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IL SENSO DELLO STATO

mag 4
  • Una vita può essere rigorosa come un saggio e affascinante come un romanzo? Sì, se il personaggio di cui si incrocia la vita in un vertiginoso sbalzo all’indietro nel tempo è un servitore dello stato oggi in pensione. Il suo nome è un dettaglio, ai più non direbbe nulla. Considerando l’anonimato con cui ha svolto i suoi compiti, sono costretto a mantenere il segreto sull’identità. L’ho incontrato sulla spiaggia di Sabaudia al primo sole del mattino, correvamo entrambi sulla riva. Accarezzati dal vento e accomunati dalla solitudine, consumavamo gli stessi passi, gli stessi ritmi. Ad un tratto i sorrisi diventano parole, e la conversazione si trasforma in una amabile confessione. Scopro che le infatuazioni mistiche e l’abbandono della fede hanno fatto di questo servitore un uomo senza filtri, se pur avvolto da un’aurea decisamente misteriosa. Mi racconta aneddoti, circostanze, storie, intrighi ed inganni. Tento di imporgli il mio presente, ma i suoi ricordi vincono sulle mie ambizioni. Mi ritrovo ostaggio del rigore e sento subito puzza di acqua di colonia. Non mi resta che ascoltare in silenzio. Ogni tanto ammicco.La cosa si dimostra più divertente di quanto pensassi. Poi la benedizione finale: “Pierluigi, ricorda! Chi ha il senso dello stato non aspira di entrare nel cuore della gente, ma solo nel cuore delle cose”.
  • di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

IL SENSO DELLO STATO

dic 7

Fino ad ora non ho mai votato per Berlusconi, ma ultimamente mi trovo spesso a doverlo difendere dai pregiudizi, le accuse, l’odio e il rancore di molte persone, di amici, lettori, ascoltatori e  telespettatori. Credo nel Senso dello Stato e nella Politica e penso che il rispetto delle istituzioni sia un impegno e un dovere di ogni cittadino. L’opposizione, in Italia, non mi piace affatto: è ideologica, autoreferenziale, violenta, priva di idee e di un progetto serio per potersi candidare alla guida del Governo. L’antiberlusconismo è una pratica perdente, una esercizio perverso di chi pensa di avere sempre la ragione in tasca, un punto di vista fanatico e cieco sulla società italiana (più complessa e vivace di quanto si possa pensare). So di avere una posizione impopolare nel mondo culturale da cui provengo e pago volentieri il prezzo di essere frainteso o deriso da chi mi apprezza, mi conosce e mi vuole bene. Ho sempre combattuto il pensiero unico, il luogo comune e  le posizioni di convenienza, e neanche stavolta posso tradire le mie ragioni e i miei pensieri per paura di non essere accettato e capito dall’ambiente artistico e intellettuale  in cui sono cresciuto e mi sono formato. Berlusconi è il nostro Presidente del Consiglio e va rispettato per il ruolo che ricopre. Chi non è d’accordo faccia politica, si comprometta, pensi ad un modello ed ad un progetto alternativi a quello proposto dal Cavaliere. L’avversario si batte solo se si è capaci di riconoscere e rispettare pubblicamente le sue ragioni e i suoi valori. Tutto il resto sono girotondi, bandiere viola, urla, appelli, firme, mode, piazze, niente di politicamente rilevante. La politica è una cosa seria e non si nutre di rabbia, ma d’amore per il proprio Paese, anche quando questo sceglie direzioni e percorsi che non si condividono.

Pierluigi Diaco per “Il Foglio”


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