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FORMIDABILE WALTER SITI SU POVIA

feb 20

di Walter Siti per “La Stampa”

Scusate, ma difendo Povia. Schiacciato senza pietà dal carro armato di Benigni. Non è questione di livello artistico, naturalmente: la canzone di Povia è di una semplicità un po’ ovvia, sia nella musica che nel testo, mentre il carisma di Benigni è il frutto di un talento raro – la maschera o il folletto che tutti conosciamo, capace di insegnare divertendo. La lettera di Oscar Wilde che ha letto l’altra sera era straziantemente bella, nella sua ingenuità disperata e formale. L’ala della poesia, insomma, stava dalla parte di Benigni. Ma l’Arci-gay, nella polemica di questi giorni, non ne ha fatto una questione di estetica o di poesia: ne ha fatto una questione di contenuti. Che cosa sia l’omosessualità, come nasca, come la si debba valutare. Da questa prospettiva, allora diciamo che il testo di Povia è ortodossamente freudiano e che le idee freudiane per molti di noi, omosessuali sessantenni, o per i nostri fratelli maggiori, sono state un momento importante nella lettura di noi stessi – riportando i comportamenti a un percorso familiare e storico, ci liberavano proprio da quel mito romantico e decadente (alla Proust o anche alla Wilde) che vedeva l’omosessuale come l’appartenente a una «razza» esclusiva e separata, maledetta o sublime. Che poi Freud fosse condizionato dalla struttura machista e patriarcale della borghesia ottocentesca, e che dunque le sue analisi più sbagliate siano quelle sulla sessualità femminile e sull’omosessualità, anche questo pare ormai assodato. Probabilmente non è vero che l’omosessualità maschile sia per forza legata a un eccessivo amore per la madre (che è la tesi di Povia e di mezza letteratura del 900, per esempio quella splendida poesia di Pasolini che si intitola Supplica a mia madre); gli studi sono andati avanti, il panorama sociale è cambiato ed è giusto dirlo. Quel che mi preoccupa è che l’Arci-gay, presa nel fuoco della battaglia, compia un’indebita estrapolazione logica; che siccome l’omosessualità non è una nevrosi, ne deduca che allora non possono (o non devono) esistere omosessuali nevrotici. E che dunque raccontarne la storia sia una menzogna, o peggio un’offesa. O che l’omosessualità sia una condizione talmente perfetta e autosufficiente che non ci si possa transitare, per sboccare poi in un rapporto eterosessuale. O viceversa. Sarebbe triste, dopo aver passato gli Anni 60 a vergognarci di essere omosessuali, che ora dovessimo vergognarci di essere omosessuali nevrotici. Che dovessimo per forza recitare la felicità, o la coniugalità normalizzata e fedele. Che fossimo obbligati ad escludere dai nostri racconti, per essere politicamente corretti, tutte le ossessioni, i deliri padronali, i terrori infantili; che dovessimo considerare il passaggio all’eterosessualità come un tradimento. Il progresso maggiore che abbiamo fatto, dai tempi di Freud, è proprio l’aver capito che omo ed eterosessualità non sono compartimenti stagni, che le frontiere si possono attraversare di qua o di là a seconda del nostro cammino psicologico, dipendente da mille fattori, compreso il caso. Se io, omosessuale, posso uscire dal rancore e dalla paura amando una donna, perché no? E se qualcuno mi raccontasse la storia di un etero infelice, che trova il suo equilibrio in un rapporto omosessuale, di nuovo perché no? (Nessuno l’ha ancora raccontato, d’accordo, ma allora è su questo che si dovrebbe lavorare per il prossimo Sanremo). Il testo di Povia non è minimamente offensivo, è solo parziale. (A questo proposito, se fossi nell’Arci-gay mi sentirei più offeso dalle gag da avanspettacolo di Bonolis e Laurenti, che duettano lepidamente su quanto sia orribile baciare qualcuno che ha la barba, o sull’atroce rischio di essere sodomizzati. Qui sì, siamo all’uomo delle caverne, o delle caserme. Coraggio, Bonolis e Laurenti, provateci con qualcuno dei bonazzi che portate sul palco tutte le sere: vedrete che non è poi così terribile, e i poveretti almeno avrebbero ruolo).

