AMICI
“Corpi. Sudori. Sguardi. Ammiccamenti. Effusioni. Voluttà. Desideri. Erotismo. Perversioni. Amori. Illusioni. Feticismi. Godimenti. Sogni. Una volta, di tutto questo ben di Dio, ne parlava con malizia poetica Pier Paolo Pasolini. Oggi, lo fa, con diabolica maestria, Maria De Filippi. “Amici” è la messa in scena di “Ragazzi di vita”. “Amici” è quanto più di neo pasoliniano si possa vedere in tv. E Maria, come Pier Paolo, fa paura. Tanta paura”. Scrissi queste poche righe qualche mese fa sul Foglio e la mia posta elettronica venne subito invasa da insulti, offese, patetiche e ideologiche riflessioni, cialtronerie scritte da chi ama l’ordine fisso delle cose e ha paura di innamorarsi delle ragioni altrui. Con alcuni “detrattori” della De Filippi ho provato a confrontarmi via email, con altri ho discusso liberamente all’interno del mio programma su Rtl 102.5, con taluni è stato impossibile parlare perchè, militando nel pregiudizio, liquidavano la questione più o meno così: “Amici è un programma diseducativo e il cinismo della sua conduttrice è pericoloso”. Dopo la vittoria di Valerio Scanu a Sanremo, in molti si sono sintonizzati su Canale 5, magari spinti solo dalla curiosità, per tentare di capire le ragioni di un successo che né gli addetti ai lavori né i critici più disinvolti riescono a decifrare con profondità e coraggio. I motivi dello snobismo di molti sono da imputare alla pigrizia con cui si affrontano le novità mediatiche del nostro tempo, relegandole, prima ancora di comprenderle, come operazioni di comunicazione e quindi prive di un valore culturale. E’ un peccato che non si comprenda che all’interno di “Amici” si sviluppano gli ideali, i valori e il codice di comportamento di una generazione che attraverso il “successo” tenta di esorcizzare le sue fragilità e le sue solitudini.
di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”




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