Post taggati ‘mafia’

LA “SCHEGGIA”

Set 18

Contro Concita De Gregorio, direttrice de l’Unità, colpevole di avere licenziato la mafiologa Sandra Amurri sono scese in campo Maria Falcone, Rita Borsellino, Tano Grasso e persino Antonio Gramsci (no, non lui, ma suo  nipote). L’a.d. dell’Unità ha però precisato che la risoluzione del contratto (10 pezzi al mese) è del primo luglio, per inadempienza contrattuale da parte dell’Amurri prima che la De Gregorio assumesse la direzione. L’Amurri può scrivere ancora cosa vuole ma sarà pagata a pezzo. Ma l’Amurri, sdegnata, replica: “Mi hanno fatto un’offerta ridicola”. Contro la mafia, si, certo. Dura, inflessibile, esposta, ultimativa, senza paura. Ma solo se pagata bene. Se no, no.

da “Italia Oggi”

 

NUOVI MITI

Apr 28

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Si moltiplicano a Palermo i murales con il volto del boss trapanese Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993 riprodotto come in una vecchia fotografia con indosso un paio di occhiali.

Ma chi è Matteo Messina Denaro?

Figlio di Francesco Messina Denaro, soprannominato “Don Ciccio”, storico capo del mandamento di Castelvetrano, prima della latitanza, risultava lavorare come campiere nelle terre di una delle più potenti famiglie di imprenditori siciliani: la famiglia D’Alì. Matteo impara, in fretta le abitudini mafiose. Sin dall’età di quattordici anni inizia ad usare le armi da fuoco. Compie il suo primo omicidio a diciotto anni. Quindi la confidenza fatta ad un amico: “con le persone che ho ammazzato, io potrei farci un cimitero”. La sua immagine è legata alle auto sportive, ai vistosi orologi Rolex, alle belle donne. Questo esibizionismo lo discosta radicalmente dallo stile dei corleonesi, come Totò Riina o Bernardo Provenzano. Una carriera mafiosa iniziata ufficialmente nel 1989, quando viene denunciato per associazione mafiosa. Dal 1993  costretto alla latitanza. In seguito alla morte del padre e alla cattura di Vicenzo Virga, diventa capo mandamento di Castelvetrano. Il 19 aprile 2006, fra i pizzini trovati nel covo di Provenzano, emerge anche il nome di Salvatore Lo Piccolo e Messina Denaro, quest’ultimo con lo pseudonimo di Alessio. Le famiglie trapanesi, affiliate a Messina Denaro, hanno criticato il modo con il quale negli ultimi anni, i palermitani hanno portato avanti gli affari delle cosche. Dalle indagini della magistratura si evince la differenza strategica nella politica del terrore adottata da Matteo Messina Denaro. Un uomo che ha solidi rapporti e precisi punti di riferimento anche a Palermo, nella pericolosa cosca di Brancaccio dei Guttadauro.

MAFIA, MAGISTRATO: HO PAGATO DI TASCA MIA BENZINA ALLA SCORTA

Mar 2

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MAFIA: MAGISTRATO, HO PAGATO DI TASCA MIA BENZINA ALLA SCORTA (ASCA) - Cortina d’Ampezzo, 1 mar - La benzina alle scorte della polizia mancava, in talune circostanze, anche negli anni ‘90. Lo ha detto nel corso di un convegno dei Giovani Imprenditori del veneto, Friuli venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna, a Cortina, Luca Tescaroli, sostituto procuratore antimafia presso il tribunale di Roma. ”negli anni ‘90 anche a me e’ capitato di pagare, di tasca mia, per alcuni mesi, la benzina della mia scorta”, ha detto Tescaroli. rispondendo ad una domanda di Pierluigi Diaco, riconoscendo comunque ai governi, in quegli anni, di aver ”fatto molto” nella lotta alla mafia


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