DOPO VELTRONI, SARA’ ZINGARETTI IL LEADER DEL PD?

di Pierluigi Diaco per “Novella 2000″
È il fratello più piccolo del Commissario Montalbano. Nicola Zingaretti ha quattro anni meno di Luca, ma in politica è più famoso del poliziotto Tv. Presidente della Provincia di Roma, di area Pd, Nicola risponde quotidianamente ai visitatori della sua pagina Facebook che gli chiedono di scendere in campo come futura guida del partito e tagliare il cordone ombelicale con i “padri” nobili Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Goffredo Bettini.
Presidente, ho notato la scorta di D’Alema sotto la sua abitazione. Voi due siete divisi da pochi metri. Discutete delle sorti del Pd nel bar sotto casa?
«No, no. Diciamo che non c’è una vita di quartiere che ci unisce, però frequentiamo gli stessi negozi. E poi non sono 100 metri a dividerci, ma un semaforo».
Non mi dica che il Pd è diviso pure nella via dove abitate.
«No, nella nostra via è unito. Almeno qui controlliamo il territorio».
Nostalgia dei tempi in cui D’Alema era l’autorevole leader del Pds/Ds e lei una promessa del partito?
«Solo il ricordo di bellissime esperienze. La prima manifestazione a cui ho partecipato a Piazza del Popolo, che poi non si fece perché lo stesso giorno ci fu l’attentato al Papa, risale agli anni del liceo. Negli anni non mi sono sottratto alle responsabilità: ho guidato la Sinistra Giovanile, sono stato 4 anni a Vienna come Presidente dell’Internazionale Socialista, poi ancora il Parlamento Europeo. Ho contribuito alla costruzione del Pd e so che con la nostalgia non si va da nessuna parte. E non dobbiamo perderci nel vizio di difendere identità che ora non esistono più».
Si, sì. Tutto nuovo. Ma qui a forza di novità si rischia di cambiare leader. Anche lei vuole candidarsi a sostituire Veltroni?
«No, no. Il tema della leadership è un tema a cui si appassionano solo i giornali. I dirigenti del Partito hanno il solo compito di mettersi al servizio di un’idea, di un progetto. Il motore della politica non può essere il mestiere, ma le idee».
Aiuto! Che la politica non deve essere un mestiere è una frase di Veltroni e di Prodi. Anche lei pensa di ritirarsi in Africa prima o poi?
«No, non ho progetti di questo tipo».
Insomma, non possiamo dire che lei faccia il politico di professione. Suo fratello Luca, però, ha cominciato a fare politica prima di lei. Questo si può dire?
«Sì. Luca, da ragazzo, è sempre stato su posizioni più radicali e intransigenti delle mie. Lui militava nel Partito di Unità Proletaria di Lucio Magri. Io per lui ero “un secchione di destra”, nel senso che avevo una visione più morbida della società. Comunque, siamo sempre stati molto uniti e molto complici».
Vi scambiavate di più i vestiti o le ragazze?
«Fisicamente non siamo mai stati simili, quindi non ci scambiavamo i vestiti. Lui da piccolo era molto più atletico di me. Per quanto riguarda le donne… lui era sicuramente un seduttore, io molto meno. Ma non abbiamo mai frequentato le stesse ragazze. Del resto io sto con Cristina da quando avevo 18 anni».
Insomma, suo fratello era uno sciupafemmine e lei già “ammogliato” a 18 anni. Personalità molto diverse.
«Ma molto complici. Non abbiamo mai avuto la stessa comitiva. Diciamo che avevo orizzonti diversi».
Ma lei avrà pure avuto le sue armi di seduzione con il genere femminile.
«Mah, sono sempre stato me stesso. Poi non dovrebbe certo chiederlo a me, ma a quelle che ho sedotto».
Tante?
«Poche».
Anche ragazze di destra? In quegli anni c’era il Fronte della Gioventù.
«Non ho mai chiesto alle ragazze la loro appartenenza politica. Magari mi sarà pure capitato di avere a che fare con ragazze di destra, ma sicuramente a mia insaputa».
Insomma Cristina è stato è ed è l’unico amore della sua vita.
«Non c’è dubbio alcuno. Ci siamo messi insieme che eravamo giovanissimi. Poi più volte ci siamo lasciati e rimessi insieme. Ci conosciamo benissimo, ci vogliamo bene, ci siamo sempre cercati. Tutta la vita. E con l’arrivo delle bambine tutto è diventato ancora più bello. Da quando sono diventato padre ho avuto la sensazione netta di come possa cambiare la gerarchia delle cose importanti. Ora al primo posto ci sono loro».
So che è diventato un mito tra le mamme del quartiere. La vedono tutte le mattine portare le figlie a scuola.
«Guardi, è un grande piacere. Ma è anche una cosa che mi sono imposto. Non prendo impegni la mattina, prima di non avere assolto a questo compito. Accompagno le bambine rigorosamente a piedi. È una bella passeggiata, in cui parliamo di tutto».
La sera, sul divano, sono loro a scegliere cosa guardare in Tv o accendete il televisore solo per guardare il Commissario Montalbano?
«Se c’è Luca lo guardiamo tutti. Quando non c’è, diffilmente accendiamo la Tv. Io non sono un divoratore dei programmi di intrattenimento, ma nemmeno dei talk show politici. A casa, però, siamo tutti appassionati di cartoni animati».
Oppure risponde ai messaggi su Facebook. Proposte indecenti?
«Ma no. Uso Facebook solo per confrontarmi e sottoporre al giudizio della gente i miei punti di vista».
Guarda il sito gossip Dagospia?
«Ogni tanto. Mi divertono di più i video amatoriali su You Tube: dalle feste private di compleanno alle vittorie delle squadre di calcio dilettantistiche. You Tube è il vero reality. Poi vedo il Corriere.it, Repubblica.it, Current.tv, e poco altro. Ma ho un’altra vera grande passione».
Ci dica.
«Cucinare: mi rilassa. Mi piace fare arrosti, il pesce e le paste. Il mio punto di riferimento è Jamie Oliver, un giovane chef che cerca di far amare agli inglesi la buona cucina».
Anche suo fratello ama la buona cucina. E Luisa Ranieri.
«Con Luca e Luisa ci vediamo abbastanza spesso, mangiamo insieme e parliamo di tutto. Luisa è una donna solare e simpatica. Ci vogliamo bene».
Ha qualcosa più delle colleghe Tv?
«Luisa è speciale, soprattutto perché è una carica di buon umore. Poi è intelligente e ironica».
La colonna sonora delle vostre cene casalinghe?
«Ascoltiamo di tutto. Io apprezzo molto Cesare Cremonini, gli Zero Assoluto, i Subsonica e Jovanotti».
Presidente, le passioni non mancano. Se va male in politica, aprirà un ristorante?
«È una buona idea, no?».





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