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SONDAGGI E PREVISIONI A 6 GIORNI DAL VOTO DI LUIGI CRESPI

Apr 8

di Luigi Crespi.- Si apre l’ultima settimana prima del voto e a partire da oggi inizio una rubrica quotidiana dove senza violare la legge sulla par condicio cercherò di rappresentare gli scenari elettorali.
Vi sono alcune ragioni per le quali i sondaggi in questa tornata elettorale rischiano di essere uno strumento ad alta probabilità di errore, con questo intendo dire che lo strumento per sua natura misura la probabilità che un determinato fatto avvenga, ma le probabilità che questa misurazione sia particolarmente fallace in questa tornata elettorale si è moltiplicata in modo esponenziale.

I sondaggi si costruiscono su tre parametri fondamentali, le domande che si pongono al campione, (che sono ormai consolidate e non costituiscono elemento di variabile), l’elaborazione e la riparametrazione con le serie storiche e le regole con le quali il fatto sottoposto ad indagine demoscopia si deve verificare.

Questi fondamentali fattori, oltre ad altri necessari per la riuscita di un buon sondaggio, hanno subito in queste elezioni elementi di grande distorsione, analizziamoli.

Le regole con le quali il fatto sottoposto ad indagine demoscopia si deve verificare diventano elemento di grande problematicità, soprattutto per quanto concerne la legge elettorale, e soprattutto per l’attibuzione dei seggi al Senato.

Sono molti i partiti che nelle varie regioni, anche se a macchia di leopardo, possono o sono nella prossimità di raggiungere quota 8% e visto che la tornata elettorale non si sviluppa su due schieramenti e i soggetti politici che possono aspirare al superamento dello sbarramento si sono moltiplicati è evidente che questo determina un concatenarsi di probabilità, possibilità e calcoli tutti basati su dati marginali che rendono impossibile una previsione credibile sul Senato

In un sondaggio le domande che riguardano il futuro che vengono poste ad un campione rappresentativo di cittadini hanno lo stesso peso rispetto allo studio ed all’analisi delle serie storiche.

Nel 2006 ci siamo trovati di fronte allo stesso problema che ha generato molte differenze tra previsioni e dati reali ma era cambiata la legge elettorale.

Oggi le serie storiche servono a poco perché l’offerta politica è radicalmente cambiata.

Non ci sono due blocchi e la proposta politica che i partiti e schieramenti offrono agli elettori si è radicalmente modificata e questo rende particolarmente liberi gli elettori dai vincoli e dalle dinamiche elettorali abituali.

Insomma ammainate le vecchie bandiere e i vecchi simboli gli elettori non rispondono più per consuetudine al voto, ma tendono a farsi delle domande e questo rende fluido e talvolta imprevedibile il comportamento di alcune fasce dell’elettorato.

A tutto questo si aggiungono gli indecisi che in questa tornata elettorale non sono più numerosi del solito, ma è cambiata la loro natura perché si muovono con tre dinamiche differenti: i qualunquisti che alla fine o non vanno votare o si allineano con il resto degli italiani, gli indecisi di schieramento, cioè quelli che si collocano ad esempio nel centrodestra ma che non hanno deciso se votare PDL o Lega/MPA, ma tra questi ci sono anche coloro che non hanno ancora deciso se votare per lo schieramento di Berlusconi o La Destra di Storace e Santanchè e questo fenomeno è ancora più accentuato tra il PD, la Sinistra Arcobaleno e i Socialisti, e addirittura gli indecisi di sinistra non sanno se votare Sinistra Arcobaleno, Partito Comunista dei Lavoratori o la Sinistra Critica.

La terza categoria sono gli indecisi dell’antipolitica che non trovano collocazione con Grillo, e sono una parte di elettorato disilluso ed estremamente negativo.

Abbiamo parlato delle difficoltà dei sondaggi di misurare, ma questo mi fa anche prevedere una settimana di passione, lentezza negli scrutini, nelle proiezioni, decine di contestazioni ai seggi e quando finalmente sapremo chi ha vinto al nazionale cominceranno gli scrutini delle amministrative.

