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“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

nov 16

fantom

Segnaliamo la nascita della rivista FANTOM dedicata alla fotografia contemporanea. Ha molto da dire e molto da mostrare. Gia’ punto di riferimento per appassionati e professionisti del settore:http://www.fantomeditions.com

“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

set 14
Michelangelo Buonarroti(14751564)_Il T
IL PRIMO MICHELANGELO
L’anima sperimenta un migliaio di cure, invano; dal momento che è stata presa dalla mia strada precoce, invano si preoccupa di come si può restituire. Michelangelo, 1522
di Francesco Stocchi per DiacoBlog
Il tormento di Sant’Antonio è stato il gioiello del Metropolitan Museum durante tutta l’estate: una tela piccola ma che non è solo un dipinto. E’ il primo dipinto di Michelangelo, realizzato tra il 1487 e il 1488, quando il geniale artista toscano aveva soltanto dodici o tredici anni. Non è certamente il più creativo di soggetti, probabilmente copiato da una incisione tedesca, ma carico di un espressività drammatica difficilmente attribuibile ad un adolescente. Quest’opera strabiliante e’ stata prestata dal Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas), al Metropolitan che, insistendo sulla sua autenticità, l’ha esposta insieme a dettagliate analisi agli infrarossi (http://www.metmuseum.org/special/michelangelos_first/view_1.asp?item=3&view=l). La presentazione del Il tormento di Sant’Antonio ha voluto trascendere l’opera d’arte per divenire prossima all’oggetto di culto, attirando l’attenzione di migliaia di visitatori. Dalla prossima settimana si potrà visitare di nuovo in Texas, presso il Kimbell, lo splendido museo disegnato da Louis I. Kahn.

“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

giu 29
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A.L. Coburn_Ritratto di Ezra Pound (Vortograph) 1917

SEGNALIAMO CON PIACERE:
30 Giugno – 4 Luglio
23° Conferenza Internazionale su Erza Pound
-Centro Studi Americani, Palazzo Antici Mattei, Roma-
(programma completo su http://lowres.uno.edu/ezrapound)
1 Luglio, ore 19h
“(Omaggio) Ezra Pound, ritratti e altro”
con opere di Daniel Barroca, Giuseppe Capitano, Leonardo Castellani, Jacob Epstein, Giosetta Fioroni, Luisa Gardini, Henri Gaudier-Brzeska, Michaela Maria Langenstein, Giulio Paolini, Pier Paolo Pasolini e Max Renkel
-Libreria La Diagonale, Via dei Chiavari 75, Roma-

“INCONTEMPORANEA” DI FRANCESCO STOCCHI

giu 1

AL VIA LA LIII ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE

Fare Mondi // Making Worlds // Bantin Duniyan// 制造世界 // Weltenmachen // Construire des Mondes // Fazer Mundos

