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AMICI

mar 2

“Corpi. Sudori. Sguardi. Ammiccamenti. Effusioni. Voluttà. Desideri. Erotismo. Perversioni. Amori. Illusioni. Feticismi. Godimenti. Sogni. Una volta, di tutto questo ben di Dio, ne parlava con malizia poetica Pier Paolo Pasolini. Oggi, lo fa, con diabolica maestria, Maria De Filippi. “Amici” è la messa in scena di “Ragazzi di vita”. “Amici” è quanto più di neo pasoliniano si possa vedere in tv. E Maria, come Pier Paolo, fa paura. Tanta paura”. Scrissi queste poche righe qualche mese fa sul Foglio e la mia posta elettronica venne subito invasa da insulti, offese, patetiche e ideologiche riflessioni, cialtronerie scritte da chi ama l’ordine fisso delle cose e ha paura di innamorarsi delle ragioni altrui. Con alcuni “detrattori” della De Filippi ho provato a confrontarmi via email, con altri ho discusso liberamente all’interno del mio programma su Rtl 102.5, con taluni è stato impossibile parlare perchè, militando nel pregiudizio, liquidavano la questione più o meno così: “Amici è un programma diseducativo e il cinismo della sua conduttrice è pericoloso”. Dopo la vittoria di Valerio Scanu a Sanremo, in molti si sono sintonizzati su Canale 5, magari spinti solo dalla curiosità, per tentare di capire le ragioni di un successo che né gli addetti ai lavori né i critici più disinvolti riescono a decifrare con profondità e coraggio. I motivi dello snobismo di molti sono da imputare alla pigrizia con cui si affrontano le novità mediatiche del nostro tempo, relegandole, prima ancora di comprenderle, come operazioni di comunicazione e quindi prive di un valore culturale. E’ un peccato che non si comprenda che all’interno di “Amici” si sviluppano gli ideali, i valori e il codice di comportamento di una generazione che attraverso il “successo” tenta di esorcizzare le sue fragilità e le sue solitudini.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

DESTINI POLITICI

feb 22

Che il destino politico sia un signore cinico e severo che non risparmia nessuno, lo hanno cominciano a verificare perfino i moralizzatori del Grande Gruppo Editoriale. Hanno scoperto, attraverso un abile scavo dentro le loro coscienze, che puntare il ditino sull’avversario politico è un modo troppo terreno di sentirsi divini redentori, e quindi tanto vale, così, piano piano, un po’ laicamente e un po’ viscidamente, apparecchiare una straziante resa dei conti dentro le mura di casa, dentro questo Pd che del soppalco ne ha fatto la sua ragione co-abitativa. Le ragioni che hanno portato i “ragazzi del Fondatore” a compiere una resa così democraticamente vigliacca, affondano in un passato remoto, di cui emergono alla memoria frammenti decisamente veltroniani. Ricostruire quel periodo che scorreva apparentemente sereno come un tema improvvisato di jazz, sarà compito degli ex. Noi possiamo fare di più. Mandare a fanculo le ragioni, e godere, da buoni liberali, dei sogni infranti. Che spesso sono grandi e sbagliati.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

DJ&DS

feb 15

Ho passato un intenso pomeriggio con un vecchio politico, già molto amato e poi molto odiato dagli italiani. G. deve fronteggiare il caos della propria testolina che cancella ricordi e che mette a repentaglio la sua attività di “padre nobile” dell’Italia. Una debolezza che ne rende la vecchiaia frenetica, tra ansie familiari e un intensissima attività erotica. In una di queste incontrollabili ricerche di occasioni sessuali G. incontra M., figlia della sua storica segretaria. Il rapporto assume contorni nebulosi, che G. cerca di decifrare, riflettendo sul bisogno e il desiderio di essere ancora amato. Il gioco perverso a cui G. sta prestando se stesso lo sta portando a perdere la certezza dei propri pensieri fino a confondere la sua realtà con quella di quello che avrebbe voluto essere. Non più protagonista della vita del paese, si ritrova spettatore di un paese sconosciuto, e non riconosce più nemmeno il suo io. Tralascio la parte più intima della nostra conversazione, tranne un consiglio: “Non tentare di vendicarti con nessuno, ma cerca solo di amare: è il modo migliore per cercare di disarmare il nemico”. Sono tornato a casa e ho organizzato un baccanale per dimenticare lo stato d’animo di G., uomo a cui temo di assomigliare più di un po’.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

LE PICCOLE E MESCHINE ILLUSIONI DEL CORPO

feb 9
  • Come rinunciare all’impudicizia, alla trasgressione, alle piccole e meschine illusioni del corpo, all’ambiguità dell’amplesso? Impossibile per Lapo, impossibile per ognuno di noi. A meno che non si scelga, mossi dallo spavento o dal rispetto per il rigore imperante, di tradire i capricci del pene per immergersi nel mare rassicurante delle buone e sterili maniere sessuali.D’altronde i diversamente sessuati sono ancora confinati in quel divertentissimo materiale umano che si chiama “costume” e la gloriosissima Italia non ha nessuna intenzione di allargare il confine agli uomini di potere, ai figli di e alle gerarchie religiose. Tant’è che non solo veniavo privati di ogni succosa informazione in materia, ma siamo perfino costretti a doverci accontentare di  fotine innocue e sfocate di “rampolli” che nella disperata ricerca di un padre si imbattono, all’improvviso e loro malgrado, in un imbuto elegantissimo sorretto da gambe curate e giustificato da tacchi 18. Fosse il gusto il problema, la faccenda sarebbe molto più semplice e quindi facilmente risolvibile. Ma, come è evidente, è la Vergogna il dramma dei più disinvolti sperimentatori del sesso. Basterebbe andare fieri e tutto sarebbe, come d’incanto, un gran meraviglia del creato.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”


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