PATETICO GRILLINI

feb 18

grillini

Benigni sublime, mentre Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha sbagliato linguaggio: e’ il ”voto” che Imma Battaglia, leader storica del movimento lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), da’ alla puntata di ieri di Sanremo per cio’ che riguarda le tematiche gay. ”Ieri dal palco dell’Ariston abbiamo assistito all’esaltazione delle strategie di comunicazione del direttore artistico Bonolis, a cui vanno tutti i miei complimenti” dice Battaglia. ”Bonolis che non discrimina certo i gay – continua – sente e vive l’imbarazzo culturale che ha creato e mette in campo un sublime Benigni, sapendo che il grande maestro avrebbe risolto tutto. E cosi’ e’ stato. L’emozione che io e la mia fidanzata e, immagino tutte le persone omosessuali, abbiamo provato e’ stata immensa, ci siamo sentite orgogliose e perfettamente rappresentate dalla letteratura di Oscar Wilde magistralmente interpreta da Roberto Benigni”. ”Era finita uno a zero per tutti noi – conclude – se non fosse stato per le parole superflue dal tono vittimista che Grillini poteva anche risparmiarsi, ci sono momenti in cui il silenzio e la scena vanno lasciate a chi le merita!”.

GRAZIE A “REPUBBLICA” E A GINO GASTALDO SCOPRIAMO LA MODESTIA CULTURALE E LA MEDIOCRITA’ ARTISTICA DI UN CANTANTE “REDENTO”. MA SE L’ARCIGAY CONTINUA A MONTARE LA PANNA, RISCHIA DI FARGLI SOLO UN FAVORE. CHI AMA LA LIBERTA’, DOVREBBE COMPRENDRE ANCHE LE RAGIONI DI CHI LA PENSA DIVERSAMENTE.

gen 21

giuliodurini

di GINO CASTALDO SU “LA REPUBBLICA”

Attenti genitori. Attente mamme troppo affettuose, attenti padri distratti e sbevazzoni. Attenti soprattutto a decidere di separarvi con troppa leggerezza. Il vostro irresponsabile comportamento potrebbe avere l’indesiderato effetto di generare un figlio gay. È questo, in sintesi, il Povia-pensiero che sbarcherà sul palco di Sanremo. Abbiamo ascoltato, superando ostacoli degni di un segreto di Stato, la canzone più blindata del festival, quella che ha già provocato polemiche fin dal suo annuncio. È bastato il titolo, Luca era gay, con quel verbo all’imperfetto, a ispirare alle associazioni omosessuali un malaugurato sospetto: non è che Povia, viste alcune sue precedenti affermazioni sul tema, intenda dire che l’omosessualità possa essere considerata una malattia, e come tale passibile di guarigione? Apriti cielo. Povia ha smentito, riportando addirittura a circostanze autobiografiche la storia della canzone (”i miei si separarono quando ero piccolo. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole. Sbaglia chi crede che gay si nasce” ha raccontato) ma non ha convinto del tutto. E l’ascolto della canzone chiarisce ogni cosa. Di malattia, a onor del vero, non si parla, anzi a un certo punto canta a chiare lettere: “né malattia, né guarigione”, un verso che sembrerebbe quasi aggiunto in un secondo momento per rispondere al polverone polemico. Ma i conti non tornano lo stesso. La storia è questa: Luca è stato un ragazzo infelice, finché ha incontrato un uomo, molto più grande di lui, che gli ha dato amore, sesso e conforto. Poi a una festa incontra una lei, e la sua vita cambia. Il ritornello afferma implacabile: “Luca era gay, e adesso sta con lei” (da notare l’ineffabile rima Gay-lei) “Luca parla con il cuore in mano, Luca dice sono un altro uomo”. Una semplice trasformazione, dunque, prima gay convinto, poi “finalmente” uomo. Ma l’equazione sospetta rimane. Tutto nella canzone porta verso un assioma incontrovertibile: omosessualità=infelicità, eterosessualità=felicità. L’Arci-gay avrà comunque pane per i suoi denti. Non che a Sanremo non ci siano stati precedenti. L’anno scorso la Tatangelo fu sbeffeggiata per molto meno. In fondo si limitava a notare che il suo caro amico, pur essendo gay, era anche lui come noialtri etero un figlio di Dio. Ma Povia va molto oltre. La canzone è un rap e racconta con dovizia di particolari la storia di Luca, praticamente un melò: l’infanzia, dominata da una madre iperaffettuosa, ovviamente gelosa di altre femmine che “mi parlava sempre male di papà mi diceva non ti sposare mai” e un padre che non regge il disagio, “non prendeva decisioni e stava fuori tutto il giorno”, alla fine se ne va, comincia a bere, di fatto scompare dalla vita di Luca finché, seguendo un determinismo meccanico, da manuale di psicologia minore, arriva un uomo adulto (in zona di sospetta pedofilia, tanto che il ragazzo teme possa essere arrestato, ma pensa già a far sparire le prove così lo assolvono), un uomo che, neanche a dirlo, sostituisce il padre mancante e gli regala il tanto agognato amore. Poi si arriva alla rivelazione finale. Luca scopre che attraverso una lei può finalmente smettere di essere gay (”papà ti ho perdonato, mamma ti penso spesso ma adesso sono innamorato dell’unica donna che abbia davvero amato”).
Non fa una piega. Il Luca di fine canzone è un uomo ritrovato, con moglie e figli. Povia lo dice chiaramente: l’omosessualità non è una malattia, bontà sua, ma una deviazione sì, un errore causato da una pessima situazione familiare, e quindi rimediabile. Insomma la buona notizia è che per i gay non tutto è perduto, una speranza di redenzione c’è.