Insomma preparatevi avremo la prossima settimana densa di conti e polemiche, ma di questo avremo occasione di parlare domani in cui affronteremo il tema della rimonta del PD.

SONDAGGI A CONFRONTO: 5-9 PUNTI SEPARANO LE DUE COALIZIONI A 20 GIORNI DAL VOTO

Mar 25

 di Natascia Turato per WWW.CLANDESTINOWEB.COM

 Nel primo giorno di primavera il nostro consueto appuntamento con i sondaggi a confronto di questa settimana, ci consegna una situazione in generale non molto cambiata rispetto alla scorsa settimana: le due maggiori coalizioni separata da un minimo di 6,5 punti ad un massimo di 9.
Otto istituti a confronto sulle intenzioni di voto nazionali.

Il Popolo della Libertà va da un minimo del 35,5% ad un massimo del 41,0%, la Lega da un 4,1% ad un 6,5% e il Movimento per l’Autonomia dallo 0,4% all’1,5%, con la coalizione per Berlusconi Premier che si attesta sui dei dati che vanno dal 43,0% al 45,5%.

Sull’altro versante abbiamo il Partito Democratico che viene valutato da un minimo del 32% ad un massimo del 35% e l’Italia dei Valori dal 2,5% ad un 4,0% e la coalizione che sostiene Waltert Veltroni che oscilla tra un 36,0% ad un 38,4%.

L’Unione di Centro che sostiene Pierferdiando Casini va da un 5,5% ad un 7,0%, la Sinistra Arcobaleno per Bertinotti premier va da un 6,3% ad un 7,7%.

La Destra-Fiamma Tricolore insieme per la Santanchè il dato va dall’1,7 al 4,0% e per finire il Partito Socialista per Enrico Boselli va dallo 0,5% al 2,0%

ESCLUSIVA/DIACOBLOG. EKMA: INTENZIONI DI VOTO.

