“METTI IL DIAVOLO A BALLARE”, IL PRIMO ROMANZO DI TERESA DE SIO

In tempi di magra letteraria, è cosa piacevolissima perdersi tra le pagine di un libro che parla di terra e sapori, di credenze ataviche e di erbe miracolose e fatali. Con il suo primo romanzo, la cantautrice Teresa De Sio mi ha trascinato, contro la mia volontà e senza nessun particolare interesse verso la “California” d’Italia, in un viaggio allucinogeno dentro una notte di Carnevale di Mangiamuso. Lì dove il terreno si fa aspro e impenatrabile ho conosciuto il pavido Don Filino, la parrucchiera-maga-stilista La Saputa, le avare gemelle Santo, Severino ragazzo-lupo, tutto quel ben di Dio che solo la miseria sa regalare a chi ha gli occhi per intender piano piano. La De Sio, da anarchica narratrice del dettaglio regionale, contagia il lettore accompagnandolo per mano verso quel tempo, meraviglioso ma incerto, in cui le tarante mordevano nelle campagne inoculando il veleno nei corpi dei pizzicati, e bisognava mettersi “a ballare” per liberarli dal male. Modi antichi, cinematografici, diabolici, agresti, come quelli di donna Aurelia la vammàna che sperimenta l’impossibile per scacciare il maligno e le avversità luciferine. E scoprire, alla fine, che la saggezza ha molto a che fare con l’arroganza di casta.
di Pierluigi Diaco
© 2009 – IL FOGLIO QUOTIDIANO






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