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LE PICCOLE E MESCHINE ILLUSIONI DEL CORPO

feb 9
  • Come rinunciare all’impudicizia, alla trasgressione, alle piccole e meschine illusioni del corpo, all’ambiguità dell’amplesso? Impossibile per Lapo, impossibile per ognuno di noi. A meno che non si scelga, mossi dallo spavento o dal rispetto per il rigore imperante, di tradire i capricci del pene per immergersi nel mare rassicurante delle buone e sterili maniere sessuali.D’altronde i diversamente sessuati sono ancora confinati in quel divertentissimo materiale umano che si chiama “costume” e la gloriosissima Italia non ha nessuna intenzione di allargare il confine agli uomini di potere, ai figli di e alle gerarchie religiose. Tant’è che non solo veniavo privati di ogni succosa informazione in materia, ma siamo perfino costretti a doverci accontentare di  fotine innocue e sfocate di “rampolli” che nella disperata ricerca di un padre si imbattono, all’improvviso e loro malgrado, in un imbuto elegantissimo sorretto da gambe curate e giustificato da tacchi 18. Fosse il gusto il problema, la faccenda sarebbe molto più semplice e quindi facilmente risolvibile. Ma, come è evidente, è la Vergogna il dramma dei più disinvolti sperimentatori del sesso. Basterebbe andare fieri e tutto sarebbe, come d’incanto, un gran meraviglia del creato.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

IL GAY MAICOL E L’EX DONNA GABRIELE NON SONO DIVERSI DAI VARI CECCHI PAONE

nov 10

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di Pierluigi Diaco su “Libero“, diretto da Maurizio Belpietro

Che la Carfagna ce l’abbia con il Gf ci sta tutto: è un ministro, si occupa di pari opportunità, è una competente e affascinante icona del bon ton politico e fa il suo lavoro come si deve. Stupisce, invece, che il ruolo di moralizzatore lo faccia la comunità omosessuale italiana, a cui, a quanto pare, non va giù che gli autori del Gf abbiano inserito all’interno della Casa un gay dichiarato, Maicol, una ragazza con le fregole da maschiaccio, e un trans un po’ spocchioso ma sincero. Come è noto, il Gf non è un talk show e nemmeno un reportage, ma quanto di più squisitamente televisivo e commerciale si possa trasmettere sul piccolo schermo: mediocrità lessicale, modestia culturale, erotismo da caserma, pettegolezzo da bar, gossip da condominio. Tutti ingredienti, evidentemente, che aderiscono perfettamente alla società italiana e al pubblico televisivo, e che da sempre garantisco successo, visibilità, opinione, glamour. La tv risponde ad una regola ben precisa: raccontare cose verosimili è più intrigante e conveniente che raccontare la verità. D’altronde non è compito della tv popolare spacciare verità assolute, ma al contrario missione assoluta degli autori del Gf è iniettare all’interno dello show ingredienti umani che puzzino di vita, di società, di strada. Non importa che i modelli del Gf siano buoni o cattivi, credibili o no, perchè non spetta ad un programma tv educare e formare la personalità di un individuo, e nemmeno proporre esempi da seguire o da imitare. La tv intrattiene, monta la panna, semplifica, esorcizza, inventa e distrugge: è il suo bello, e la gente ha bisogno anche di questo. La gente urge di vite parallele, di sogni artificiali, di ambizioni semplici e moralità dissacrate. L’altro ieri il Direttore di Gay.it, Alessio De Giorgi, ha inviato una lettera al Gf sostenendo che Maicol non rappresenta tutti i gay che circolano fuori dalla Casa del Grande Fratello. Giusto! Ma nemmeno Luxuria, la Concia, Grillini e Cecchi Paone rappresentano dignitosamente i gay italiani, la maggior parte dei quali vive con sobrietà, pudore e semplicità la propria normalissima sessulità. Invece di prendersela con il Gf, non sarebbe il caso di fare autocritica e mandare nelle talk show “modelli” gay meno imbarazzanti, militanti, ideologici e retorici? Purtroppo la leggerezza è un valore poco praticato in Italia a tal punto da delegare al Gf compiti culturali da cui, fortunatamente, il reality show di sottrae con doveroso cinismo.

PIERO E LE MERAVIGLIOSE STRADE DELL’INFERNO TERRENO

nov 8

Dopo le stronzissime cronache di questi giorni sul Caso Marrazzo, sarebbe il caso di concentrarsi in punta di piedi su Piero e sulla sua smisurata e dolcissima voglia di sentirsi un uomo vivo e desiderato. Le ore e i giorni passati in quelle piccole stanze colme di piaceri “divini” e coiti interrotti sono il diario preciso e implacabile di una guerra coraggiosa ed epica: quella di un uomo contro se stesso, contro i propri desideri più profondi, e soprattutto contro la propria “imperfezione”, contro il pregiudizio degli “altri”, contro i regolarissimi e noiosi costumi sociali. Ognuno di noi, nella sua esistenza, sperimenta, come può, una lotta contro di sé, e spesso, quando non si è in grado di accettarsi davvero, ci si immerge con istinto animalesco in quel mare profondo dove le opposte forze della felicità e dell’ambizione producono onde anomale e mortali. Piero, nei suoi attimi di gioia pura e di ritrovata pienezza ormonale, ha volutamente perso quell’equilibrio normale e troppo perfetto che ci rende persone per bene solo all’apparenza, ma che violentemente ci trafigge l’anima. Piero, a suo modo, è un rivoluzionario: avrebbe voluto rinunciare al suo corpo e dimenticarsi di sé, ma ha preferito deviare il suo orgasmo in direzione eretta e perdersi, suo malgrado, nelle strade meravigliose dell’inferno terreno.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”

CHE IENE!

nov 1

Se è vero, come appare evidente a chi di piaceri semi-divini si è nutrito fino all’altro ieri, che il trans è un uomo che racconta a un altro uomo come deve essere una donna, tanto vale incarnarsi nella più audace figura del nostro immaginario e imparare in fretta a camminare sui tacchi. Tutto il resto verrà da sé, con la speranza di diventare in poco tempo delle autentiche e transessualissime iene.

di Pierluigi Diaco su “Il Foglio”


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