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Era una donna, ora è un trans “incinto”

Mar 28

DA WWW.CORRIERE.IT

OREGON (Stati Uniti) - L’incredibile storia che arriva dagli Stati Uniti ricorda vagamente il film «Junior» con Arnold Schwarzenegger e Danny DeVito, dove il primo rimane “incinto” a causa di un eccezionale quanto fantascientifico esperimento di fecondazione artificiale. Thomas Beatie dell’Oregon è però un transessuale, ora al quinto mese di gravidanza, e sarà il primo uomo a partorire, scrive la stampa Usa.

FOTO COL PANCIONE - Thomas Beatie, che un tempo era una donna, è apparso sull’ultimo numero di The Advocate, magazine americano rivolto soprattutto ai lettori gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Nell’articolo Beatie descrive la sua particolare situazione e una foto lo ritrae col pancione alla sua ventiduesima settimana di gravidanza. Per cambiare sesso anni fa Beatie si sottopose ad un intervento di rimozione del seno e alla terapia ormonale con iniezioni di testosterone. Non ha però voluto far asportare gli organi femminili e qualche mese fa ha voluto sospendere le sue iniezioni bimensili decidendo così di fatto di rimanere “incinto”. «La sterilizzazione non è un requisito fondamentale per la riassegnazione del sesso, così ho deciso di preservare il mio diritto a procreare», spiega. Una scelta derivata dal fatto che Nancy, la compagna di Thomas da 10 anni, non sarebbe stata in grado di portare a buon fine una gravidanza tanto desiderata, a causa di una grave endometriosi che l’aveva colpita in giovane età.

«LA GRAVIDANZA? È UNA SENSAZIONE INCREDIBILE» - Oggi la coppia piuttosto che adottare un bambino ha deciso di concepirne uno: «Sono transgender, legalmente uomo e sposato con Nancy», dichiara Thomas, dalle pagine della rivista americana. E la voglia di un bambino è stata più forte di tutti gli ostacoli che gli si sono presentati davanti: «Quando abbiamo deciso di avere un figlio, i nostri familiari sono rimasti choccati mentre molti medici ci hanno respinto. Per i vicini eravamo una coppia normale, ora non lo siamo più», dice, sostenendo che «desiderare un figlio non è una prerogativa femminile, ma fa parte dell’essere umano». Poi, un anno fa, con l’aiuto di un’inseminazione domestica (la gravidanza è stata resa possibile grazie ad una banca del seme, presso la quale la coppia ha acquistato alcune fialette di sperma) ecco reso possibile quello che per molti sembrava impossibile: «La gravidanza è una sensazione incredibile. Nonostante la mia pancia cresca giorno dopo giorno, io mi sento uomo e quando mia figlia nascerà, io sarò il padre e Nancy la madre». Il lieto evento è previsto per il mese di luglio.

CHI HA PAURA DEL “PRIVILEGIO” DELLA SOLITUDINE?

Gen 7

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Vi propongo una riflessione sul privilegio più raro dei nostri tempi: la solitudine. Un privilegio che ho conosciuto e che, oggi , conosco meno. Vi inoltro queste righe, scritte qualche tempo fa, perchè da quando ho incontrato l’amore, riesco finalmente a riconscere al mio passato la nobiltà delle sue solitudini. Discutiamone insieme…

di Pierluigi Diaco per “Il Foglio”
Noto con una punta di dispiacere mista a vanto che la solitudine fa paura di più a chi la riconosce che a chi la vive. Vedo persone, amici, conoscenti sorprendersi a dismisura per i miei solitari pasti in casa, per i viaggi senza accompagnatore, per le lunghe giornate di sesso occasionale senza amore, per il frigorifero semivuoto che sa riempirsi solo di bottiglie d’acqua e pesche bianche. Mi accorgo, infastidito talvolta, dell’effetto singolare che si procura al prossimo, quando la tua vita non riesce a dare risposte di buon senso a domande di ordinaria quotidianità.
Ma per chi , come me, è cresciuto nelle viscere dell’emergenza affettiva, ci sono solo domande straordinarie a bisogni spesso miserevoli e viziosi. Quindi vane sono le carezze e gli abbracci degli altri quando sono accompagnati da una dose significativa e riconoscibile di pietà, di consolazione, di affetto per la condizione solitaria a cui il Signore mi ha condannato. Cerco a volte così , aiutato dal buon umore che invece quasi mai mi abbandona, di prendere per mano l’altro, di solito scelto tra gli amici, per portarlo nel mio territorio, fargli mangiare le mie stesse caramelle, aiutarlo a controllare il vento con il mio e il suo respiro, mescolare medicine e canzoni con maliziosa logicità o ancora prescrivergli la solita ricetta per sedare l’anima quando il cielo è pieno di stelle che non vogliono brillare. La reazione è quasi sempre deludente, poiché gli amici sposati, fidanzati o tecnicamente accoppiati, guardano oramai con prudenza ai capricci del cuore e ai grilli per la testa di chi al contrario di loro ha imparato a bastarsi da solo, accudito quando serve solo da signore sui quaranta che amano accoglierti in casa mentre il giradischi suona un vecchio 33 giri di Tom Jobim.
Ma così è: il mio dentista, del resto, mi confida cose alquanto buffe da quando si è sposato e dal giorno in cui ha deciso di occuparsi con pazienza dell’estrazione a tappe dei miei quattro denti del giudizio, ha cominciato pure a chiedermi consigli su come abdicare per tornare da protagonista a cacciare in prosa. Con mezzo labbro gonfio dall’anestesia, lo invito così, neanche troppo per gioco, a venire
in bicicletta con me sotto il Tevere, là vicino al Gazometro, dove di prima mattina si incontrano ragazze del popolo malnutrite ma con un seno gonfio, enorme, generoso: insomma ragazze che hanno scelto di seguire il destino indiscutibile del loro seno.
Il dentista ascolta divertito, ma credo che la sola e scontata scelta che farà sarà quella di recarsi sulla solita via Salaria per prenderlo di fretta da un travestito di nome Elga.
In effetti beati i miei amici, e santo subito il mio dentista, tutti entrambi fanatici e transigenti, che si credono ribelli solo perché non pagano il prezzo della solitudine, ma solo quello del piacere carnale. Scemo io che non getto mai i mozziconi dei miei sigari nelle pozzanghere, perché o penso ai quei poveri diavoli che li raccattano, o con la testa sono già dall’altra parte, lassù, in cielo, a lasciarmi morire in pace.


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