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Daniel Birnbaum, che vive a Francoforte, è il più giovane direttore di tutti i tempi della Biennale di Venezia (è nato a Stoccolma nel 1963) e ha già un formidabile curriculum come insegnante, scrittore e curatore. Dal 2001 è rettore della Städelschule Frankfurt-Main ed è stato cocuratore della Triennale di Yokohama e della seconda Triennale di Torino, entrambe nel 2008. Birnbaum a Venezia prende il posto di Robert Storr che, oltre all’edizione del 2007, avrebbe dovuto curare anche la Biennale del 2009. Storr si è scontrato con l’organizzazione della Biennale su diversi punti, tra cui il budget, e ha dato le dimissioni. Birnbaum è stato nominato nell’aprile del 2008, con appena 14 mesi di tempo per preparare quello che è considerato l’appuntamento artistico più importante del pianeta. Il risultato è la mostra «Fare Mondi » con opere di una novantina di artisti disposte su 38mila mq nell’ex Padiglione Italia ai Giardini (ora Palazzo delle Esposizioni) e l’Arsenale. Per gli altri contenuti della 53ma Biennale di Venezia, che quest’anno annovera la partecipazione record di 77 nazioni, cfr. il servizio in «Vernissage» e la «Guida» allegata a questo numero di «Il Giornale dell’Arte». In questa intervista il direttore descrive contenuti e concetti della sua mostra.
Daniel Birnbaum, la Biennale potrebbe essere anche un calice amaro se si pensa ai problemi denunciati dal suo predecessore…
Ma io mi sono attrezzato!
Come coniuga l’aspetto più «scientifico» della Biennale con il fatto che si tratta anche di un evento pubblico di grande richiamo?
Non credo nella divisione tra un’arte per gli intellettuali e una per la gente comune. Penso che il concetto chiave che funziona sempre sia la qualità, anche se forse può sembrare concettualmente più rilevante per chi segue l’arte piuttosto che per il grande pubblico che non passa il proprio tempo a vedere le mostre. Spero sia una Biennale generosa e che abbia anche un impatto visivo. La gente chiede sempre: «Ci saranno dei quadri?» ed è una domanda tediosa perché se ci sono allora si parla di ritorno alla pittura, ma io credo che i quadri possano essere uno strumento vincente per il futuro. Può esserci pittura oltre la pittura, qualità o interessi pittorici che si esprimono in altri media, come la fotografia. La materia pittorica mi interessa e anche se in questa mostra ci sono oli su tela, ci sono anche artisti coma Lara Favaretto e Michelangelo Pistoletto o André Cadere e molti altri che realizzano opere visivamente molto forti e che attirano il pubblico. Non posso promettere nulla, ma spero che questa Biennale avrà un forte impatto visivo.
Ha chiesto molte opere ad hoc?
Ci ho pensato su parecchio, perché ormai per gli artisti è diventato quasi automatico dire: «Devo fare qualcosa di nuovo». È diventata la cosa più normale del mondo creare opere apposta per le biennali, ma il fatto che un’opera sia stata realizzata un paio di settimane prima non sempre è una garanzia della sua qualità. Perciò volevo anche dimostrare che qualche volta può valere la considerazione opposta, presentare un’opera magnifica che fino ad ora magari non ha ricevuto molta visibilità. Sarà un insieme delle due cose, ma anche le opere che non sono nuove vengono presentate e installate in modo diverso.
Pensa che l’impatto dellaBiennale di Venezia sia statosmorzato dalla proliferazionedi biennali in tutto il mondo?
Ormai ci sono più di 100 biennali,25 delle quali con grandiambizioni curatoriali, maquando si tratta dell’attenzionedel pubblico, non c’è confronto,Venezia è l’unico posto dovesi riunisce il mondo dell’arteglobale. Forse Documenta è altrettantoimportante; per uncerto periodo le fiere hannoconquistato la ribalta, ma credoche quel momento sia finito.

A proposito di fiere: la Biennaleè seguita a ruota da ArtBasel; che cosa ne pensa diquesta contiguità temporale?

È del tutto irrilevante. Non cisono collaborazioni istituzionali.La programmazione èmolto diversa. Grazie al cielo lepersone vanno, guardano ecomprano arte, quindi non cisono problemi.

Perché tra gli artisti presentiin «Fare mondi» c’è una fortepresenza di autori maturi oaddirittura scomparsi, comeBlinky Palermo?

Forse dal momento che lavoroper una scuola d’arte, tutti siaspettavano che avrei propostosolo 80 artisti giovani o qualcosadel genere, ma al momentomi interessa di più un mix diquesto tipo. So che sembro uninsegnante di filosofia, ma l’artenon è solo quella contemporaneae i suoi significati sonogià stati tracciati. Penso che l’opinionesu Cézanne sia diversadopo Picasso e Picasso a posterioriha contribuito a fare diCézanne quello che è stato; nonvanno considerate come figureseparate e la lettura dell’arte èin progress.

