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IL SENSO DELLO STATO

dic 7

Fino ad ora non ho mai votato per Berlusconi, ma ultimamente mi trovo spesso a doverlo difendere dai pregiudizi, le accuse, l’odio e il rancore di molte persone, di amici, lettori, ascoltatori e  telespettatori. Credo nel Senso dello Stato e nella Politica e penso che il rispetto delle istituzioni sia un impegno e un dovere di ogni cittadino. L’opposizione, in Italia, non mi piace affatto: è ideologica, autoreferenziale, violenta, priva di idee e di un progetto serio per potersi candidare alla guida del Governo. L’antiberlusconismo è una pratica perdente, una esercizio perverso di chi pensa di avere sempre la ragione in tasca, un punto di vista fanatico e cieco sulla società italiana (più complessa e vivace di quanto si possa pensare). So di avere una posizione impopolare nel mondo culturale da cui provengo e pago volentieri il prezzo di essere frainteso o deriso da chi mi apprezza, mi conosce e mi vuole bene. Ho sempre combattuto il pensiero unico, il luogo comune e  le posizioni di convenienza, e neanche stavolta posso tradire le mie ragioni e i miei pensieri per paura di non essere accettato e capito dall’ambiente artistico e intellettuale  in cui sono cresciuto e mi sono formato. Berlusconi è il nostro Presidente del Consiglio e va rispettato per il ruolo che ricopre. Chi non è d’accordo faccia politica, si comprometta, pensi ad un modello ed ad un progetto alternativi a quello proposto dal Cavaliere. L’avversario si batte solo se si è capaci di riconoscere e rispettare pubblicamente le sue ragioni e i suoi valori. Tutto il resto sono girotondi, bandiere viola, urla, appelli, firme, mode, piazze, niente di politicamente rilevante. La politica è una cosa seria e non si nutre di rabbia, ma d’amore per il proprio Paese, anche quando questo sceglie direzioni e percorsi che non si condividono.

Pierluigi Diaco per “Il Foglio”

L’ITALIANO CON LA VALIGIA

mar 5

Un lettore di DiacoBlog, Carlo Valentini, ci ha inviato questa lunga riflessione. La riproponiamo integralmente.

valigiaa

Di CARLO VALENTINI
carmenta@iol.it

L’italiano è con la valigia in mano, se vuole usufruire degli stessi diritti dei suoi colleghi europei.
Non c’è Schengen, cioè la possibilità di spostarsi senza problemi all’interno dell’unione europea? E allora, contro i divieti, si mette lo spazzolino in valigia, e via. Con tanti ringraziamenti  da parte di chi accoglie, poiché questi flussi migratori sono un business.
Ha confidato il filosofo Gianni Vattimo ad Aldo Cazzullo (Corriere della Sera, 4 febbraio 2009): “Sergio, il mio compagno da 11 anni, aveva scoperto di avere un tumore al polmone sinistro. Inoperabile. Incurabile. Mi disse che aveva già perso una sorella in quel modo. L’aveva vista che smagriva, si spegneva ogni giorno, era ridotta a una larva, eppure non moriva mai. Piuttosto che finire così, disse, meglio l’eutanasia… Presi contatto con un medico olandese, di origine italiana. Ci propose: venite qui. Non si trattava ovviamente di uccidere Sergio in un secondo, ma di non farlo soffrire, di affrettarne la fine in una situazione meno tesa che in Italia……….”.
Quanti sono gli italiani che per esercitare il diritto alla buona morte fanno la valigia e partono ?
Un’amica, Ester, mi ha invitato alle sue seconde nozze. In Inghilterra. Ha fatto un po’ di viavai con Londra e ottenuto la “residenza abituale” nella capitale inglese. L’auspicio è ovviamente l’amore eterno ma se i coniugi decideranno in futuro di divorziare il giudice londinese scioglierà il contratto in sei mesi e la sentenza potrà essere registrata anche in Italia. Perché Ester è andata in Inghilterra a sposarsi ? Perché per ottenere il divorzio dal primo marito in Italia ha dovuto attendere, anche se non c’erano problemi particolari, quasi quattro anni.
Un’altra emigrazione è quella dei ricercatori farmaceutici. Il futuro della salute è legato alle cellule staminali. Limitarne l’utilizzo (la legge sulla procreazione assistita vieta, di fatto, la ricerca embrionale) mette fuori mercato l’industria farmaceutica nazionale, che si difende trasferendo in Francia, Germania e Inghilterra (per limitarci all’Europa) i loro laboratori, con annessi ricercatori. Risultato: non ci saranno più brevetti importanti per il made in Italy farmaceutico e i medicinali del futuro saranno d’importazione, facendo finta di non sapere che essi saranno realizzati nei Paesi vicini (e magari da ricercatori italiani) attraverso quella ricerca embrionale che in Italia non è ammessa.
Sulla stesso treno, accanto ai ricercatori che lavorano sulle staminali, vi potrebbero essere le coppie alla ricerca di una gravidanza.
I rigidi divieti introdotti in Italia contro le diagnosi pre-impianto e la selezione degli embrioni fecondati (il medico è obbligato a impiantare tutti gli embrioni, anche quelli deboli o “malati”) oltre ad altre limitazioni fa andare le coppie alla ricerca di una gravidanza assistita in una delle tante cliniche all’estero che non debbono sottostare alla legge 40 del 2004. Per comprendere l’ampiezza del fenomeno è sufficiente navigare in Internet: i siti di molte cliniche hanno anche la versione in lingua italiana.
La controprova è un articolo (Il far west della bioetica) del cattolico Avvenire (2 giugno 2005) sulla Bridge Clinic di Lontra: “uno dei maggiori centri privati inglesi per il trattamento dell’infertilità- scrive il quotidiano- un posto dove si può fare tutto, o quasi, ciò che è possibile fare in Occidente per avere un bambino…. Sul sito Internet ogni ipotesi è accuratamente descritta, listino prezzi compreso”.
Ancora. Solo le cliniche estere possono ricevere, e conservare, il sangue del cordone ombelicale delle puerpere italiane che desiderano “metterlo in banca” per la salute futura del loro figlio. In Italia non si può ed Elena Dusi scrive (Repubblica del 2 marzo 2009) che “a colpi di brochure e marketing vola il business… prosperano nel nostro Paese le società di intermediazione che si occupano di affittare un posto per il sangue in una struttura straniera”.
In questo caso non c’è neppure bisogno di emigrare, basta spedire un pacchetto, e pagare.
Valigia invece per le coppie non eterosessuali. Si discute da anni, in Italia, sul modo di certificare queste unioni mentre all’estero già sono in vigore registri, contratti, attestazioni.
La coppia gay vola a Barcellona e si fa registrare, poi dovrà lottare per il riconoscimento del contratto in Italia, ma intanto ha coronato l’ufficializzazione dell’ unione.
Valigie, valigie, valigie. Gli italiani che possono si riprendono, varcando i confini che non ci sono più, i propri diritti individuali.

