo, dimostrandosi, a tratti, più moderna della politica e dell’Arcigay. Credo, infatti, che il “Gay Militante” abbia perso oggi gran parte del suo significato e della sua utilità: l’esibizionismo della sessualità è stata una grande occasione che ha segnato un pezzo fondamentale della storia del movimento omosessuale in tutta Europa. Ora i gay hanno un nuovo diritto da conquistare: il diritto alla privacy.

Ovvero, il diritto (anche degli omosessuali) alla sobrietà, alla riservatezza,al pudore, alla normalità. Il diritto (anche per gli omosessuali) di vivere liberi e sereni, sottraendosi al “dovere” di dichiararsi e “sputtanarsi” in pubblico e in televisione. La sessualità non è una patente da esibire, ma una caratteristica squisitamente “privata” della propria personalità. E trovo alquanto ridicole, controproducenti e inutili  le campagne anticlericali promosse dalle associazioni omosessuali


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