ESCLUSIVO DIACOBLOG/ECCO LA CANZONE CHE IL CANTAUTORE NICCOLO’ AGLIARDI AVREBBE VOLUTO PRESENTARE AL FESTIVAL DI SANREMO. PURTROPPO IL BIG CHE AVREBBE DOVUTO ACCOMPAGNARLO (PER REGOLAMENTO) SI E’ SOTTRATTO

gen 5

Nessuna responsabilità della Direzione Artistica del Festival di Sanremo affidata alle indiscusse doti di Gianmarco Mazzi. La direzione neanche ha potuto ascoltare la canzone. Il cantautore Niccolò Agliardi (già autore per Laura Pausini ed Eros Ramazzotti) avrebbe voluto partecipare al Festival, nelle categoria Nuove Proposte, con una canzone dal titolo “Perfetti” che parla di un’amore gay. Una canzone bellissima che, senza dubbio, sarebbe stata la risposta più elegante e sincera al brano “Luca era gay” presentato da Povia. Purtroppo, però, il big che per regolamento avrebbe dovuto affiancare Agliardi, si è sottratto all’ultimo momento per motivi ancora sconosciuti. ” Il rifiuto del big che avrebbe dovuto accompagnarmi, non mi ha permesso nemmenno di iscrivermi al Festival-racconta Agliardi a DiacoBlog-Purtroppo il regolamento andava rispettato, e quindi niente Sanremo. Non sarebbe elegante e rispettoso, adesso, fare il nome del Big che avrebbe dovuto “patrocinarmi”. Ma voglio regalare questa canzone, attraverso la rete, a tutti quelli che avranno la generosità di ascoltarla. Il tema dell’amore gay non può essere lasciato alle sterili provocazioni di Povia. La mia canzone, a differenza di quella di Povia, non tratta gli omosessuali come dei malati che devono “redimersi” o “curarsi”.

DIACOBLOG ha ricevuto in esclusiva l’audio della canzone di Niccolò Agliardi (per gentile concessione dell’autore) e si è preso l’onore di pubblicarlo su You Tube.

Immagine anteprima YouTube

ECCO IL TESTO DELLA CANZONE “PERFETTI”

Siamo stati perfetti, mio amore.

E nessuno lo sa.

Senza mai compromettere un grammo, della normalità.

Siamo stati spiati da quelli del supermercato.

Che sabato è spesa, è moglie è bambini e gelato..

Siamo scesi mezz’ora all’inferno

per capire, guardando da lì;

quanto avrebbe brillato, nel mondo, una storia così…

SIAMO STATI PERFETTI, MIO AMORE

E LO SO CHE LO SAI ANCHE TU.

QUANDO È STATO PIÙ FACILE ANDARE

CHE PARLARSI UNA VOLTA DI PIÙ…

HO PAURA CHE QUESTA FATICA, CHE SENTO ,STANOTTE, SIA SOLO LA MIA.

E NON CERTO DI CHIUDERE GLI OCCHI…

E, LASCIARTI ANDAR VIA.

Siamo stati mangiati dal freddo

E dal senso comune.

Che due uomini possono ridere, ma non piangere insieme.

Fammi solo sapere se dormi,

se una donna si cura di te.

Se aspetti a chiamarmi;

chiama senza sapere perché…

poi ci siamo aggrappati alla pelle,

uno all’altro in attesa che Dio;

ci portasse un consiglio per tutti.

E poi ad ognuno il suo…

SIAMO STATI PERFETTI, MIO AMORE

E LO SO CHE LO SAI ANCHE TU.

QUANDO È STATO PIÙ FACILE ANDARE

CHE SOFFRIRE UNA VOLTA DI PIÙ…

HO PAURA CHE QUESTA FATICA, STANOTTE, SIA SOLTANTO LA MIA.

E NON CERTO DI CHIUDERE GLI OCCHI…

E, LASCIARTI, DI NUOVO, ANDAR VIA.

SIAMO STATI STUPENDI, MIO AMORE…. E stupendi significa mai.

A VENT’ANNI HO SENTITO L’AMORE…. Ma a vent’anni che te ne fai.?

SIAMO STATI PERFETTI, RAGAZZO,

DISPERATI E CON MILLE PENSIERI…

SE DUE UOMINI POSSONO ARRENDERSI

E SEMBRARE DUE UOMINI VERI…

E POTEVO ANCHE CHIEDERTI AIUTO.

MA ERAVAMO NEL POSTO SBAGLIATO.


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