Gen 25

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DATI FORNITI DA EKMA. ANALISI DI LUIGI CRESPI

Si vota e i sondaggi acquisiscono in questa fase politica del nostro Paese una particolare importanza perchè, come ho già avuto spesso modo di dire, rispetto alle elezioni di due anni fa l’offerta politica odierna è quasi completamente cambiata. C’è il Partito della Libertà di Berlusconi, il Pd, la Destra di Storace, oltre alle varie Cose bianche, rosse, verdi, gialle e questo non potrà far altro che incidere sulle scelte dell’elettorato. Ma sono cambiati anche i rapporti tra le forze politiche: le polemiche violentissime tra Fini, Casini e Berlusconi non si può immaginare che non lascino traccia nella memoria degli elettori, come ancor più devastante ovviamente, è stata l’esperienza dell’Unione dove è improbabile che si potrà trovare ancora nella stessa coalizione Diliberto con Di Pietro o Dini. Quindi abbiamo sottoposto al nostro campione non il solito schema, ma uno più attuale, magari con qualche forzatura o interpretazione che aggiusteremo nel tempo, quando il quadro dell’offerta politica si chiarirà. Nessuno però faccia l’errore di guardare alle prossime elezioni politiche sia se ci saranno a marzo o a giugno, sia se si terranno con questa o qualsiasi altra legge elettorale con i parametri del passato. Nulla secondo me può essere dato per scontato ed al di là dei sondaggi, strumento di riflessione e valutazione dei cittadini nel momento in cui vengono proposti, io so che veramente in questa occasione potremmo trovarci di fronte a risultati clamorosi.
Ma veniamo ai dati del sondaggio:
la Cosa di Berlusconi raccoglie il 49,3% dei consensi ed è formata da Forza Italia/PdL al 28,0%, Alleanza Nazionale al 10,0%, Lega Nord al 7,0%, La Destra di Storace al 3,3% e con un 1,0% degli altri partiti della coalizione e di coloro che hanno dichiarato di votare per la coalizione ma non hanno deciso il partito.
La Cosa Bianca ha l’11% dei consensi e aggrega l’UDC al 3,0%, l’Italia dei Valori di Di Pietro al 3,8% e coloro che hanno dichiarato di votare per la Cosa Bianca ma non hanno deciso il partito, pari al 4,2%.
Il Partito Democratico ha il 26,4%.
La Cosa Rossa all’8% comprende Rifondazione Comunista al 3,0%, i Verdi all’1,2%, i Comunisti Italiani all’1,0%, la Sinistra Democratica allo 0,7% e coloro che hanno dichiarato di votare per la Cosa Rossa ma non hanno deciso il partito, pari al 2,1%.
Gli altri partiti: i Radicali all’1,8%, il Partito Socialista al 2,5% e l’Udeur allo 0,5%, gli altri partiti allo 0,5%.
Gli indecisi sono il 40,0%.
Dalla mera esposizione dei dati ci si rende conto di una certa dinamizzazione dei dati, ma come ben sappiamo le campagne elettorali sono in grado di controvertire i risultati, dobbiamo fare tesoro dell’esperienza che ha visto Berlusconi recuperare in campagna elettorale dieci punti in meno di due mesi, a riprova che servono per convincere gli elettori. Ma questa avrà tre protagonisti: da una parte Berlusconi che almeno in campagna elettorale ha dimostrato di essere sempre il più bravo, dall’altra c’è Veltroni, l’americano, che ha gettato tutte le premesse necessarie per impostare una campagna tutta sul rinnovamento e la novità, insomma cercherà di incarnare il modello Obama, ci riuscirà? Sara credibile? Convincente? L’altro protagonista sarà l’in-politica, difficilmente interpretabile da Veltroni e Berlusconi, e dove lo stesso Di Pietro dopo due anni di governo non è totalmente credibile. Sono quindi curioso di vedere cosa farà Beppe Grillo, come interpreterà questa campagna elettorale: sostenendo qualche candidato? Si limiterà a partecipare con le sue liste alle amministrative? O sarà un protagonista? E’ chiaro che Grillo non è più un comico, ha attaccato l’establishment politico a testa bassa e se la sua denuncia non si trasformerà in qualche modo, in qualche forma in un’offerta politica sarà derubricato come uno dei tanti abbaiatori alla luna che di tanto in tanto appaiono sul proscenio italiano.
E’ evidente che la mera osservazione dei sondaggi in questo momento dia la peggiore delle rappresentazioni ai partiti che appartenevano all’Unione e che il sondaggio fatto nelle ore precedenti alla rovinosa caduta del Governo consegna una rappresentazione che peggiore non può essere, ma qualcuno ci insegna che al peggio non c’è limite, quindi nelle prossime settimane con un’attenta osservazione dei trend e uno scenario politico più certo capiremo dove sta andando il nostro Paese.