Gordon Matta-Clark non è forse un po’ diversodopo Rirkrit Tiravanija?

Nonsi tratta solo del fatto che questisono stati grandi artisti equanto abbiano influenzato legenerazioni successive, ma anchedel rapporto inverso: nontutti gli artisti nuovi o che stannofacendo qualcosa di fresco einteressante hanno 27 anni!L’arte non è come l’hockey sughiaccio dove, dopo quattro anni,di solito non sei più tra i migliori.In mostra però ci sonoanche molti giovani, ad esempioAnna Parkina, una russa dicui nessuno ha mai sentito parlare,o Anya Zholud, da Mosca.Non hanno mai partecipato auna manifestazione simile.

Considera «Fare Mondi» ilsuo manifesto artistico? Non è possibile reinventarsicompletamente e la Biennale diVenezia è la cosa più visibile cheabbia mai fatto. Perciò ho sentitodi dover restare fedele agliartisti di cui mi fido e che mihanno fatto diventare quelloche sono. Non è per una sortadi giustizia nei loro confronti,ma perché penso che la nostrarelazione sia ancora molto dinamica:con un artista comeRirkrit Tiravanija, ad esempio,ho un rapporto di vecchia data,così come con Tobias Rehberger.Ci sono invece altri artisticon cui sono stato molto legatoma ho pensato non fosse questoil momento giusto. Ho optatoper un mix di persone con cuiesiste una fiducia reciproca, almenospero, e anche per la curiositàsuscitata dalle novità,cosa che è sempre un rischio,come le due artiste russe che hocitato prima.

Come considera il rapportotra la Mostra Internazionaledella Biennale, quella tradizionalmentefirmata daldirettore, e i padiglioni nazionali?

Spesso molti sostengono che ipadiglioni nazionali siano ormaiobsoleti e che la Biennaledovrebbe andare oltre. Secondome è un approccio un po’ ingenuo.Dal punto di vista storico,logistico e finanziario non sarebberealizzabile una strutturadiversa e inoltre questa è unadelle peculiarità di Venezia.Spesso molti si chiedono se nonsia superato il tema della rappresentazionenazionale, poidopo due minuti sono lì a dire:«Chi c’è dalla Svizzera? Chi c’èdal Canada?». È un po’ il dualismoche caratterizza il mondoin questo momento. La globalizzazionepuò essere liberatoriama anche livellare molto.D’altro canto, se non stiamo attenti,l’interesse nazionale puòdiventare reazionario, ma la vitanon è la stessa a Gwanju e aDüsseldorf e non dovrebbe sorprendercise anche l’arte è diversa.Credo che il mondo dell’artepossa svolgere un ruoloimportante, interessante e progressistain questo dibattito,non adottando una visione nazionalisticalimitata, ma interessandosialle sfumature e allespecificità geografiche e culturali.

L’inglese Liam Gillick rappresentala Germania. Checosa pensa di questa scelta?

Penso che Gillick sia bravo! Poila gente ti chiede: «Che cosasuccederebbe se tutti facesserocome lui?» e io rispondo chenon succederà e quindi è unadomanda inutile.

Se la Biennalepropone una mescolanza diStati nazionali e di tematicheglobali, non è forse la piattaformaperfetta per discuterequesti argomenti?

I padiglionidei Paesi del Nord hanno invitatoElmgreen e Dragset per curareuna collettiva, con artistifantastici come Sturtevant, chenon ha niente a che vedere conil Nord, ma è in tema. Dipendetutto dall’aspetto del progetto.Per quanto riguarda il padiglionedella Germania, se sitratta di una riflessione interessantesulla storia non esattamentelineare dello Stato tedescoe del suo padiglione vistadall’esterno, fatta da qualcunoche ha avuto dei rapporti stretticon la Germania, il risultatopotrebbe essere magnifico.

di Louisa Buck, Il Gionale dell’Arte

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