IL GAY MAICOL E L’EX DONNA GABRIELE NON SONO DIVERSI DAI VARI CECCHI PAONE

di Pierluigi Diaco su “Libero“, diretto da Maurizio Belpietro
Che la Carfagna ce l’abbia con il Gf ci sta tutto: è un ministro, si occupa di pari opportunità, è una competente e affascinante icona del bon ton politico e fa il suo lavoro come si deve. Stupisce, invece, che il ruolo di moralizzatore lo faccia la comunità omosessuale italiana, a cui, a quanto pare, non va giù che gli autori del Gf abbiano inserito all’interno della Casa un gay dichiarato, Maicol, una ragazza con le fregole da maschiaccio, e un trans un po’ spocchioso ma sincero. Come è noto, il Gf non è un talk show e nemmeno un reportage, ma quanto di più squisitamente televisivo e commerciale si possa trasmettere sul piccolo schermo: mediocrità lessicale, modestia culturale, erotismo da caserma, pettegolezzo da bar, gossip da condominio. Tutti ingredienti, evidentemente, che aderiscono perfettamente alla società italiana e al pubblico televisivo, e che da sempre garantisco successo, visibilità, opinione, glamour. La tv risponde ad una regola ben precisa: raccontare cose verosimili è più intrigante e conveniente che raccontare la verità. D’altronde non è compito della tv popolare spacciare verità assolute, ma al contrario missione assoluta degli autori del Gf è iniettare all’interno dello show ingredienti umani che puzzino di vita, di società, di strada. Non importa che i modelli del Gf siano buoni o cattivi, credibili o no, perchè non spetta ad un programma tv educare e formare la personalità di un individuo, e nemmeno proporre esempi da seguire o da imitare. La tv intrattiene, monta la panna, semplifica, esorcizza, inventa e distrugge: è il suo bello, e la gente ha bisogno anche di questo. La gente urge di vite parallele, di sogni artificiali, di ambizioni semplici e moralità dissacrate. L’altro ieri il Direttore di Gay.it, Alessio De Giorgi, ha inviato una lettera al Gf sostenendo che Maicol non rappresenta tutti i gay che circolano fuori dalla Casa del Grande Fratello. Giusto! Ma nemmeno Luxuria, la Concia, Grillini e Cecchi Paone rappresentano dignitosamente i gay italiani, la maggior parte dei quali vive con sobrietà, pudore e semplicità la propria normalissima sessulità. Invece di prendersela con il Gf, non sarebbe il caso di fare autocritica e mandare nelle talk show “modelli” gay meno imbarazzanti, militanti, ideologici e retorici? Purtroppo la leggerezza è un valore poco praticato in Italia a tal punto da delegare al Gf compiti culturali da cui, fortunatamente, il reality show di sottrae con doveroso cinismo.







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