COSTANZO COMPIE 70 ANNI. DIACOBLOG LO HA INTERVISTATO

ago 27

Maurizio Costanzo è tante cose. Come tutti gli uomini liberi, generosi e di successo, divide nelle opinioni e nei giudizi. Domani compie 70 anni. Gli auguro sinceramente di poter continuare ad essere curioso e appassionato della vita e delle persone, così come lo è stato in tutti questi anni. Diacoblog lo ha incontrato.

Costanzo, mi descriva lo stato di salute del paese..

” Lo stato di salute del paese va così così. E’ stata un’estate difficile, con un turismo in calo e per fortuna anche gli incendi in calo. Ci sono state le Olimpiadi che ci hanno distratto, le lacrime di gioia degli atleti che hanno conquistato medaglie per l’Italia, ma soprattutto lacrime per dolori e violenze. Credo che un problema italiano sia quello della mancanza di motivazioni per mettersi in gioco. I giovani forse dovrebbero rischiare di più ma va anche detto che non abbiamo consegnato loro una società che sappia premiare le aspirazioni. Voglio dire ai giovani che vorrebbero fare il mio lavoro che coltivino entusiasmo, perché se non si ha passione non si fa nulla.

Da sempre lei è corteggiato dalla politica per le sue doti indiscusse di comunicatore. Le hanno mai proposto di candidarsi?

” Me lo hanno chiesto quattro volte, e sempre partiti del centro-sinistra. Ho sempre risposto “no”. Non fa per me. Ognuno deve fare un mestiere”

Lei vanta un matrimonio di 24 anni con la Rai. Hai mai pensato di tornare a lavorare per il servizio pubblico?

” Ho lavorato 24 anni con la Rai, ma altrettanti con Mediaset. Ho ancora voglia di lavorare e di fare. Non mi fermo. Sono impegnatissimo nel teatro, in tv, scrivo per i giornali, mi appassiono ancora di tutto ciò che ha un’anima e un significato. Comunque non è escluso che a fine carriera, molto più in là, io possa tornare a farmi un giro nel servizio pubblico. Tra l’altro voglio ringraziare il Tg1 e Tv7 per aver per primi dedicato spazio ai miei 70 anni. Del resto in Rai ci sono grandi professionalità. Chissà. Vedremo. Mai dire mai.Comunque tra poche settimane torna il “Maurizio Costanzo Show” su Canale 5 ”

Possiamo dire che il suo talk è , televisivamente parlando, una memoria storica del paese?

“In un certo senso sì. E’ un archivio di persone, fatti, avvenimenti, storie, emozioni e racconti di vita. Ho avuto 32.300 ospiti e ho registrato 4.300 puntate. “Il Maurizio Costanzo Show”, a suo modo, ha raccontato l’Italia, i suoi cambiamenti, i suoi drammi, le sue gioie, i suoi personaggi, la sua gente. A breve, infatti, per Aliberti Editore usciranno un libro e un dvd : “Il meglio del Costanzo Show”, un lavoro realizzato con la collaborazione di Emanuela Pesci. Ai ragazzi e alle ragazze che vogliono sapere cosa è successo in questi 25 anni in Italia, suggerisco di guardarlo con attenzione: lì dentro c’è un paese molto più motivato e appassionato di quello attuale”.

L’8 LUGLIO: PER QUELLI CHE VOGLIONO BENE ALL’ITALIA

lug 7

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Domani scende in piazza la solita Italia. Quella che di mestiere protesta, si incazza, semplifica, odia. Quel pezzo di paese che ha bisogno costantemente di avere un nemico da distruggere e umiliare. Quella maledettissima “società civile” di cui, prima o poi, il centro-sinistra si dovrà disfare senza complessi e soggezioni alcune. Domani, se potete, mentre Antonio Di Pietro si auto-proclamerà “il leader dell’opposizione che lotta e non si arrende”, voi lettori di Diacoblog alzate gli occhi al cielo e ringraziate il Signore di essere delle persone per bene, civili, serie, pazienti, ragionevoli, piene d’amore. Del Cavaliere e dei suoi patetici nemici l’Italia è stanca, c’è urgente bisogno di un nuovo e più sofisticato materiale umano a cui inoltrare i nostri pensieri e bisogni. Lasciate perdere “la piazza”, e affollate le gelaterie, le arene, le biblioteche, i musei d’arte, le case di amici, le pinete, i parchi, i teatri, i mari. Rifugiatevi nella conoscenza, nella cultura, nella bellezza.


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