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EMANUELE FILIBERTO:”AL TEATRO ARISTON CON GRANDE UMILTA’ “

dic 21

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(AGI) “L’umilta’ sara’ la mia bussola in questa avventura sanremese”. Lo dice Emanuele Filiberto Di Savoia a Pierluigi Diaco che lo intervista su “Il Clandestino”, domani in edicola. “So di non essere un cantante, come non ero un ballerino prima di partecipare a ‘Ballando con le stelle’ – osserva Emanuele Filiberto -. Per questo per la partecipazione al Festival di Sanremo sul palco con me avro’ due veri professionisti. Pupo, che e’ uno dei pochi cantanti italiani ad aver venduto oltre 20 milioni di dischi nel mondo e molte delle sue canzoni sono conosciutissime all’estero. Con noi ci sara’ Luca Canonici, un grande tenore, che canta nei teatri di tutto il mondo e sara’ una sorpresa per il pubblico televisivo italiano. Io non so molto del Festival di Sanremo, non ci sono mai stato ma so che e’ il posto dove quello che dici viene ascoltato. Prima di accettare di immergermi in questa avventura, mi sono informato e ho visto che sono stati tanti i partecipanti in gara nella storia del Festival che non erano dei cantanti puri. Percio’ ho pensato che il Festival sia un momento di spettacolo e nello spettacolo ci sta un progetto che comprenda un bel brano popolare interpretato da due grandi cantanti e da un personaggio conosciuto. Ma, ripeto, accetto le opinioni e le critiche di tutti ed entrero’ all’Ariston con grande umilta’ “.

LUI SI VERGOGNA, NOI NO

dic 11

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Editoriale di Pierluigi Diaco su “Il Clandestino”

Il 70% degli italiani conosce Corona e i suoi guai giudiziari. E, malgrado tutto, il suo nome continua a fare simpatia a molta gente. La sua spocchia, la sua arroganza, la sua ambizione, il suo cinismo, la sua volgarità, la sua malcelata fragilità lo hanno aiutato a diventare, in pochissimo tempo, un simbolo per molti giovani, un’icona sexy per un non specificato genere femminile, un opinion leader per i media. Ottimo risultato per uno che, nella vita, si è mosso spinto dal riscatto, dal rancore, dalla rabbia, dalla sete di potere e denaro, nonchè dal desiderio di una giustizia “giusta e quindi fai da te”. Siamo in Italia, ragazzi! La stessa Italia di cui Corana dice di vergognarsi, la stessa Italia che lo ha “incoronato” testimonial del politicamente scorretto, la stessa Italia che copre, protegge e sponsorizza tanti piccoli Corona locali che, indisturbati, continuano a fare il grano grazie ad un mix di astuzia&slealtà.

Quando Corona denuncia di essere stato trattato come un “capro espiatorio” (che comunque merita di essere punito), dice una verità. Lui è solo la punta dell’iceberg di un sistema mediatico sempre più corrotto, alimentato quotidianamente da veleni, ricatti, scandali, intercettazioni, foto, video hard e moralità d’accatto. E Corona in tutto questo non solo ci sguazza, ma si autocandida perfino ad esserne l’interprete, il megafono, il rappresentante più autorevole. Del resto, lo ha detto lui più volte, il suo mito è l’Al Pacino di “Scarface”: riferimento decisamente sinistro per un ragazzo nato in una famiglia per bene e dai nobili valori paterni. Ma, come è noto, spesso le proprie origini si rinnegano in nome di progetti più ambiziosi e più ambigui, anche a costo di rinviare il pentimento in punto di morte. Non sappiamo ancora se Corona, prima o poi, imparerà a sostenere con garbo e sobrietà le sue ragioni e le sue tesi, noi, per adesso, ci auguriamo che, finita l’attenzione mediatica dei prossimi giorni, Fabrizio incontri, nei suoi soliloqui notturni, un angelo capace di insegnargli a guardare il mondo con occhi nuovi.

CHE “PALLE” !

dic 5

Editoriale di Pierluigi Diaco su “Il Clandestino”

In Italia ognuno lancia le “palle” che vuole, alcune vanno a segno, altre no, talune si sgonfiano prima di arrivare alla porta. Ieri il collaboratore di giustizia Spatuzza ha parlato al processo d’appello contro Dell’Utri. Il pentito ha indicato il senatore e Berlusconi come i referenti politici nel periodo delle stragi di mafia del 1993.

Berlusconi attacca: “Le accuse contro di me sono follia”. Ricordo che stiamo parlando di episodi che risalgono a 16 anni fa. Perché se ne riparla ora? Che tipo di attendibilità può avere un signore che parla dopo così tanto tempo? Noi non abbiamo una risposta, ma su una cosa siamo certi: in Italia c’è un problema molto serio che si chiama Giustizia. E per giustizia non intendo soltanto la lunghezza dei processi (e il caso Spatuzza è lì a dimostrarlo) ma anche il modo in cui vengo gestiti i “pentiti”.

Spatuzza ha detto: “Nel ‘94 incontrai Graviano in un bar in Via Veneto, aveva un atteggiamento gioioso, ci siamo seduti e disse che avevamo chiuso e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella storia. Mi vennero fatti due nomi tra cui quello di Berlusconi. Io chiesi se era quello di Canale 5 e mi disse: sì. C’era pure un altro nostro paesano. Graviano disse che grazie alla serietà di queste persone avevano il paese nelle mani”. Capito? Spatuzzza “interpreta” parole altrui , ma non  racconta fatti: dice che Graviano gli ha riferito che Berlusconi è una persona seria! Sembra di assistere ad una commedia di Totò. Io so che tu sai che lui sa…

Che “palle”! Le stesse “palle” che sembrano “sconvolgere” il mondo del calcio. Vi sembra possibile che tutte, e dico tutte le società calcistiche raccomandavano e facevano segnalazioni nei confronti della terna arbitrale? Lo sosterebbe un altro “pentito”, Rosario Coppola, chiamato ieri a deporre al processo su Calciopoli. Il teste ha citato l’esempio di un Inter-Venezia, a proposito della quale ricevette sollecitazioni per ammorbidire il referto sull’espulsione dell’interista Cordoba. La magistratura accerterà i fatti, e noi ci auguriamo che lo faccia in fretta. Altrimenti, saremmo costretti, anche stavolta, ad appendere il Paese alle “palle” di un presunto testimone, di un presunto pentito, di una presunta verità.

DIACO SI RACCONTA SU “LIVE SICILIA TV”

dic 5
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