CHIAMBRETTI E’ LA NOSTRA SINISTRA TELEVISIVA, TUTTO IL RESTO E’ NOIA
di Pierluigi Diaco su “Il Foglio“, diretto da Giuliano Ferrara
Altro che Santoro, Travaglio e compagnia. Altro che Dandini, Fazio e Bertolino. Altro che chiacchiere sulla libertà d’informazione, tutte pateticamente autoreferenziali e noiosamente previste dal copione standard da cui ormai attingono tutti i martiri di professione. Se è vero, come evidentemente dimostra un attenta riflessione sui dati Auditel, che i vari Santoro in circolazione raccolgono la maggior parte del loro pubblico tra gli elettori di centro-destra che guardando “Anno Zero” si ricordano quando erano giovani e belli e militavano anagraficamente a sinistra, allora è altrettanto vero e sacrosanto che c’è un vasto pubblico giovanile, molto trasversale e che ha vissuto il suo ‘68 grazie alla rivoluzione culturale di Silvio Berlusconi e alla canzoni manifesto di Vasco Rossi, che trova in Piero Chiambretti il suo portavoce e la sua bandiera. Questo gioioso e per nulla ideologico pubblico giovanile che pensa e si diverte guardano “Chiambretti Night” su Italia 1, èmolto meno prevedibile di come si possa pensare o di come lo si possa liquidare: è figlio di genitori che hanno tradito le loro battaglie giovanili, è composto di ragazzi e ragazze che fanno zapping senza pregiudizio alcuno passando dalla De Filippi alla Gabanelli, è politicamente definibile così, “berlusconiano di sinistra”. Si, proprio come Chiambretti. Piero, allevato a pane, Raitre e Bruno Voglino, è il più sofisticato, disinvolto, scafato e sincero conduttore televisivo che puzza di sinistra senza puzzare mai di moralismo e opportunismo. E’ “berlusconiano” per volontà divina, e “di sinistra” per esigenze puramente terrene. Lavora nell’azienda del Cavaliere con la nobile missione di fare il dissolutore dell’ovvio, e forse vota ancora a sinistra per quella torinese e rigorosa nobiltà d’animo che, ogni tanto, traspare nelle sue piroette televisive. E pensare che quando era ancora in trattativa con Mediaset, prima di sbarcaredefinitivamente in terza serata su Italia 1, Piero ha vissuto momenti di solitudine e sconforto: più volte ha pensato di rinunciare alle lusinghe di Pier Silvio, di tornare eroicamente a barcamenarsi nei tristissimi e pericolosi corridoi della Rai; ha perfino dovuto sopportare le ramanzine beffarde e violente di amici e conoscenti che, con amicizia sinistra, tentavano di dissuaderlo iniettandogli dosi massicce di”sensi di colpa” e di moralismo coatto. Chiambretti, neanche fosse quel leader riformista tanto atteso dai militanti del PD, ha resistito alle invidie e all’infamia, e con coraggio e ammirevole disinvoltura, ha accettato la sfida entrando neanche troppo in punta di piedi nella tv di Pier Silvio. Tant’è che da buon artigiano della tv si è messo subito al lavoro, dirigendo perfino i cantieri di quello che poi sarebbe diventato il più bello studio televisivo in circolazione nell’etere, dimostrando che “di sinistra” oggi c’è rimasto solo il talento, perchè tutto il resto purtroppo lo paga sempre e solo il Cavaliere. Meraviglioso! Un colpaccio del genere televisivo! Una piroetta ben riuscita! Un colpo di teatro da far morire d’invidia tutti quegli scrittori, ormai solo firmatari di appelli, che di teatrale hanno solo gli spazi che li ospitano a sputare sentenze e odio gratuito. Altro che Santoro, Fazio e la Dandini, Chiambretti sa volare con ali di angelica intelligenza, libero, con spavalderia sabauda, perchè fortunatamente non conosce la tristezza del peccatore di sinistra, nè la disperazione dell’escluso per vocazione, ma solo la gioa innocente di provocare con malizia e astuzia. Chiambretti è la nostra sinistra televisiva, tutto il resto è noia.








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