CRISI DI GOVERNO: VERSO IL VOTO? NULLA E’ SCONTATO

Gen 23

di Luigi Crespi - da www.clandestinoweb.com

Prodi sta cadendo, è dal giorno in cui è stato eletto che sta cadendo, quindi ogni analisi e considerazione va fatta, per prudenza dopo che è caduto, perché ha avuto una capacità di resistenza addirittura sovraumana. Una cocciutaggine e un’ abilità a camminare sul bordo del precipizio che difficilmente sarà replicabile. Come sarà ricordata questa stagione Prodiana, l’unico che ha saputo guidare per due volte il centrosinistra alla vittoria contro Berlusconi? Perchè ricordiamo che sia Occhetto sia Rutelli nelle altre due occasioni sono usciti con le ossa rotte. Sarà ricordato come il governo meno amato del secondo dopoguerra italiano, un governo che in modo quasi ostinato ha sfidato l’opinione pubblica, non certo nel tentativo di creare un nuovo modello ma con un’ idea bizzarra che il “comunicare e farlo bene” fosse terreno dell’inganno, come se la capacità di rappresentarsi al meglio fosse un privilegio che caratterizza il berlusconismo, che tra l’altro da tempo incarna sempre peggio. Quindi guidati da un sacro fuoco, questi mesi di governo sono stati seminati di provocazioni, dichiarazioni e rappresentazioni che hanno sfidato l’opinione pubblica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, il governo Prodi rischia di defilarsi senza neanche l’onore delle armi. Sono altresì convinto che quando Prodi sarà uscito dalla griglia isterica della cronaca, il giudizio storico non potrà che essere migliorabile, infatti sul piano della capacità che questo Governo ha avuto nell’ intervenire sui conti pubblici gli renderà un pò di giustizia, ma ci vorrà tempo,. Vi ricordo che il Governo Berlusconi, che pure era arrivato alle Camere sulla scorta di un grande successo elettorale, ha chiuso nell’ultima fase con una crisi di consensi che solo l’avvento di Prodi ha saputo risanare e solo il suo sfilacciato governo è riuscito a fare rimpiange l’esecutivo precedente. Mastella è il simbolo di questa stagione, il simbolo negativo, il paradosso assoluto, un partito che fatica ad arrivare al 2 per cento, di fatto al pari di Di Pietro, è stato la vera croce nel petto di questo governo, ma la responsabilità non è sua, ma del sistema che costringe a sommare per vincere e di chi ha pensato che potesse amministrare la giustizia italiana. Il problema non è penale, come ho gia detto , credo che le indagini di Maffei siano infondate ed una vergogna per i tanti magistrati per bene del nostro paese. Invece il problema è politico, Mastella come Cuffaro sono i due simboli di una politica (legittima) ma antica, superata, fatta di potere, di gestione cinica del potere, fatta di controllo dei bisogni, di raccomandazioni e di poltrone che non servono certo ad affermare valori e principi ma semmai lobby ed interessi. Tutto questo oggi è insopportabile dall’opinione pubblica, anche perché storicamente questo modo di fare politica ha arricchito le clientele ma ha depauperato e saccheggiato (magari sempre legalmente) interi settori e territori del nostro paese, senza mai garantire un vero sviluppo che è potenzialmente nelle nostre possibilità. C’è chi è alla ricerca di un leader puro, un Obama, anche se i più in Italia si accontenterebbero di un Clinton o di un Giuliani qualsiasi. Non manca la domanda, è la risposta quella sbagliata. Veltroni, quando dice vado da solo al voto, va nella giusta strada, per creare nel tempo le condizioni di un nuovo patto con gli elettori senza ma e senza se, forse gli costerà una sconfitta, ma gli metterà di sicuro il futuro del paese nelle mani, a patto che non pensi che le sue scelte debbano essere speculari con Forza Italia, perché il partito di Berlusconi nel suo dna è una matrice opposta. Vedrete che il Partito delle Libertà o consimile non tarderà ad imbarcare Mastella e riproporlo agli italiani, magari insieme a Cuffaro, nel rispetto delle reciproche autonome identità, e dall’altra parte l’unico modo di evitare le lelezioni è quello di imbarcarsi con Casini e company che garantirebbero un governo istituzionale, cambiano i fattori senza modificare il risultato, allontanare ulteriormente la gente dalle logiche ciniche della politica politicante. Ma c’è il referendum e una campagna elettorale con relativo voto garantirebbe il rinvio a chissà quando del referendum, costringendo la gente ad andare a votare ancora per i partiti annzichè contro di essi. Ecco perché le elezioni sono e sembrano più vicine, anche perché i sondaggi in questo momento , tutti danno 10/15 punti di vantaggi a Berlusconi, ma Berlusconi se si presentasse con Casini e Fini non sarebbe credibile, è lui che ha smontato la CDL, e poi Fini non è compatibile con Storace e Casini non è compatibile con Mastella quindi l’opzione elettorale del cavaliere è difficile da essere costruita e se lo fa sulla base di un vecchio schema rischia di trovarsi a rosolare sulla griglia del dissenso come è capitato a Prodi. Dall’altra parte è chiaro che i sondaggi vanno letti e vanno messi in relazione ad una campagna elettorale, e Veltroni ha in se la capacità e la possibilità seppur minima di recuperare buona parte della distanza che lo separa da FI ed annessi. La partita è complessa, ma il voto pare essere la cosa che conviene a tutti meno che a quelli che hanno costruito il proprio potere senza avere i voti.


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